*Articolo di Silvano Danesi
9 maggio 2026 – ore 16:00 – Il voto affossa i laburisti e fa volare Farage – Un segnale di fine corsa per il Vecchio Continente. Nelle elezioni amministrative inglesi il Labour ha subito una sconfitta epocale, che indica la fine della leadership che ha segnato questi anni di rapporti con l’Europa e con la guerra in Ucraina. Il voto avrà effetti sui rapporti con gli Usa, con l’Unione Europea e con le isterie dei Paesi baltici. Il vincitore è chiaro: Nigel Farage. Lo sconfitto è ancor più chiaro: Keir Starmer. Ma, a cascata, risultano sconfitti anche l’alleanza tra Macron e Starmer, la Dichiarazione di Northwood tra Francia e Regno Unito e i Volenterosi. Il voto inglese, che segue i terremoti politici in Ungheria, Romania e Bulgaria, è un chiaro avvertimento al Partito Popolare Europeo che, se non si affretterà a cambiare alleanze, rischierà di essere travolto assieme ai socialisti, ritenuti i principali responsabili della crisi ormai profonda del Vecchio Continente.
In Germania AfD ha superato la CSU e la candidatura di Jean-Luc Mélenchon alle presidenziali francesi toglie ogni speranza a Emmanuel Macron e ai suoi sodali di contrastare il candidato della Le Pen.
Il Vecchio Continente svolta a destra, mentre Bruxelles appare sempre più come un fortino isolato, prigioniero di ideologie folli e di alleanze scadute, come quella con la finanza internazionale, che, essendo fluida come l’acqua, ha già trovato altri alvei nei quali riversarsi.
Il partito del premier inglese ha perso anche in Galles, tradizionalmente laburista. Una disfatta.
Il verdetto espresso, in controluce, da metà della popolazione del Regno Unito nelle elezioni amministrative ha sancito, in termini devastanti, la batosta attesa dal Partito laburista del primo ministro e ha premiato più di tutti la destra trumpiana e anti-immigrazione di Reform UK, determinando un terremoto senza precedenti rispetto ai residui equilibri politici secolari dell’isola.
Reform UK di Farage celebra un risultato epocale, emergendo come forza dominante della destra e sottraendo voti soprattutto nelle aree deindustrializzate. I Verdi guadagnano terreno a sinistra, mentre i Conservatori resistono relativamente meglio, pur perdendo consensi.
Le elezioni hanno riguardato 136 consigli locali in Inghilterra, per oltre 5.000 seggi consiliari, e sei sindaci eletti direttamente.
I conteggi sono ancora in corso, con circa 107 consigli su 136 già dichiarati o in fase avanzata di scrutinio, mentre i risultati completi sono attesi entro oggi. Si votava anche per i parlamenti di Scozia e Galles.
I risultati parziali del Parlamento scozzese, composto da 129 seggi complessivi e con maggioranza fissata a 65, delineano la seguente situazione:
SNP (Scottish National Party): 55 seggi (-5 circa)
Conservatori: 9 seggi (-7 circa)
Labour: 8 seggi (+1 circa)
Liberal Democrats: 7 seggi (+3 circa)
Scottish Greens: 7 seggi (+3 circa)
Reform UK: 5 seggi (+5, nuovo ingresso).
Per il Parlamento gallese (Senedd), composto da 96 seggi totali e con maggioranza fissata a 49, a risultati ormai quasi completi si assiste a un crollo storico del Labour, con Plaid Cymru primo partito e un forte exploit di Reform UK.
Questa la situazione:
Plaid Cymru: 43 seggi (+20)
Reform UK: 34 seggi (+34)
Labour: 9 seggi (-35)
Conservatori: 7 seggi (-22)
Green: 2 seggi (+2)
Liberal Democrats: 1 seggio (+1)
Con la probabile fine politica di Starmer, il Regno Unito si riallinea agli Stati Uniti d’America, mentre perdono significato e forza gli accordi con la Francia, a cominciare dal coordinamento dei deterrenti nucleari, presupposto di una sorta di asse anglo-francese destinato a sostituire quello franco-tedesco, ormai sfasciato.
Nigel Paul Farage, nato il 3 aprile 1964 a Farnborough, nel Kent, è un politico britannico, leader di Reform UK, già Brexit Party, e deputato alla Camera dei Comuni per il collegio di Clacton dal 2024.
Ex leader dell’UKIP (UK Independence Party), Farage ha guidato il partito in due distinti periodi, dal 2006 al 2009 e dal 2010 al 2016. È stato inoltre uno dei principali protagonisti della campagna per la Brexit nel referendum del 2016.
Nigel Farage ha una relazione storica e molto stretta con Donald Trump, definita spesso una vera e propria “bromance” politica, basata su affinità ideologiche come il sovranismo, l’anti-establishment e il parallelismo tra Brexit e trumpismo. Farage è stato uno dei primi leader stranieri a sostenere apertamente Trump e a incontrarlo dopo la vittoria del 2016.
Farage ha sostenuto Trump in diverse campagne elettorali, nel 2016, nel 2020 e nel 2024. Lo ammira e lo definisce coraggioso; ha spesso affermato che la sua rielezione sarebbe “vitale” per la pace mondiale. Trump, dal canto suo, ha lodato Farage come figura chiave della Brexit.
Farage è inoltre un sostenitore della “relazione speciale” tra Regno Unito e Stati Uniti ed è favorevole a un’alleanza forte con Washington.
Per l’Unione Europea guidata da Ursula von der Leyen il segnale appare come quello di una fine corsa.
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