8 maggio 2026 – ore 11:00 – Non c’è Italia senza cinema, la lettera aperta firmata dai professionisti del settore audiovisivo italiano ha fatto il giro della nazione, arrivando all’attenzione di presidente Sergio Mattarella. Durante la cerimonia di presentazione dei candidati ai Premi David di Donatello 2026, tenutasi il 5 maggio al Palazzo del Quirinale, Piera Detassis, presidente e direttrice artistica della Fondazione Accademia del Cinema Italiano, ha letto in diretta su Rai Uno un estratto della lettera firmata dalle associazioni di categoria del settore cinema e audiovisivo, in rappresentanza di oltre 120mila lavoratori e lavoratrici.
L’appello ha segnato un nuovo passaggio nella mobilitazione avviata nelle scorse settimane con la petizione, promossa dal Coordinamento Autori e Autrici, di cui fanno parte 100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC e WGI: al centro della protesta c’è la denuncia di una riduzione delle risorse destinate alla creatività nazionale e, parallelamente, di un rafforzamento degli incentivi pensati per attrarre produzioni straniere in Italia. Una questione divisiva, perché i fondi riservati all’industria internazionale servirebbero a rendere l’Italia più competitiva, ma è giusto privilegiare questo scenario a scapito di un’intera filiera che conta imprese, troupe, maestranze, servizi, sale, festival, e che sostiene la sua parte di economia italiana creando lavoro, ricchezza e occupazione? Uno sguardo ai numeri può offrire un’immagine più chiara, dato che come stabilito dalla legge di legge di bilancio 2026, la dotazione del fondo sarà di 610 milioni € per il 2026 (rispetto ai 696 del 2025) e verrà ridotta a 500 milioni nel 2027, mentre una quota crescente di 100 milioni € è stata destinata agli incentivi fiscali per attrarre produzioni internazionali.
È in questo contesto che la lettera letta al Quirinale qualche giorno fa assume un valore politico e simbolico più ampio. “I governi si alternano, il cinema resta. Ha un respiro più lungo, una memoria più profonda” così cita Piera Detassis. “Per questo chiediamo ancora una volta, e con una voce sola, che il confronto con le istituzioni sia reale, aperto e costruttivo. Un confronto che eviti che ogni segnale di allarme si trasformi in uno scontro ideologico, e si concentri sul trovare insieme al più presto regole condivise per garantire la stabilità e l’equilibrio dei sostegni pubblici al settore, e soprattutto la dignità di tutti i lavoratori e le lavoratrici che ne fanno parte. Perché non c’è Italia senza Cinema”. La lettera, prima ancora di rivendicare fondi, promuove il riconoscimento di una comunità professionale spesso fragile e discontinua: sceneggiatori, registi, compositori, adattatori, attori, artisti dell’animazione e degli effetti speciali, tecnici, maestranze, esercenti cinematografici, operatori e organizzatori di manifestazioni. Professionisti e professioniste che, si legge nel testo, continuano a misurarsi con tutele insufficienti, contratti non aggiornati e assenza di certezze su diritti fondamentali come disoccupazione, congedo parentale, malattia e pensione.
La stessa instabilità, secondo le associazioni, riguarda anche produttori e produttrici, chiamati a lavorare dentro un quadro di risorse mutevoli e normative in continua evoluzione. Da qui la richiesta di regole condivise e di un sistema più equo, più ascoltato e più sostenuto, capace di rimettere al centro non soltanto la dimensione finanziaria dell’audiovisivo, ma anche quella creativa, culturale e sociale. Le preoccupazioni del settore sono state riconosciute dal presidente Mattarella, che nel discorso ufficiale in chiusura della cerimonia, si è aperto alla necessità di un punto d’incontro. “Ho ricevuto e letto anch’io con vero interesse un documento delle associazioni del settore cinema e audiovisivo” ha detto. “Sono certo, anche avendo ascoltato le parole del Ministro Giuli, che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze”.
Articolo di Agata Cragnolin


