L’ira di Bruxelles sulla sospensione americana delle sanzioni anti-petrolio russo

14.03.2026 – 7.30 – L’ira di Bruxelles sulla sospensione delle sanzioni anti-petrolio russo introdotta da Donald Trump. All’indomani della decisione del presidente americano, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha reagito su X: «La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante poiché incide sulla sicurezza europea. Aumentare la pressione economica sulla Russia è decisivo affinché accetti negoziati seri per una pace giusta e duratura. Indebolire le sanzioni aumenta le risorse della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina». L’alto rappresentante della Politica Estera Ue, Kaja Kallas, ha detto in un’intervista al Financial Times: «Gli Usa sono stati molto chiari. Vogliono dividere l’Europa. Non amano l’Unione europea. L’approccio di Washington rispecchia le tattiche utilizzate dai nostri avversari. È una relazione molto complicata quella che abbiamo. Se si leggono la strategia di sicurezza nazionale e la strategia di difesa nazionale, penso che non ci dovrebbero essere illusioni. Abbiamo bisogno di acquistare dall’America perché non abbiamo le risorse, le possibilità o le capacità di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo dobbiamo anche investire nella nostra industria della difesa, per non mettere tutte le uova nello stesso paniere».

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che dal suo punto di vista non esiste alcuna giustificazione per revocare le sanzioni contro la Russia, che Mosca si sbaglia pensa che la guerra in Iran possa offrirle una tregua, ma ha anche sottolineato la natura limitata e temporanea della deroga statunitense di 30 giorni. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz a sua volta ha affermato che qualsiasi mossa per allentare le sanzioni contro la Russia è sbagliata: «Ancora una volta riteniamo che sia sbagliato. Attualmente esiste un problema di prezzo ma non di quantità. Perciò vorrei sapere quali altri motivi abbiano portato il governo americano a prendere questa decisione». Un portavoce del primo ministro britannico Keir Starmer ha detto ai giornalisti: «È ovviamente una decisione degli Stati Uniti ma la nostra posizione è chiara. Tutti i partner dovrebbero mantenere la pressione ⁠sulla Russia e sul suo forziere di guerra». Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky la decisione degli Usa «non aiuta». Positiva invece la reazione di Mosca. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato con i giornalisti che dal suo punto di vista la mossa degli Stati Uniti è finalizzata a stabilizzare i mercati energetici mondiali: «Da questo punto di vista, i nostri interessi coincidono», ha osservato. Secondo la Reuters, la scelta riflette le preoccupazioni della Casa Bianca per l’aumento dei prezzi globali del petrolio ai danni di imprese e consumatori statunitensi in vista delle elezioni di medio termine di novembre 2026. Al contempo la deroga alle sanzioni è stata introdotta dopo una telefonata tra i due presidenti, Donald Trump e Vladimir Putin, il 9 marzo 2026, e successiva visita negli Stati Uniti dell’inviato speciale russo per l’economia Kiril Dmitriev per discutere dell’attuale crisi energetica con una delegazione statunitense che includeva l’inviato speciale e il genero di Trump, Steve Witkoff  Jared Kushner. Per Dmitriev, la deroga riguarderebbe 100 milioni di barili di greggio russo, pari a quasi un giorno di produzione globale.

[l.g.]

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