Carso tra Italia e Slovenia, il progetto Ero-STOP contro l’erosione del suolo

07.03.2026 – 10.00 – Il Carso non frana all’improvviso. Spesso il processo è lento e quasi invisibile: il terreno che si sgretola, l’acqua che scava solchi, un muro a secco che cede, un terrazzamento abbandonato che perde stabilità. È proprio su queste dinamiche, che nel tempo possono trasformarsi in dissesto idrogeologico, che si concentra Ero-STOP – Approcci avanzati e sostenibili alla prevenzione dell’erosione del suolo, il progetto europeo finanziato dal programma Interreg VI-A Italia-Slovenia presentato lo scorso 3 marzo 2026 nella Sala Consiglio del Municipio di Duino Aurisina. L’incontro, aperto dai saluti del vicesindaco, ha messo a confronto tecnici e ricercatori impegnati nello studio dell’erosione nei territori di confine tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, dove il tema riguarda non solo la stabilità del suolo ma anche la sostenibilità delle attività agricole e la gestione del paesaggio. Il progetto nasce dall’esigenza di affrontare un problema che il cambiamento climatico sta rendendo sempre più evidente: la concentrazione delle piogge in periodi brevi e gli eventi meteorologici estremi accelerano i fenomeni erosivi, soprattutto nelle aree rurali e collinari. In questo contesto, i territori del Carso e delle zone collinari slovene rappresentano un laboratorio naturale dove studiare i processi che portano all’erosione e individuare strumenti di prevenzione condivisi tra i due Paesi.

A partire dalla realtà locale è intervenuto Gianluca Bettelle, referente dell’Erosion Control Group e tecnico dell’ufficio urbanistica del Comune di Duino Aurisina, che ha spiegato come la vulnerabilità di alcuni tratti della costiera sia legata prima di tutto alla composizione geologica del territorio. La fascia più fragile della costa è costituita da flysch, una successione di arenarie e marne che, rispetto al calcare tipico del Carso, presenta una maggiore instabilità e una maggiore sensibilità all’azione dell’acqua. In queste aree i fenomeni di frana, smottamento e ruscellamento sono noti da tempo e si intrecciano con altri fattori: la presenza della strada costiera, alcuni manufatti realizzati decenni fa e l’edificazione avvenuta negli anni Cinquanta e Sessanta, spesso in un contesto urbanistico meno regolato di quello attuale.

Bettelle ha ricordato che il Piano regolatore comunale ha già recepito questa situazione di rischio introducendo norme specifiche per la gestione della fascia costiera, individuata come area agricola di controllo dei caratteri del paesaggio. In questo contesto sono consentiti interventi di difesa del suolo e opere di regolazione idraulica, mentre anche la costruzione dei muretti di contenimento è regolata con criteri precisi, privilegiando materiali locali come la pietra calcarea o l’arenaria e tecniche costruttive compatibili con il paesaggio. Secondo Bettelle, uno dei problemi più evidenti oggi è l’abbandono dei terrazzamenti, i cosiddetti pastini, che negli anni Sessanta erano coltivati e mantenuti con continuità mentre oggi risultano spesso invasi dalla vegetazione. Quando il territorio perde questo presidio umano, ha osservato, aumenta anche l’instabilità dei versanti. Per questo tra le possibili soluzioni indicate c’è il ritorno a una gestione attiva dei terreni, favorendo l’integrazione tra attività agricole e turismo sostenibile e sostenendo gli agricoltori attraverso strumenti di finanziamento e una maggiore collaborazione tra amministrazioni, imprese e enti regionali.

Il quadro scientifico è stato approfondito dal geologo Giulio Lauri, che ha ricordato come l’erosione rappresenti spesso il primo stadio di fenomeni più gravi di dissesto idrogeologico: a differenza delle frane, che coinvolgono grandi volumi di terreno, l’erosione interessa gli strati superficiali del suolo e si sviluppa lentamente, ma nel tempo può innescare instabilità più estese. Difendere il suolo dall’erosione non significa quindi soltanto prevenire frane o alluvioni: significa anche preservare la fertilità dei terreni agricoli, la biodiversità, la qualità delle acque e la capacità dei suoli di immagazzinare carbonio, elementi fondamentali anche nella lotta al cambiamento climatico. Nel suo intervento il geologo ha posto l’attenzione anche sull’aspetto legislativo. L’analisi svolta nell’ambito del progetto ha preso in esame decine di provvedimenti statali e regionali che riguardano la difesa del suolo e il dissesto idrogeologico, dimostrando come in Italia esista già un quadro normativo molto ampio, in cui rientrano la storica normativa sul vincolo idrogeologico, il testo unico ambientale e i piani di assetto idrogeologico. Il problema, secondo Lauri, non è tanto l’assenza di leggi quanto la loro frammentazione e la difficoltà di applicare politiche realmente preventive.Da qui l’ipotesi di arrivare a un quadro normativo più organico, come un testo unico dedicato all’erosione del suolo, e soprattutto di rafforzare strumenti di pianificazione preventiva come i piani di bacino e le mappe di suscettibilità all’erosione, che permetterebbero di individuare le aree più fragili prima che si trasformino in emergenze.

Una parte delle proposte riguarda direttamente il mondo agricolo. Lauri ha sottolineato come la presenza dell’agricoltore rappresenti spesso il principale presidio del territorio, perché dove il terreno viene coltivato e curato i fenomeni erosivi tendono a essere controllati. Per questo il progetto propone di incentivare pratiche agricole conservative e rigenerative, già promosse a livello europeo, e di sostenere il recupero dei terrazzamenti, che storicamente rappresentano uno dei sistemi più efficaci per ridurre l’erosione sui versanti inclinati. Non mancano però le difficoltà pratiche: gli agricoltori segnalano spesso la complessità delle norme tecniche e la difficoltà di intervenire rapidamente per riparare muri a secco o migliorare l’accessibilità dei terrazzamenti. Tra le soluzioni discusse figurano quindi la creazione di piccole vie di accesso, piazzole di manovra per i mezzi agricoli e sistemi per facilitare l’approvvigionamento di acqua e materiali locali.

A chiudere la presentazione è stato l’ingegnere Agostino Tomasi, responsabile dell’area patrimonio e manutenzioni del Comune di Duino Aurisina e referente del progetto per l’amministrazione. Tomasi ha ricordato che Ero-STOP è ormai nella fase finale e che molte delle attività previste sono già state completate, tramite il coinvolgimento, dal 2024 ad oggi, di diversi partner tra Italia e Slovenia, tra cui enti di ricerca e istituzioni locali, con l’obiettivo di sviluppare linee guida tecniche, analisi normative e interventi pilota in aree particolarmente esposte all’erosione. Tra i risultati più significativi c’è la creazione di un gruppo di esperti transfrontalieri che continuerà a operare anche dopo la conclusione del progetto, offrendo supporto tecnico e promuovendo soluzioni condivise per la prevenzione dei fenomeni erosivi, con l’obiettivo che queste potranno tradursi in interventi concreti sul territorio.

[a.c.]

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