Sotto l’Italia: la mappa segreta dei bunker antiatomici tra memoria e futuro

04.03.2026 – 11.00 – un’Italia sotterranea quella che emerge quando si scopre che sotto i nostri piedi, spesso ignari, esistono ramificazioni di cemento, ferro e storia che raccontano una nazione preparata, almeno a un certo punto, all’ipotesi estrema di una guerra nucleare. A pensarci la si potrebbe credere fantascienza, ma la realtà che la storia si è ritrovata a dover affrontare è in parte ancora concreta. I bunker antiatomici in Italia sono testimoni di epoche di tensione internazionale e, oggi, luoghi che possono dirci molto su come si pensava la difesa civile e militare in caso di conflitto atomico.

Il più famoso di tutti è senza dubbio il West Star, scavato sotto il monte Moscal ad Affi, in provincia di Verona. Nato nei primi anni Sessanta nel pieno della Guerra Fredda, questa colossale struttura sotterranea di oltre 13.000 metri quadrati è stata per decenni il bunker antiatomico più grande d’Italia, progettato per ospitare fino a 500 persone tra personale militare e civile e resistente a esplosioni fino a 100 chilotoni. Per intenderci, cinque volte più potente dell’ordigno sganciato su Hiroshima nel 1945. Il West Star oltre ad essere un rifugio era la sede protetta di comandi NATO, il centro strategico occidentale in caso di escalation globale.

Qui vicino sorge il bunker di Monte San Michele a Cavaion Veronese e quello di Grezzana, codificati come supporto operativo durante la stessa epoca e legati alle attività della NATO sul territorio italiano.

Anche a Trieste, città  sospesa per anni tra blocchi contrapposti, sono custoditi frammenti di questa storia. Nel sottosuolo urbano sopravvivono rifugi e ambienti protetti realizzati tra la Seconda guerra mondiale e le prime fasi della Guerra Fredda, adattati in parte anche a scenari antiatomici, come il Kleine Berlin, il complesso di gallerie antiaeree scavato nel colle di Scorcola e oggi tra i più noti percorsi sotterranei cittadini. In una città che fino al 1954 è stata Territorio Libero e poi osservatorio sensibile sull’Est europeo, la presenza di spazi protetti era pura prudenza geopolitica. Alcuni di questi ambienti oggi sono visitabili in occasioni speciali, e camminarci dentro implica di attraversare di persona il clima di un’epoca in cui la linea tra pace armata e conflitto aperto sembrava sottilissima.

Verso sud, immerso nella storia più antica, il Bunker di Soratte testimonia un’evoluzione affascinante. Scavato inizialmente negli anni Trenta e ampliato durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne poi parte integrante delle difese antiatomiche italiane e alleate durante la Guerra Fredda. Se oggi è una sorta di museo underground aperto a visite guidate, per decenni fu uno dei segreti più gelosamente custoditi dello Stato italiano. Una città del sottosuolo, creata per proteggere dalle bombe convenzionali e dal fallout nucleare. Tutto grazie a lunghi tunnel, sistemi di filtrazione e sale tecniche resistenti a gravi attacchi.

A parte le grandi installazioni militari, in città come Milano centinaia di rifugi antiaerei e bunker realizzati tra le due guerre e durante la Guerra Fredda punteggiano il sottosuolo urbano. Rifugi come il celebre rifugio 87, sotto scuole e quartieri, ricordano la mobilitazione civile per la protezione della popolazione.

Questa mappa sotterranea, che include anche rifugi più piccoli disseminati in varie regioni, racconta un’Italia che ha vissuto le minacce nucleari come una possibile realtà fino a pochi decenni fa. Oggi, con la crisi geopolitica tra Iran e Israele e delle tensioni nucleari globali, il valore di queste strutture è soprattutto simbolico, ma non per questo irrilevante: mostrano come, in passato, si fosse disposto tempo, tecnologia e risorse per pensare a piani di difesa collettiva in scenari estremi, e offrono spunti per riflettere su come proteggere la popolazione civile in situazioni di crisi internazionale, senza spingere l’immaginazione oltre l’orizzonte dei fatti.

Ciò che differenzia oggi l’Italia da paesi come la vicina Svizzera, che conta centinaia di migliaia di rifugi integrati nel tessuto civile e in continua manutenzione, è l’assenza di una rete di rifugi antiatomici capillare e aggiornata. È un’eredità storica piuttosto che un sistema attivo di protezione, ma rimane una testimonianza vera della capacità umana di prepararsi contro l’incerto futuro, facendo dell’Italia un crocevia di storie sotterranee e di progettualità bellica che continuano ad affascinare e a far riflettere.

[e.c.]

 

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