15.05.2019 – 14.15 – Con una recente decisione, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino del Gambia, in Italia dal 2015, che chiedeva la protezione internazionale o umanitaria (ordinanza n. 10226 dd. 11.04.2019).
Il richiedente ha raccontato di essere dovuto scappare dall’Africa e di non potervi fare ritorno, a causa di un conflitto con gli zii paterni, affetti da vampirismo. Di notte, infatti, i parenti vampiri si presentavano nella sua stanza per succhiargli il sangue e causarne, a poco a poco, la morte. Il primo ad essersi occupato della questione è stato il Tribunale di Milano che, però, non si è dimostrato disponibile ad accogliere la richiesta del gambiano. Il Tribunale, con decreto del 2018, ha ritenuto inverosimile la natura vampiresca degli zii e, pertanto, ha escluso che ci fosse una situazione di vulnerabilità tale da giustificare la protezione internazionale. Il ricorrente, però, non si è dato per vinto e, prima di affidare la propria protezione ad una corona d’aglio, ha impegnato nuovamente i giudici italiani sottoponendo il proprio caso alla Corte di Cassazione. Egli critica la decisione del Tribunale poiché non tiene conto che “la narrazione aveva una sua logica e si riferiva a vicende che realmente si verificano in Gambia”. Ma la Corte di Cassazione trova un’altra spiegazione ragionevole e ritiene che la presunta vittima degli attacchi notturni soffrisse di incubi. Nemmeno il fatto che gli zii, di giorno, si comportassero normalmente, limitando gli attacchi ad ore notturne, quando infatti i vampiri colpiscono, viene ritenuto sufficiente ad accogliere la domanda di protezione internazionale. In conclusione, dopo vari gradi di giudizio, la protezione internazionale dal vampirismo viene definitivamente negata. E non è uno scherzo.


