Inflazione e rincari, stangata sulla tavola: in quattro anni cibo più caro del 25%

17.01.2026 – 17.40 – Il caro vita continua a pesare in modo significativo sui bilanci delle famiglie italiane e in particolare su quelle del Friuli Venezia Giulia. A lanciare l’allarme è il Movimento Difesa del Cittadino FVG (MDC FVG), che ha analizzato i dati Istat relativi all’andamento delle vendite al dettaglio nel 2025, evidenziando una crescita dei prezzi che, soprattutto nel comparto alimentare, ha superato di gran lunga l’inflazione media. Secondo l’Osservatorio dell’associazione, a dicembre 2025 il tasso medio di inflazione si è attestato all’1,2%, portando la media annua all’1,5%, in aumento rispetto all’1% del 2024. Un dato che, tuttavia, non restituisce appieno la reale pressione sui consumi, poiché alcuni settori mostrano rincari più marcati. Tra questi, quello che desta maggiore preoccupazione è l’alimentare. Nel corso del 2025 i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche sono aumentati del 2,9%, quasi il doppio rispetto al tasso medio di inflazione, con gli alimentari non lavorati che hanno segnato un +3,4%. In termini concreti, ciò si traduce in una spesa aggiuntiva stimata in circa 235 euro annui per una famiglia con un figlio e in 265 euro per un nucleo con due figli, limitatamente all’acquisto di cibo e bevande.

In crescita anche i prezzi dei servizi ricettivi e della ristorazione, che su base annua hanno registrato un aumento del 3,4%, a conferma di come i rincari abbiano interessato l’intero comparto turistico nel corso dell’ultimo anno. A pesare maggiormente, secondo MDC FVG, è però l’andamento di lungo periodo dei prezzi alimentari. Dal 2021 a oggi, evidenziano i dati Istat, il costo dei beni alimentari è aumentato complessivamente del 24,9%, a fronte di un incremento dell’indice generale dei prezzi al consumo pari al 17,3%. Una forbice che, in quattro anni, ha inciso in modo rilevante sulle abitudini di spesa delle famiglie. “Nel 2025, per molti prodotti, i rincari sono stati a due cifre e hanno modificato profondamente i comportamenti dei consumatori”, sottolinea il segretario regionale di MDC FVG, Dino Durì. “Sempre più famiglie riducono le quantità acquistate o rinunciano alla qualità, con effetti evidenti anche sul piano sociale”.

Secondo le stime dell’associazione, l’aumento dei prezzi alimentari equivale oggi a una stangata di oltre 1.400 euro l’anno per la famiglia tipo rispetto al 2021, cifra che sale a più di 1.900 euro annui nel caso di un nucleo con due figli. Il risultato è un impoverimento progressivo dei consumi. Una famiglia su tre, rileva MDC FVG, ha tagliato la spesa alimentare, mentre cresce il ricorso ai discount, che tra il 2021 e il 2025 hanno aumentato le vendite del 24,3%, segnale di una difficoltà ormai strutturale. In questo contesto si inserisce l’indagine conoscitiva avviata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) sul ruolo della Grande distribuzione organizzata (GDO) nella filiera agroalimentare. Un’iniziativa accolta positivamente dall’associazione dei consumatori.

“Valutiamo con favore l’intervento dell’Antitrust – afferma il presidente di MDC FVG, R. G. Englaro – soprattutto alla luce della crescente distanza tra inflazione generale e inflazione alimentare. È necessario fare piena luce sulle dinamiche di formazione dei prezzi”. L’indagine dell’AGCM punta infatti ad approfondire diversi aspetti critici, tra cui il potere di acquisto delle catene della GDO, anche attraverso forme di aggregazione come cooperative, centrali e supercentrali; i rapporti contrattuali con i fornitori, inclusi i costi legati ai servizi di vendita e promozione (trade spending); e il peso crescente dei prodotti a marchio del distributore (private label), che incidono direttamente sulla concorrenza e sui prezzi finali al consumo. Di fronte a una situazione definita “non più sostenibile”, i consumatori chiedono interventi concreti. MDC FVG e le associazioni aderenti al Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU) sollecitano misure sia sul piano legislativo sia sul fronte dei controlli.

Tra le proposte avanzate figurano il rafforzamento dei poteri della Commissione di allerta rapida sui prezzi, l’estensione del monitoraggio a un carrello della spesa più ampio, l’introduzione di fondi di sostegno per i nuclei familiari in difficoltà e interventi mirati contro la shrinkflation, ovvero la riduzione delle quantità dei prodotti a parità di prezzo. Sul piano fiscale, l’associazione chiede inoltre la rimodulazione dell’Iva sui beni di largo consumo, che potrebbe garantire un risparmio stimato in oltre 500 euro annui per famiglia, lo scorporo delle accise dall’Iva sui carburanti e lo spostamento degli oneri di sistema delle bollette elettriche nella fiscalità generale. Un pacchetto di misure che, secondo MDC FVG, appare ormai indispensabile per arginare l’erosione del potere d’acquisto e restituire stabilità ai consumi delle famiglie, in un quadro economico ancora segnato da forti tensioni sui prezzi.

[f.v.]

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