11.01.2026 – 8.30 – Capita sempre più spesso di arrivare alle casse spingendo un carrello semivuoto, uscire dal supermercato trasportando borse piuttosto leggere e chiedersi, dando un’occhiata perplessa allo scontrino, il perché di un conto più salato del previsto. I prezzi, rispetto al passato, sembrano essere lievitati, ma non è soltanto un’impressione: è la realtà di un caro spesa che, secondo le previsioni, renderà il 2026 un’annata particolarmente impegnativa per le famiglie italiane. Le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori parlano chiaro: l’impatto medio dei rincari sfiorerà i 672 euro annui per nucleo familiare, aggravando un quadro già reso critico dagli aumenti registrati negli ultimi anni. Nel 2026, il boom di aumenti riguarderà diversi settori, dal comparto alimentare ai trasporti, dalle assicurazioni auto ai servizi quotidiani. Tra i fattori più impattanti si cita l’aumento delle polizze RC auto, assieme alla nuova tassa sui pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra UE. Perlomeno, una buona notizia c’è: le bollette di luce e gas dovrebbero diminuire nel corso dell’anno, garantendo ai cittadini un risparmio stimato di circa 333 euro annui.
Nonostante questa piccola consolazione, il 2026 si preannuncia foriero di rincari diffusi, specialmente per quanto riguarda il settore alimentare: il costo della spesa crescerà di 386 euro all’anno, un aumento pari al 4,8%. Tale dinamica, purtroppo, non risparmia il Friuli Venezia Giulia: i dati Istat di novembre mostrano un calo dei volumi di vendita dei beni alimentari, a fronte di una spesa cresciuta dell’ 1,3%. In parole povere, si compra di meno e si spende di più. Alcuni prodotti in particolare hanno subito i rincari più significativi: il caffè vola al +20%, il cioccolato al +18%, mentre carne bovina, uova, formaggi e pesce segnano incrementi tra il 4% e l’8%. Al caro spesa si sommano gli aumenti nei settori delle assicurazioni auto (+8,8%) e dei trasporti (+2,8%), contribuendo a un ulteriore appesantimento dei bilanci familiari.
Il Movimento Difesa del Cittadino stima che, in Italia, la famiglia tipo dovrà affrontare circa 500 euro di spese aggiuntive nel 2026. Tale pressione spingerà sei italiani su dieci a tagliare le spese non essenziali, rinunciando soprattutto a viaggi e abbigliamento. Il quadro generale è reso ancora più critico da un dato in particolare: negli ultimi cinque anni, il potere d’acquisto degli italiani si è ridotto di oltre 5.500 euro a famiglia, alimentando disuguaglianze sociali e fragilità economiche. A confermare la difficoltà del momento arriva anche l’analisi di Codacons, che ha confrontato il costo di beni alimentari e servizi in 18 città italiane: secondo i dati, Trieste si conferma una delle città più care d’Italia, piazzandosi al quarto posto nella classifica generale e superando grandi centri come Bologna, Venezia, Torino e Roma. Il podio è invece occupato da Aosta, Milano e Bolzano. Il capoluogo giuliano ottiene invece la medaglia d’argento per quanto riguarda il costo degli alimentari, che risulta secondo solo a Milano. L’aumento del costo della vita pare ormai una realtà strutturale, percepita dai cittadini a livello nazionale, a prescindere da stime, percentuali o classifiche. E questa tendenza, che già sta modificando le abitudini e le scelte quotidiane delle famiglie, rischia di accentuarsi ulteriormente in mancanza di strategie concrete e di lungo respiro.
[b.m.]


