03.01.2026 – 7.30 – Dagli Stati Uniti all’Australia, i media globali stanno parlando positivamente di Trieste come meta di viaggio. Menzioni prestigiose, che nel corso del 2025 hanno segnato l’incoronazione della città nel Gotha delle destinazioni turistiche internazionali. Vale la pena di inaugurare il 2026 con uno sguardo retrospettivo, che si renda consapevole di qual è stata la narrazione sulla città fino a questo momento e del suo potenziale. Una prima citazione di rilievo risale al 16 febbraio di un anno fa, in un articolo del quotidiano britannico The Guardian dedicato ai 10 migliori motivi per visitare l’Italia nel 2025. Trieste è menzionata al terzo posto: dopo le coste del Cilento e Villa Fiaccherella a Firenze; davanti ad Agrigento (Sicilia), parco del Pollino (Basilicata), Palazzo Strozzi (ancora Firenze), il trekking sull’isola d’Elba, un b&b speciale sulle Dolomiti, la Sardegna rurale, la mostra di Munch a Roma. Il motivo per cui Trieste è menzionata è il Museo Lets-Letteratura Trieste. Il 27 maggio arriva la conferma dall’autorevole rivista di viaggi newyorkese Travel+Leisure. Su Travel+Leisure Trieste era già infatti comparsa nell’autunno del 2024 come una delle 10 mete da visitare in Italia nel 2025. Sempre a fine 2024, peraltro, Trieste è tra le 10 destinazioni consigliate da Booking.com per l’anno che allora era venturo. Poi questa primavera il magazine di New York ha dedicato un articolo monografico a Trieste in quanto “città sottovalutata” e “capitale italiana del caffè”. Segue a giugno Islands, portale web di viaggio con sede a Santa Barbara in California, che a sua volta descrive Trieste come “un’affascinante città europea, nota anche come la capitale italiana del caffè, tra le migliori destinazioni di viaggio del 2025”. Gli articoli evidenziano le origini romane; i fasti asburgici; il carattere multireligioso, multietnico e multilinguistico; la ricca offerta culturale tra cui quella del Civico Museo d’Antichità e il suo legame con Johann Joachim Winckelmann. Il 28 luglio è il giorno del trionfo con la citazione sulla Lonely Planet, in un articolo intitolato “Le 9 migliori cose da fare a e nei dintorni di Trieste”. E cioè esplorare piazza Unità, la cui peculiarità nel panorama architettonico italiano sta nell’estendersi attorno al Palazzo municipale invece che attorno a una chiesa. Usufruire della ricca offerta culturale cittadina. Assaggiare le specialità enogastronomiche (citati Rustiko, da Scarpon, da Siora Rosa, da Pepi, l’osteria de Scarpon, la trattoria Nerodiseppia, al Petes e il gelato Marco). Approfondire la vita notturna con aperitivo e successivi drink nei locali del centro. Visitare il castello di Miramare e il suo parco. Approfittare della posizione geografica per andare anche sul Collio, ad Aquileia e Udine. Il 31 agosto esce un reportage sul Kurier austriaco su Trieste come “Vienna dell’Adriatico”, con accento, manco a dirlo, sul passato asburgico della città. Il 6 settembre Trieste ritorna sul Guardian, stavolta con un approfondimento dedicato alle osmize, le tradizionali fattorie sulle colline del Carso dove degustare vino e cibo di produzione a chilometro zero. Tra settembre e ottobre la città finisce per due volte sul New York Times: la prima per il (presunto) fenomeno dell’overtourism, la seconda per celebrare il tram di Opicina, come uno dei percorsi su rotaia più suggestivi d’Europa. Infine il 14 dicembre il Saturday Paper, settimanale di Melbourne (Australia), considerato autorevole soprattutto per i suoi approfondimenti culturali, ha dedicato a Trieste un reportage di viaggio intimo e letterario che si intreccia inestricabilmente con il vissuto dell’autore: uno scrittore oggi italianizzato per matrimonio, ma nato in Australia, da padre austriaco, emigrato in Oceania imbarcandosi proprio da Trieste nel 1954. E l’elenco degli articoli non è esaustivo.
[l.g.]


