Turismo lento, la top 10 di Loquis per scoprire l’Italia fuori dal mainstream

23.12.2025 – 8.30 – Non appena una meta diventa popolare sui social media, il rovescio della medaglia si presenta puntuale: se la legge dell’algoritmo conferisce a una città la visibilità che merita, questa viene inevitabilmente presa d’assalto dai visitatori. E un numero tanto elevato di turisti non costituisce necessariamente una manna dal cielo per l’economia locale: al contrario, l’overtourism, o iperturismo, rischia piuttosto di congestionare la mobilità urbana, provocare danni all’ambiente e, in generale, influire negativamente sulla qualità della vita dei residenti. È una forma di turismo di massa, concentrata prevalentemente nelle grandi metropoli che, purtroppo, rischiano di perdere la propria identità per adattarsi alle esigenze dei turisti. Eppure, una controtendenza sembra farsi strada in questa foresta di reels persuasivi e pacchetti vacanze preconfezionati: a rilevare un simile cambio di rotta è Loquis, prima piattaforma al mondo di podcast geolocalizzati dedicati ai viaggi. In effetti, analizzando i dati di ascolto relativi al 2025, Loquis ha osservato il crescente interesse degli italiani nei confronti di mete più autentiche, meno battute e lontane dal mainstream.

La top 10 delle destinazioni più ricercate dagli ascoltatori nel 2025 è ricca di borghi e centri inaspettati: in vetta alla classifica si trova Cividale del Friuli, piccolo scrigno friulano di storia e leggende. Seguono poi Città Sant’Angelo, situata in Abruzzo, e la nostra Trieste, che guadagna un soddisfacente terzo posto. La classifica prosegue con Bard (Valle d’Aosta), Egna (sud dell’Alto-Adige), Bagheria (Sicilia), e poi Monopoli (Puglia), Volterra (Toscana), Cervara di Roma (Lazio) e infine Pradleves (Piemonte). Questo elenco delinea il profilo di una nuova tendenza, una crescente predilezione per un turismo più lento, autentico e lontano dal sovraffollamento delle grandi città d’arte. Più che turisti, si punta a diventare viaggiatori: raggiungere una destinazione per viverla, piuttosto che fotografarla ai fini di un post, o consumarla come un mero prodotto del mercato.

È qui che entrano in gioco i travel podcast, o podcast di viaggio: guide più lente e approfondite, fatte di storie e aneddoti che raccontano tradizioni, itinerari alternativi, mete sconosciute da scoprire. In questo modo, il digitale si fa promotore di sostenibilità e consapevolezza: una realtà che si afferma come voce controcorrente rispetto  all’universo dei social, basato piuttosto sull’immediatezza dei contenuti e sul costante invito al consumo. È innegabile: i contenuti digitali contribuiscono concretamente a orientare le scelte degli utenti, particolarmente quando si tratta di pianificare un viaggio. In molti casi, il web contribuisce al fenomeno dell’overtourism, promuovendo specifiche mete e attrazioni “da visitare assolutamente”. Al contrario, forme più lente di informazione come i travel podcast possono aiutare a ridistribuire i flussi turistici, valorizzando i piccoli centri con il loro bagaglio di storie e tradizioni. La scelta, naturalmente, spetta a chi desidera partire: intraprendere la strada del turista, o quella del viaggiatore?

[b.m.]

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