Castagne da record, il boom della produzione italiana segna un autunno meno caro

13.11.2025 – 12.28 – Un frusciante involucro di carta, tipicamente tiepido e profumato: un momentaneo e fragrante rifugio dal pungente soffio dell’autunno, sospeso nello spazio di una passeggiata lungo Viale XX Settembre. E quella piccola scommessa nell’estrarre dal sacchetto le castagne, una ad una, sperando che non cadano a terra nell’atto di sgusciarle, e che siano bruciacchiate nei limiti del trascurabile. Quello delle castagne è un rituale imprescindibile, che fa capolino ogni autunno nell’immaginario comune. Eppure, quest’anno qualcosa è cambiato: dopo anni di raccolti poco fruttuosi, segnati dal cambiamento climatico e dall’azione di insetti patogeni come il cinipide galligeno, la filiera della castanicoltura vive finalmente un periodo di insperata abbondanza. Un’ottima notizia, dunque, non solo per le comunità rurali e gli agricoltori, ma anche per i consumatori, poiché la grande quantità di castagne raccolte spinge al ribasso i prezzi.

Il 2025 si afferma così come un anno record per le castagne italiane: a contribuire maggiormente a questo risultato sono state le abbondanti piogge di agosto, nonché le piogge regolari a inizio autunno, che hanno consentito la perfetta maturazione dei frutti. Inoltre, interventi biologici mirati hanno arginato con efficacia la diffusione del cinipide galligeno. Stando ai dati diffusi dalla Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI) e da ISMEA, il 2025 registra un incremento significativo della produzione nazionale, con una crescita media pari a circa il 15–20% rispetto al 2024. Il boom ha interessato tutte le principali aree castanicole: la Toscana, che vanta cinque produzioni a denominazione di origine, la Campania, il Piemonte e la Calabria. Lo stesso Ministero dell’Agricoltura ha definito il raccolto 2025 un evento “eccezionale”: addirittura, nelle zone dell’Appennino e delle Alpi occidentali, si è riscontrato un aumento sia nella quantità di frutti raccolti (pari a oltre 20 quintali per ettaro), sia nella qualità degli stessi, che si è dimostrata superiore alla media.

Qual è dunque l’impatto che quest’annata così proficua ha avuto sul mercato? Se la produzione nazionale ha registrato un boom del 20% rispetto all’anno precedente, il calo dei prezzi è altrettanto significativo. A evidenziarlo è l’analisi di Borsa Merci Telematica Italiana, condotta sui principali mercati all’ingrosso della Rete Italmercati: i dati rivelano infatti che il mercato all’ingrosso ha vissuto un evidente ridimensionamento dei prezzi rispetto al 2024. Nello specifico, le castagne di calibro grande (60–65 pezzi/kg) hanno subito un calo medio intorno al -17%, scendendo da circa 4,70 €/kg a 3,90 €/kg; le pezzature intermedie (70–75 pezzi/kg) hanno visto una diminuzione di circa -14%, con quotazioni che oscillano tra 3,40 € e 3,60 €/kg; le castagne più piccole (90–100 pezzi/kg) hanno registrato ribassi più contenuti, nell’ordine del -6%, con prezzi medi attorno a 2,60 €/kg. Anche i prezzi al dettaglio risultano in ribasso, seppur in una dimensione più contenuta. Secondo le analisi di Il Sole 24 Ore e Help Consumatori, il prezzo medio per il consumatore si aggira tra 3,50 € e 5,50 € al kg, a seconda dell’origine, della pezzatura e della qualità del prodotto. Tuttavia, l’andamento dei prezzi non è uniforme in tutta la penisola: da un lato, le regioni del Nord registrano prezzi più elevati per la presenza di prodotti IGP (Indicazione Geografica Protetta) dal considerevole valore di mercato, ad esempio la Castagna di Cuneo IGP e il Marrone del Mugello IGP. Dall’altro lato, le regioni del Sud registrano prezzi mediamente più contenuti, grazie a un’abbondante produzione e alla minore incidenza di marchi IGP.

Il calo di prezzi non mette però in difficoltà i produttori, anzi: come riporta AgroNotizie, la filiera castanicola fiorisce anche dal punto di vista dell’export, con un’apertura significativa verso mercati chiave quali Germania e Francia. Al tempo stesso, la castagna riconquista un ruolo di spicco anche nel mercato interno, con una domanda in espansione di prodotti come farine, purée e marron glacé. Insomma, un trend indubbiamente positivo che le associazioni di categoria puntano a consolidare, in particolare intervenendo sulla riduzione dei costi di trasporto e su una più efficace promozione del prodotto.

[b.m.]

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