11.12.2025 – 12.40 – Secoli di maestria, dialogo col territorio, perfezionamento delle tecniche tramandate da una generazione all’altra: la cucina italiana è la prima al mondo ad essere riconosciuta, nella sua interezza, come Patrimonio Culturale Immateriale Unesco. La tradizione culinaria italiana si conferma ufficialmente un “sistema culturale complesso e fondato su qualità, conoscenza, convivialità e condivisione”, distinguendosi a livello globale per le sue pregevoli caratteristiche strutturali, tra cui “attenzione per la riduzione degli sprechi, valorizzazione degli ingredienti, uso responsabile delle risorse, tutela della biodiversità e trasmissione dei saperi culinari tra generazioni.” A iscrivere la tradizione del nostro Paese nella tanto ambita Lista è stato il Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito a New Delhi, in India: il riconoscimento è stato approvato all’unanimità, per la gioia delle istituzioni italiane e di ogni singolo consorzio, produttore, chef, e artigiano del gusto.
Elementi di spicco nella tradizione culinaria italiana sono le produzioni a indicazione geografica (DOP e IGP), emblema di un saper fare intrinsecamente legato al territorio e alla comunità: il Friuli Venezia Giulia è luogo d’origine di molteplici prodotti certificati DOP o IGP, anch’essi riconosciuti come Patrimonio Culturale Immateriale Unesco. Tra i più apprezzati a livello nazionale troviamo il prosciutto di San Daniele DOP: il celebre prosciutto crudo, stagionato almeno 12 mesi, si ottiene dalla carne di suini nati, allevati e macellati in 11 regioni d’Italia, rappresentando così una delle eccellenze gastronomiche della nostra regione. Il presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, Nicola Martelli, ha definito il traguardo Unesco come “un passaggio storico, che può rappresentare una forte spinta non solo per il settore produttivo, ma per l’intero Paese“.
Un altro prodotto DOP (Denominazione di Origine Protetta) caratteristico della nostra regione è il formaggio Montasio, anticamente prodotto negli alpeggi del massiccio del Montasio, tra le Alpi Giulie. Nato dalla combinazione del fieno, del latte, e dell’aria montana, questo formaggio viene realizzato ad oggi in diverse località: lavorato nella pianura friulana, nelle vallate e nelle colline del Bellunese e del Trevigiano, nella pianura veneta compresa tra il Piave e il Brenta, il Montasio mantiene però inalterate le proprie caratteristiche originali di produzione. Al Montasio si aggiunge inoltre la brovada DOP, caposaldo della cucina friulana costituito da rape fermentate per circa due mesi nella vinaccia. Segue poi l’ultima DOP concessa alla nostra regione, ovvero l’olio extravergine di oliva denominato “Tergeste”. Come assicurato dal marchio DOP, l’intero ciclo di produzione, trasformazione e elaborazione avviene nella zona geografica delimitata: l’olio Tergeste si ottiene infatti da determinate varietà di olive, prodotte e trasformate in territori specifici della provincia di Trieste. La prestigiosa etichetta definisce inoltre le proprietà del prodotto, oltre alle sue caratteristiche di coltivazione e oleificazione.
L’altro marchio di qualità promosso dall’Unione Europea è la cosiddetta IGP (Indicazione Geografica Protetta): in questo caso, almeno una fase di produzione, trasformazione o elaborazione di un alimento avviene in un’area specifica del territorio. In FVG sono due i prodotti certificati IGP: il primo è la Pitina IGP, costituita da carni ovicaprine o di selvaggina ungulata, affumicata e conservata grazie ad uno strato protettivo di farina di mais. L’altro prodotto IGP è il prosciutto di Sauris, prosciutto crudo salato, affumicato e stagionato per almeno dieci mesi e ottenuto esclusivamente nel comune di Sauris, nel cuore della Carnia, da cosce fresche di suini nati, allevati e macellati sul territorio italiano. Il Friuli Venezia Giulia si conferma dunque territorio di eccellenza, tradizione e saper fare, contribuendo a rendere la cucina italiana un capolavoro riconosciuto a livello mondiale.
[b.m.]


