13.10.2025 – 12.34 – Tra le malattie autoimmuni, il lupus eritematoso sistemico (LES) si caratterizza per un elevato rischio di eventi cardiovascolari come ictus e infarti.Tuttavia, fino all’ultima ricerca svolta grazie a una collaborazione tra Università di Trieste e di Firenze, era ancora sconosciuta la reale ragione.
Secondo infatti uno studio, pubblicato su Arthritis & Rheumatology, vi sarebbe un collegamento diretto con lo stress ossidativo. I pazienti con LES presentano cellule di difesa, ovvero i neutrofili, molto più attive del normale; queste causano uno squilibrio che modifica il comportamento della proteina, il fibrimogeno, responsabile del coagulo. Il risultato concreto consiste in coaguli difficili da sciogliere, a propria volta causa di infiammazioni e trombosi.
La ricerca
Lo studio ha coinvolto 144 pazienti adulti con LES e 90 soggetti sani come controllo. Le analisi del sangue documentano lo stress ossidativo più alto nei pazienti e la correlazione con l’attività di malattia. Le osservazioni nei tessuti confermano il quadro: nelle biopsie renali di persone con nefrite lupica attiva (ovvero infiammazione dei reni) compaiono i segni dello stesso meccanismo proprio dove l’infiammazione è più intensa, a dimostrazione che non si tratta solo di un fenomeno circolante ma che il danno si manifesta anche a livello d’organo.
Per verificare che il legame fosse davvero causale, il gruppo ha poi riprodotto il fenomeno in laboratorio.
La ricerca è stata condotta da Giacomo Emmi, immunologo e docente di Medicina interna dell’Università di Trieste, con i gruppi di ricerca di Matteo Becatti, Claudia Fiorillo e Domenico Prisco dell’Università di Firenze.
Il commento dell’immunologo
“Questi risultati forniscono una comprensione più profonda del legame tra la malattia autoimmune e le complicanze cardiovascolari”, sostiene il prof. Giacomo Emmi, che insegna al Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute dell’Ateneo triestino, è Direttore dell’UCO Medicina Clinica e Coordinatore Scientifico dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina.
“Lo stress ossidativo – spiega Emmi – emerge come un nuovo potenziale bersaglio terapeutico. Accanto al controllo dei fattori di rischio tradizionali e dell’attività della malattia, future terapie potrebbero essere mirate a modulare questi circuiti ossidativi per proteggere in modo più efficace il cuore e i vasi sanguigni dei pazienti affetti da Lupus”.
[z.s.]


