Giornata Mondiale dell’Endometriosi, colpite 190 milioni di donne al mondo

28.03.25 – 08:00 – Istituita nel 2014, la Giornata Mondiale dell’Endometriosi del 28 marzo pone l’accento sulla sensibilizzazione e la presa di coscienza di tale patologia fortemente invalidante per le donne ne soffrono.
Stando ai dati riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) l’endometriosi colpisce circa il 10% della popolazione femminile in età riproduttiva, pari a circa 190 milioni di persone nel mondo. In Italia, il dato è pari a circa il 10-15% delle donne in età fertile con picchi tra i 25 e 35 anni, e sono almeno 3 milioni le diagnosi conclamate, senza contare quelle che vengono attestate anche dopo sei anni dalla comparsa dei sintomi.

L’endometriosi è una malattia cronica infiammatoria responsabile di forti dolori mestruali, cistiti, irregolarità intestinale, dolore nei rapporti sessuali ed è causa di infertilità nel 35% dei casi. Essa risulta essere ancora oggetto di studio, della quale ancora non si conoscono le cause né delle terapie efficaci o cure definitive.
Una problematica che rende complessa la vita delle donne che ne soffrono sotto diversi aspetti, da quello privato fino a quello lavorativo. Infatti, nonostante l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), tale condizione rimane sottovalutata specialmente per quanto riguarda il riconoscimento dell’invalidità civile e la tutela nel mondo del lavoro, un atteggiamento che alimenta un clima di discriminazione circa le reali difficoltà vissute dalle pazienti.

“In questa Giornata Mondiale, vogliamo ribadire che stare male non è normale. Chiediamo maggiore attenzione alla ricerca, più formazione per i professionisti sanitari e un concreto supporto alle pazienti. Il nostro impegno continua, perché ogni donna merita ascolto, cura e rispetto – afferma la vice-presidente dell’Associazione Progetto Endometriosi (A.P.E.) Jessica Fiorini – Sul versante sanitario, emerge una forte disparità territoriale. La disponibilità di centri specializzati e percorsi diagnostico-terapeutici varia sensibilmente tra le diverse regioni italiane. Le zone settentrionali, ad esempio, mostrano tassi di ricovero per endometriosi significativamente più elevati rispetto ad altre aree del Paese. Tali differenze evidenziano un’urgente necessità di standardizzazione a livello nazionale. L’obiettivo deve essere garantire un accesso omogeneo a diagnosi precoci e trattamenti adeguati, indipendentemente dalla regione di residenza, assicurando così un’effettiva tutela della salute femminile”.

Sembrerebbero esserci però delle buone notizie direttamente dall’Australia: alcuni ricercatori austrialiani hanno infatti realizzato un test del sangue sperimentale capace di individuare delle proteine specifiche caratterizzanti l’endometriosi, con una precisione pari quasi al 100%. Un significativo passo in avanti che apporterebbe notevoli miglioramenti ed efficienza nella diagnosi e nella prevenzione di tale condizione.

[e.s.]

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