12.01.2024 – 07.01 – Il Friuli come regione di grandi fiumi, come civiltà in primis fluviale. Potrebbe sembrare un’osservazione strana, eppure molta della civiltà friulana si sviluppa quale conseguenza di quell’unico, grande, fiume che caratterizza la regione ovvero il Tagliamento.
Uno dei pochi fiumi europei a scorrere dalla sorgente alle foci dentro il suo alveo naturale (almeno per il momento; ripetuti e accaniti sono i tentativi di cementificarlo), il Tagliamento venne citato per la prima volta nel I secolo a. C. dallo storico greco Strabone, il quale menziona un fiume che segna il confine tra i veneti e la colonia romana di Aquileia.
Fu invece Plinio, nel I secolo d. C., a battezzarlo col nome di ‘Tiliaventum maius minusque‘ all’interno della Naturalis Historia. La maggior parte delle ipotesi sul nome del fiume predilige, per il Tagliamento, l’etimologia ‘telia>tilia‘, il quale significherebbe ‘tiglio’ a cui occorrerebbe aggiungere il suffisso ‘fent/ vant‘, ovvero ‘ricco di’. Secondo alcuni studi linguistici maggiormente interessati all’origine indoeuropea il nome Tagliamento deriverebbe invece dall’accadico ‘Talimu’, ovvero ‘fratello’, o dalla combinazione ‘Dilu/ dalu’ (dall’accadico) che significa ‘attingere/ irrigare’. Il Tagliamento era pertanto, già in epoca antica, un fiume dalla valenza positiva, capace di irrigare i terreni per la coltivazione; un fratello dell’uomo friulano nei suoi sforzi.
I romani intuirono subito le potenzialità del Tagliamento, costruendovi la rete stradale sul modello del fiume, sebbene conservando la necessaria distanza per le sue violente esondazioni.
Il Tagliamento conobbe però la sua nascita commerciale nel Medioevo, quando divenne una via di trasporto molto utilizzata tanto dalle merci, quanto dagli uomini di passaggio. Pellegrini, mercanti, artigiani, contadini, cavalieri e mercenari percorrevano il Tagliamento, lo utilizzavano quale componente di una più ampia rete fluviale diffusa in tutta Europa.
Come racconta lo studioso Angelo Floramo un esempio tra i tanti riposa, nella pietra, nel Duomo di Venzone: il pellegrino Laurentius de Baca, proveniente dai paesi dell’Europa orientale, giunse nel borgo nel corso di un viaggio religioso; forse era diretto verso Roma o Santiago de Compostela, lo si ignora. Tuttavia, per circostanze a noi sconosciute, morì a Venzone dopo il viaggio sul Tagliamento. E qui fu seppellito, con una lapide proprio ai piedi dell’altare centrale, raffigurante il vincastro del pellegrino.
La navigazione avveniva di solito tramite chiatte definite sandali o scaffe; imbarcazioni dalla forma triangolare, manovrate da un singolo barcaiolo a poppa con lunghe pertiche. Il fiume non era inoltre di per sé stesso ‘libero’; ogni sua sezione corrispondeva a una diversa giurisdizione, spesso ansiosa di imporre la propria ‘muda‘, la propria taglia. I Savorgnan, noti per essere fedeli a Venezia, tassavano ad esempio l’alto corso del Tagliamento giungendo fino alla strettoia, non a caso quasi una ‘pinza’, di Pinzano.
Una simile ricchezza era, va da sé, fonte anche di pericoli, perchè la pirateria fluviale fu sempre molto attiva e feroce sul Tagliamento. Rodulfus Glabrus, all’interno delle ‘Cronache dell’anno mille’, scrive con un certo gusto granguignolesco che “i viandanti venivano ghermiti da uomini più forti di loro, squarciati, cotti sul fuoco e divorati. Molti tra coloro che migravano da un luogo all’altro per sfuggire all’inedia furono sgozzati di notte nelle case dove venivano accolti e diedero nutrimento ai loro ospiti”. È piuttosto improbabile che, seppure tra le difficoltà dell’anno Mille, bande di cannibali si aggirassero nel Friuli; tuttavia è vero come nel Medioevo le sue sponde fossero spesso utilizzate quali luoghi per le esecuzioni capitali, ad esempio tramite impiccagione o con la ruota.
Il Medioevo preavvertì anche quanto sarebbe stato il grande tema del Tagliamento in epoca contemporanea, tutt’oggi fiume ‘sul banco degli imputati’: le piene. Occorre ricordare, tra le peggiori, la piena del 1596 che distrusse gli argini all’altezza di Spilimbergo, raggiungendo una tale violenza da scavare un nuovo alveo accanto a quello ‘tradizionale’. La conseguenza fu che i paesi di San Paolo, Mussons, Poiana e Bolzano rimasero separati dalla terraferma; una sorta di isola tra due corsi dello stesso fiume, fino a quando un’analoga piena nel 1692 ridiede un collegamento alla terraferma anche a questi villaggi.
Tutt’oggi – ed è significativo – non esiste un Museo che racconti la storia del Tagliamento. Forse, prendo ad analisi il Friuli, il Museo maggiormente vicino alla sua storia si colloca in via Pascoli, a Tarcento, con una mostra permanente a cura dell’Associazione Naturalistica Friulana. Il Museo archeologico naturalistico si propone di far conoscere la storia della natura friulana attraverso le sue fasi geologiche e storiche; un’evoluzione del paesaggio dove l’uomo non è né padrone, né estraneo, ma ‘fratello’. Un po’ come il nome stesso del Tagliamento, risalendo alle sue origini.
[z.s.]


