Bambini, elemosina e cultura Rom

25.11.2024 – 09:39 –  Sotto una pioggia battente, una bambina di sei anni vestita miseramente si avvicina ai passanti. Tende la manina tremante e chiede l’elemosina. Alla vista della povera sfortunata, molti mettono mano al portafoglio e le elargiscono qualche moneta. Con un sorriso di gratitudine, la piccola stringe l’offerta e, fradicia di pioggia, si allontana. Raggiunge un uomo, appostato nella penombra, che si fa consegnare il denaro e rispedisce la bimba a caritare. Poi, arriva la Polizia.

L’uomo viene condannato a 4 mesi di reclusione per aver violato l’articolo 600-octies del Codice Penale, ove è previsto che “chiunque si avvale per mendicare di un persona minore degli anni quattordici … è punito con la reclusione…” Il suo avvocato prepara una difesa articolata e la condanna viene impugnata fino davanti alla Corte di Cassazione.

Tra i vari argomenti, il difensore “sostiene che la condotta accertata è usualmente praticata dagli zingari e, in genere, in diverse comunità etniche per le quali la richiesta di elemosina costituirebbe una condizione di vita tradizionale molto radicata nella mentalità delle stesse.” In pratica, per la popolazione Rom mandare i bambini a fare la questua farebbe parte della loro tradizione e, pertanto, più che un reato penale sarebbe una nota di folklore. I giudici, soprattutto per il coinvolgimento della bambina di soli sei anni, inorridiscono.

“La dedotta connotazione culturale della pratica di chiedere l’elemosina … non può certamente condurre … a ‘decriminalizzare’ la condotta posta in essere dall’imputato” scrivono nella sentenza. “E, in vero, i ‘valori’ della cultura rom non rilevano quando – come nel caso di specie – contrastino con i beni fondamentali riconosciuti dall’ordinamento costituzionale, quali il rispetto dei diritti umani e la tutela dei minori.” La condanna viene così confermata. (Cass.pen. n. 7140/2022)

[a cura dell’avv. Guendal Cecovini Amigoni]

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