di Mauro Leuthy – 13.10.2024 – 09.06 – Dopo la pubblicazione di un libro dedicato al mitico allenatore ungherese Árpád Weisz, il triestino Paolo Balbi presenta un nuovo testo dedicato al famoso radio telecronista Nicolò Carosio, omaggio a un professionista dei microfoni che in più di trent’anni di lavoro ha saputo raccontare agli italiani infinite partite di calcio con sapiente tecnica.
“Nicolò Carosio, passione e stile – cinquant’anni raccontando” (Marco Serra Tarantola Editore 2024, prefazione di Darwin Pastorin), è il primo testo che approfondisce il mestiere di radio telecronista. L’indagine di Balbi è accurata, ricca di episodi singolari, di aneddoti, di notizie su di un autentico personaggio del mondo del calcio dello scorso secolo, il padre di tutti i telecronisti e commentatori odierni. Inventore della telecronaca, Nicolò Carosio ha seguito il calcio per radio e televisione per oltre un trentennio, creando la cronaca in diretta rispetto a quei colleghi della BBC che allora commentavano la partita solo alla sua conclusione.
Per chi, oggi, ha una certa età, Carosio rappresenta il commentatore del football per eccellenza, con le sue pause, con i suoi improvvisi commenti, salvo talvolta correggersi in modo simpatico e assolutamente personale. “Quasi gol”, esclamava, oppure “falletto” o “fallaccio”, a indicare dei contrasti più o meno violenti tra i giocatori. E tra una cronaca e l’altra, Carosio prendeva respiro, un benedetto tacere oggi impossibile per quei petulanti e talvolta deliranti cronisti odierni.
Radio e telecronista di un tempo umano, Carosio esercitò sino alla fine dei suoi giorni solo per la RAI, agli inizi commentando le gesta di quel Bologna degli anni Trenta del Novecento “che tremare il mondo fa”, per giungere sino ai tempi del Mundial spagnolo del diciassettenne Beppe Bergomi.
Chi scrive ricorda pure le esilaranti vignette di Marino Guarguaglini (1923 – 1974), in arte “Marino”, che sul periodico Guerin Sportivo celiava sul vizietto dello speaker, la passione per il Whisky, accompagnandolo a un altro grande personaggio del football dello scorso secolo, Nereo Rocco, che di vizietto preferiva il Barbera. I due, simpaticamente su di giri, erano circondati da alcuni botoli altrettanto ebbri, per una satira gentile, cortese, ritagliata in quegli anni dove i “veleni”, se c’erano, venivano abilmente posposti, per educazione e intelligenza.
Oggi il Football nostrano, tra debiti e violenze, ha smarrito protagonisti di questo livello. Il merito del libro di Paolo Balbi, preciso come in altri suoi testi nella raccolta di informazioni e dati, è di contestualizzare la vicenda del protagonista a quella dei periodi storici vissuti, con tutti i relativi cambiamenti, dalla radio a galena delle prime trasmissioni all’avvento della televisione privata, dalla Seconda Guerra Mondiale all’avvento dei primi computer.
Nelle note che accompagnano la presentazione del libro sta scritto: – “…ha formato e informato generazioni di appassionati sportivi in Italia, dando al calcio la dignità di una lingua nazionale…” Un’osservazione perfetta e doverosa, che non fa una grinza.
[m.l]


