03.10.2024 – 15.13 – «La mancata accoglienza dei richiedenti asilo è tornata a livelli drammatici e la situazione risulta del tutto fuori controllo». Così il presidente dell’Ics (consorzio italiano di solidarietà) Gianfranco Schiavone torna ad accendere i riflettori su una problematica che, alla data del 28 settembre, si quantificava in almeno 180 richiedenti asilo senza accoglienza abbandonati in strada, di cui 164 uomini singoli, 4 donne singole e 11 persone componenti di nuclei familiari (3 nuclei), tra cui 6 minori. I tempi di attesa per entrare nel sistema di prima accoglienza sono arrivati a quasi 30 giorni (le istanze di accoglienza più vecchie risalgono al 4 settembre). Si è così rapidamente giunti a un quadro che, anche in termini numerici, non è lontano dalla situazione esistente prima della chiusura del Silos (avvenuta il 21 giugno scorso), con la differenza che neppure quel luogo degradato nel quale le persone si riparavano dentro delle tende improvvisate è ora più accessibile e le persone, esposte alle intemperie, cercano riparo in altre ancor peggiori situazioni di fortuna.
Dunque la denuncia: «Il Comune di Trieste non ha avviato, né programmato, i lavori di adeguamento fognario per l’ostello di Campo Sacro, a questo si aggiunge la ridicola vicenda dei moduli abitativi provvisori, che la Prefettura (che da luglio scorso ne ha la diretta gestione) avrebbe dovuto installare nella stessa area per aumentare la capienza a circa 150 posti (oggi è di 78), ma che sono rimasti inutilizzati perché non idonei in caso di Bora». Secondo Schiavone «prevedere 150 persone in quell’area non è affatto un assembramento improprio ma una misura ragionevole ma le ragioni per cui non è stata attuata non sono per nulla chiare». La Prefettura «ha riferito che i moduli abitativi che sono stati donati o forniti gratuitamente dall’alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati e che sono arrivati materialmente i primi di luglio non sono stati montati». Fatte le prove tecniche sono infatti risultati «non resistenti a venti forti e quindi men che meno alla Bora e sono stati riportati via». «Con tutta franchezza la vicenda sa di ridicolo – prosegue Schiavone – chi ha mandato queste strutture doveva sapere della situazione e in ogni caso perché impiegare tre mesi, da inizio luglio a inizio ottobre, per verificare questa situazione? Altri moduli non sono stati fatti arrivare proprio. Sembra esserci dunque un’inerzia, un’inadempienza se non sciatteria nella gestione della vicenda».
Il numero uno dell’Ics aggiunge: «Avere o non aver 70-80 posti in più fa la differenza perché i richiedenti asilo in strada oscillano tra i 100 e i 150 ma avremmo una differenza di posti di qualche decina. Il punto focale è l’incapacità o la non volontà di portare a regime la struttura di prima accoglienza nell’ostello di campo sacro». La situazione è resa «ancora più grave» dall’assenza di qualsiasi intervento per i migranti che non si fermano a Trieste perché in transito: circa 50-60 persone al giorno, «un numero modesto e del tutto gestibile, tra questi ci sono anche famiglie, che avrebbero bisogno solo di un ricovero di “bassa soglia” ma le autorità locali si rifiutano di allestirlo, nonostante le associazioni abbiano offerto la loro collaborazione. Così, ogni giorno e soprattutto ogni notte, decine di persone, inclusi minori, vengono abbandonate in strada». La soluzione sarebbe quella «di una struttura dormitorio ad altissima rotazione con servizi ridotti, un accesso diretto senza vincoli e il minimo servizio di ricovero umanitario, una cinquantina di posti che asciugherebbero completamente la presenza dei transitanti in strada». Ecco che, conclude Schiavone «la somma di queste due inefficienze genera una situazione esplosiva, avere una forbice tra 150 e 200 persone in strada è un dato drammatico».
[e.b.]


