12.06.2024 – 11:45 – “Una storia che non finisce mai di finire”. No, non si sta parlando di una storia d’amore ma di uno dei protagonisti principali di tutti questi anni: il Silos di Trieste. Simbolo di degrado urbano e crisi umanitaria, torna nuovamente sotto i riflettori con l’ultima ordinanza di sgombero firmata dal sindaco Roberto Dipiazza. Questo luogo, un tempo magazzino del Porto Vecchio e rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale, oggi abbandonato e trasformatosi in campo profughi, tra 15 giorni verrà completamente svuotato. Come dichiarato da Dipiazza: “Il Silos è di proprietà privata, della società Coop Alleanza 3.0, non è comunale, motivo per cui, anche in questi anni, io non sono potuto intervenire in prima persona per modificare la situazione creatasi.” Attualmente, non si sa quale sarà la nuova destinazione d’uso dell’edificio, si sa però, spoilera il Sindaco che “la società proprietaria ha ricevuto già 2 offerte di acquisto.” Incognito invece il futuro dei migranti che da anni vivono all’interno della struttura, domanda alla quale il primo cittadino risponde dichiarando che “sarà compito della Prefettura e della Questura trovare una nuova destinazione per tutti loro”. Dopo lo sgombero, l’area verrà poi recintata e messa in sicurezza.”
Naturalmente, dopo la notizia dell’odinanza di sgombero, l’opposizione non ha perso tempo a reagire, esprimendo il proprio sdegno. In una nota congiunta, Giovanni Barbo (PD), Paolo Altin (Punto Franco), Alessandra Richetti (M5S) e Riccardo Laterza (AT), hanno definito l’ordinanza “inaccettabile,” sottolineando l’assenza di soluzioni alternative immediate per i migranti.
Anche il Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS) ha criticato aspramente l’ordinanza, attraverso un comunicato: “Le condizioni di grave pericolo per l’igiene, la sicurezza e l’incolumità pubblica di coloro che sono costretti a trovare riparo al Silos sono state certificate dall’inerte ASUGI con un ritardo di quasi due anni rispetto a fatti noti che hanno occupato le pagine dei giornali di mezza Europa. […] L’inagibilità e la pericolosità del luogo sono fuori discussione, ma lo sgombero non è una soluzione. È solo altra violenza che si aggiunge a quella che migliaia di persone abbandonate hanno dovuto subire in questi anni.”
[c.v.]


