Da Magazzino del Porto Vecchio a dormitorio a cielo aperto, il Silos

18.01.2024 – 09:28 – Il Silos di Trieste, un sito carico di storia e metamorfosi, ormai da troppo tempo al centro di una crisi umanitaria che l’ha portato a diventare un campo profughi. Attraverso le fasi temporali delineate, emerge una realtà in cui il degrado urbano e la mancanza di risposte concrete da parte delle autorità locali hanno trasformato questo luogo in un simbolo dove la dignità umana scompare dietro la mancanza di strutture igieniche, principi di incendi, malattie e vagabondaggio. Una volta magazzino del Porto Vecchio e rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale, oggi è un’area abbandonata. Le operazioni di controllo delle forze dell’ordine, negli anni, pur evidenziando l’urgente emergenza sanitaria, si sono sempre concentrate più sull’identificazione delle persone che sulla risoluzione della crisi umanitaria. Si arriva poi all’8 dicembre 2023, quando la situazione nel Silos raggiunge nuovi livelli. Il sindaco Dipiazza, “rifiutandosi” di farsi carico di chi è accampato nel Silos, solleva un forte dibattito sulla responsabilità istituzionale.

Finalmente la Commissione trasparenza del Consiglio comunale si avventura nel cuore del sito. Una settimana dopo, precisamente il 15 dicembre, il Silos, è nuovamente al centro di un incontro promosso dall’AMeC: la tavola rotonda coinvolge rappresentanti religiosi, istituzionali e organizzazioni umanitarie. Tuttavia, il convegno mette in luce la mancanza di azioni concrete da parte delle istituzioni, nonostante la complessità della situazione. Ad oggi, 18 gennaio 2024, il nuovo anno, non ha portato “buone nuove”, secondo il comunicato stampa dell’ICS, Consorzio Italiano di Solidarietà Ufficio Rifugiati – Trieste, infatti: “Sono almeno 170 i richiedenti asilo che hanno fatto domanda a Trieste che rimangono senza accoglienza, tra cui alcune famiglie con minori.”

Prosegue il comunicato: “Per circa 60 di esse la mancata accoglienza perdura da più di un mese nonostante le persone abbandonate siano esposte a gravi rischi, anche di morte, a causa del rigido periodo invernale e la legge preveda l’obbligo tassativo per la Prefettura di collocare in idonea accoglienza i richiedenti asilo al momento del loro arrivo.” […] “Assai serie permangono pertanto le inadempienze e le disfunzioni istituzionali nel non porre rimedio a una situazione di violazione delle normative che si trascina ininterrottamente da 16 mesi (agosto 2022).”

[c.v.]

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