04.02.2024 – 08.40 – Conferenza stampa dell’opposizione in consiglio comunale a Muggia per denunciare la mancanza di chiarezza sul tema del raddoppio della galleria che attraversa il centro cittadino. Sul tavolo, a detta delle opposizioni, la mancata convocazione del consiglio comunale sul tema e la condivisione del tema, a detta dei rappresentanti dell’opposizione, solo grazie a tv e giornali. A convocare la stampa i consiglieri della cittadina rivierasca Sergio Filippi, Maurizio Fogar e Roberta Tarlao.
«Il nostro obiettivo è ribadire l’obbligo del sindaco Paolo Polidori a convocare il consiglio comunale entro 20 giorni dalla nostra richiesta – così Fogar – perché voluto da un quinto del consiglio comunale, nel caso di Muggia 5 consiglieri, così come previsto dal Tuel (il Testo Unico degli Enti Locali). Abbiamo firmato un ordine del giorno nel quale si chiede di capire qual è lo stato dell’arte della futura nuova galleria cittadina così com’è stata progettata e sullo studio di fattibilità legato all’allargamento della stessa».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Roberta Tarlao. «Il sindaco si sottrae al dibattito pubblico e al confronto sulla galleria, forse perché preferisce non avere critiche sull’argomento. Vogliamo chiarezza su un’opera che costerà 20 milioni di euro, non abbiamo visto progetti, la maggioranza parla di trasparenza senza avere chiarezza sul progetto, mentre al contempo la cittadinanza coinvolta dalla realizzazione del raddoppio della galleria ha paura delle conseguenze di eventuali crepe sulle case che vi sorgono attorno. Noi come opposizione in consiglio comunale faremo il possibile per avere chiarezza sul tema».
Fogar ha poi aggiunto come «il consiglio comunale sarà portato a votare il progetto senza averne mai discusso in aula, ma venendo a conoscenza dei temi solo tramite la stampa. Questo è puro fascismo istituzionale perché manca la condivisione delle tematiche, ma la giunta si dimentica che alle ultime elezioni amministrative sono andati a votare solo il 39% dei muggesani che ne avevano diritto. Ecco perciò che, sostenere come fa la maggioranza che, “siccome abbiamo vinto le elezioni allora facciamo quello che vogliamo”, è un’affermazione che non si può sentire».


