04.10.2023 – Praticamente tutti in Europa vivono in paesi, città e aree rurali inquinate, dove i livelli medi annuali di particolato fine sono superiori al limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). È quanto risulta da un’indagine condotta dal sito online dw.com (deutsche welle). In termini pratici, ciò significa che quasi tutti nel continente respirano un’aria viziata da inquinamento che a lungo andare si è rivelata fatale per la salute dei cittadini.
L’inquinamento atmosferico infatti aumenta il rischio di malattie respiratorie e cardiache e riduce l’aspettativa di vita. «Con gli attuali livelli di inquinamento atmosferico, molte persone si stanno ammalando – segnala Mark Nieuwenhuijsen, direttore del Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal) – e sappiamo che il suo abbassamento riduce questi numeri».
Ma quanto è grave l’inquinamento atmosferico in Europa?
Il sito DW ha condotto un’indagine utilizzando i dati satellitari del servizio di monitoraggio atmosferico Copernicus (CAMS), scoprendo così che nel 2022, quasi tutti gli europei (il 98% delle persone) vivono in aree in cui la concentrazione di particolato fine, comunemente abbreviato come PM 2,5, è superiore al limite fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Fra i peggiori livelli di inquinamento europei c’è la pianura padana, per quanto riguarda l’Italia, e le aree metropolitane più grandi, come Atene, Barcellona e Parigi.
Già in precedenza erano stati segnalati livelli elevati di inquinamento atmosferico per le singole città europee, ma questa nuova analisi dei dati offre un primo confronto a livello europeo dell’inquinamento in diverse regioni. Nel Nord Italia i livelli di inquinamento sono elevati e sembrano rimanere costanti nel tempo, così come in altre zone d’Europa come la Polonia meridionale, dove tuttavia i dati sembrano essere in calo. La qualità dell’aria è costantemente pessima nel Nord Italia, tanto che a metà febbraio 2023, molte città della pianura padana italiana erano ricoperte da strati di inquinamento. Lo scorso inverno particolarmente colpite sono state le regioni Lombardia e Veneto. Secondo i ricercatori di Copernicus, la concentrazione media giornaliera di PM 2,5 in città come Milano, Padova e Verona ha superato i 75 microgrammi per metro cubo. La geografia dell’area è in parte responsabile: la regione è circondata da montagne e l’inquinamento creato dal traffico pesante, dall’industria, dalle emissioni agricole e dal riscaldamento residenziale è intrappolato nell’area. Le agenzie ambientali riferiscono che molte migliaia di persone muoiono prematuramente ogni anno a causa di malattie legate all’inquinamento.
Tra il 2018 e il 2022, fa sapere sempre il sito dw.com, lo smog risulta in crescita in 30 delle 58 città definite “inquinate” a causa di livelli di Pm 2,5 oltre i limiti standard. I picchi si registrano a Biella (dove la concentrazione media annua di Pm 2,5 è passata dai 9,9 µg/m3 del 2018 agli 11,6 dello scorso anno, +17,2%), Lecco (+14,8), Vicenza (+14,3%), Como (+14,2), Varese (+14%), Lucca (+12,9) e Pistoia (+12,7%). La concentrazione media sale anche nelle province venete di Treviso, Verona e Padova. Mentre cala a Milano, Brescia, Pavia, Cremona, Mantova e Lodi. La frequenza dei superamenti delle soglie di rischio è altrettanto indicativa. A Cremona e Lodi, su un totale di 295 settimane monitorate da gennaio 2018 ad agosto 2023, il 94,2% ha presentato valori superiori ai 10 microgrammi per metro cubo. Anche a Milano la soglia è stata superata nel 93,2% delle settimane (mentre ne1 38% delle settimane prese in esame sono stati superati i 25 microgrammi).


