Trieste Centrale, l’arrivo dell’Arlecchino incanta grandi e piccini

29.08.2022 – 07:00 – Ha riscosso grande successo il passaggio in Regione dello storico elettrotreno FS ETR 250 del 1960, noto ai più con il nome di “Arlecchino”, utilizzato dalle Ferrovie dello Stato per tradurre a San Daniele il pubblico del tradizionale evento “Aria di Friuli Venezia Giulia”. Partito dalla stazione di Trieste Centrale alle ore 08:30, dopo aver attraversato Udine, il futuristico convoglio ferroviario ha fatto scalo a Gemona dove i passeggeri hanno potuto salire su dei bus navetta che hanno permesso di raggiungere in tutta comodità la manifestazione. Al suo ritorno nel Capoluogo Giuliano, avvenuto attorno alle ore 20:45, l’Arlecchino è stato accolto da un centinaio di persone, grandi e piccini, appassionati e ignari viaggiatori, i quali, con lo stupore negli occhi alla vista dell’insolito treno, non hanno potuto non scattare qualche fotografia con il proprio cellulare per immortalare lo storico momento. Il celebre elettrotreno italiano è stato rimesso su rotaia grazie all’iniziativa della Regione, in collaborazione con i Comuni di San Daniele del Friuli e Gemona del Friuli, Trenitalia e TPL FVG. Costruito in soli quattro esemplari dalla Società Italiana Ernesto Breda di Milano (la commessa iniziale di 8 convogli fu ridotta a soli 3 a causa dell’ingente costo degli stessi), tra gli anni ’50 e ’60 l’Arlecchino (ed il Settebello, la sua versione da 7 carrozze) è stato la punta di diamante del parco treni delle Ferrovie dello Stato negli anni del Miracolo Economio Italiano. Fu per l’epoca un treno unico al mondo grazie ad una serie di soluzioni tecniche e stilistiche innovative, figlie del miglior design italiano di allora. Il disegno degli interni, infatti, uscì dalla matita degli architetti Giò Ponti e Giulio Minoletti i quali, negli anni ’50, furono al centro dell’attenzione mondiale. Il frontale bombato, dal chiaro aspetto futuristico (tanto allora quanto oggi) fu ispirato a quello dei primi aerei jet di linea. Su tutta la parte anteriore è stato realizzato un vetro panoramico il quale dava luce ad un salottino di prima classe dotato di 11 sedute girevoli. La cabina di guida, tra gli elementi più caratteristici dell’avanguardistico treno, è stata posta al di sopra dello spazio passeggeri, leggermente arretrata e, nonostante i finestrini più piccoli del normale (imita quelli della cabina di pilotaggio di un Boeing) offre un’ottima visuale al macchinista. Al di sotto della parte frontale le ruote trovavano alloggiamento in due eleganti carter aerodinamici (ispirati a quelli delle astronavi dei film e fumetti di fantascienza, un genere molto apprezzato allora), il cui colore “verde magnolia” riprendeva la fascia intorno ai finestrini e si contrapponeva al restante “grigio nebbia” nella nuova livrea FS introdotta appositamente per i modernissimi elettrotreni. Le sospensioni primarie erano in molle laminate, con sospensioni idrauliche e elementi taglia-vibrazioni in gomma. Sull’Arlecchino era stato ideato uno spazio per alloggiare addirittura dei telefoni pubblici, fu un vero unicum nella storia dei convogli ferroviari passeggeri. L’Arlecchino, divenne ben presto un treno glamour e alla moda sul quale salire per ostentare il proprio status sociale. Comparve ovunque; sui volantini, nei Caroselli, sulle riviste femminili. A bordo dell’Arlecchino, talvolta, furono realizzate delle vere e proprie sfilate di moda. Fu un treno di cui tanto le Ferrovie quanto gli italiani si vantarono molto di possedere.

Foto: Fondazione FS Italiane.

Negli anni ’80, con la costruzione delle nuove carrozze FS tipo “Gran Comfort”, il suo primato in termini di comodità venne messo in discussione ed accantonato definitivamente nei primi anni ’90. Ritirato dal servizio nel gennaio 2004 a seguito della scadenza del chilometraggio, il convoglio fu accantonato ad Ancona, dove rimase sino al 2007, per poi essere trasferito a Falconara Marittima a seguito di una petizione contro la prospettata demolizione, previa cannibalizzazione di tutti gli apparati utilizzabili su altri treni. Gli arredi originali degli anni ’50, inizialmente conservati presso le stesse officine bolognesi nell’ottica di un restauro filologico, sono stati inviati alla demolizione in anni recenti assieme ai carri che li custodivano. Nel corso degli anni il treno ha subito un rapido degrado dovuto all’azione delle intemperie e ad ignobili atti vandalici, che lo ridussero in condizioni deplorevoli; nell’agosto del 2016 la Fondazione FS ne ha tuttavia curato il trasferimento presso le OMC di Voghera ai fini di un completo restauro.

È stato reso pubblico dalla stessa Fondazione che tale operazione, dal costo di circa 6.800.000 Euro, ha previsto il recupero funzionale, estetico ed interno dell’elettrotreno; si è provveduto infatti a ricostruire completamente gli arredi originari, (per rimpiazzare quelli moderni installati nel 1991), e ad apportare le dovute implementazioni attuali necessarie per garantirne la circolabilità in piena sicurezza (SCMT, lateralizzazione porte) e per elevare il livello di comfort (Wi-Fi a bordo). La gara per il restauro, dopo un primo bando conclusosi senza aggiudicazione, è stata vinta dalla OMS – Officine Meccaniche Segni di Porrena (AR). I lavori di recupero dell’esemplare 302, il cui importo di 13 milioni di euro è stato finanziato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e dalla Fondazione FS tramite il Gruppo FS Italiane, hanno previsto la perfetta ricostruzione degli arredi e degli interni come originariamente progettati negli anni ’50 daPonti e Minoletti. Tra il 3 e il 5 giugno 2020 è avvenuto il trasferimento dell’ETR 302 dalle Officine di Voghera allo stabilimento OMS di Porrena. Dal 2021, l’Arlecchino, restaurato e riadattato alla circolazione, è in dotazione a Fondazione FS e viene utilizzato nell’ambito di grandi eventi e manifestazioni come treno storico.

 

 

 

 

 

 

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