La siccità flagella il Friuli Venezia Giulia, ma la rete idrica di Trieste è ridondante

18.07.2022 – 10.48 – La siccità dilagante in Italia ha coinvolto il Friuli Venezia Giulia, ma non ha toccato Trieste: città che, allo stadio attuale, non presenta problemi di approvvigionamento idrico.
AcegasApsAmga ha commentato la situazione sulle pagine de Il Piccolo osservando che l’acquedotto di Trieste si rifornisce di acqua dolce attraverso una successione di pozzi sull’Isonzo a San Pier. Si tratta di sedici punti di rifornimento idrico; solo sette ne risultato utilizzati. Vi sono inoltre due punti di approvvigionamento idrico presso il Randaccio, risalente agli anni Trenta ed esemplificati dalla torre piezometrica visibile dalla Costiera: fanno capo rispettivamente alle risorgive del Timavo e del Sardos.
L’acqua dolce viene poi immagazzinata attraverso 55 serbatoi di stoccaggio, per un totale di 130mila metri cubi; il consumo giornaliero giuliano si aggira invece sui 40-45mila metri cubi. Sembra pertanto prematuro discutere, come avvenuto qualche settimana addietro, di voler costruire un desalinizzatore, a meno di non volerlo porre in connessione con le infrastrutture friulane, attualmente in seria difficoltà.
Nonostante gli enti responsabili rassicurino sui lavori per contenere le rotture delle tubazioni e le continue perdite, il capoluogo continua ad annoverare tuttavia un tasso di dispersione idrica piuttosto alto, specie nel nord Italia: a confronto con una media nazionale del 36%, Trieste perde in media il 40% dell’acqua immessa, un’inefficienza che si riflette nei costi particolarmente elevati per i cittadini.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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