Fisici in fuga, regalato un miliardo di euro ai centri di ricerca stranieri

La denuncia viene da Rinaldo Rui ed Ennio Gozzi: «Solo fra i laureati di Trieste ben 25 ricoprono posizioni stabili e di prestigio». Ecco dove sono andati a finire

Si sente spesso parlare degli scienziati italiani che fuggono all’estero, e vengono segnalati dai giornali i casi di questo o quel ricercatore. Spesso sono casi eclatanti, che fanno notizia per ragioni diverse. Si dice che sono tanti, ma non si sa quanti. I docenti di Fisica dell’ateneo giuliano Ennio Gozzi e Rinaldo Rui (nella foto) – che è anche preside della Facoltà di Scienze – hanno cercato di dare una risposta a questo quesito. Il risultato è sorprendente. «Abbiamo provato a fare un’analisi usando solo i nostri laureati in Fisica negli ultimi vent’anni, che dopo la laurea, o dopo il dottorato, hanno deciso di andare all’estero a fare ricerca – dicono -. Ci hanno risposto in tanti (troppi…), una settantina, con posizioni che vanno da full professor fino a Ph.D. students».

 «Quelli su posizioni permanenti di ricerca all’estero sono ben 25 contro 10 che hanno trovato posizioni permanenti di ricerca in Italia, fuori Trieste. Questi numeri sono approssimati per difetto; sicuramente di qualcuno ci siamo dimenticati e ci scusiamo con loro». Eppure i dati parlano, purtroppo, chiaro. «Anche se in difetto i numeri la dicono lunga sul fenomeno, specie se moltiplicato per i circa 30 corsi di laurea in fisica in Italia; significa che migliaia di fisici hanno abbandonato il paese negli ultimi 25 anni. Il costo per formare un fisico, dalle elementari al dottorato, – spiegano – oscilla tra i 300mila e i 400mila euro (dato riportato nel libro “I Nipoti di Galileo” di Pietro Greco edito da Baldini Castoldi Dalai) il che significa che l’università italiana ha regalato in 25 anni circa un miliardo di euro alle università e centri di ricerca stranieri».

Si tratta di un fenomeno che riguarda solo la Fisica? «No, lo stesso fenomeno avviene in Biologia, Matematica, Chimica – sostengono Rui e Gozzi – e quindi quel miliardo diventa ben di più. In un mondo globalizzato, in cui talenti e intelligenze circolano liberamente, questo flusso in uscita di scienziati italiani sarebbe solo un segno positivo della qualità dell’Università italiana, se fosse compensato da un flusso in ingresso di talenti stranieri: purtroppo la situazione attuale è invece nettamente sbilanciata verso l’emigrazione».

C’è qualcosa di positivo in tutto questo? «Nella tristezza della situazione italiana una cosa ci rincuora: i nostri ragazzi di Trieste coprono posizioni importanti in posti che vanno dall’Mit, a Caltech, a Stanford, all’Università di Cambridge, al Cern, all’Università di Parigi, agli Istituiti Max Planck della Germania, alla Apple… Questo significa che sono bravi, ma anche che sono stati formati bene in questa università italiana cosi denigrata da tanti politici e giornalisti ».

Ecco alcuni dei ricercatori che si sono affermati all’estero:

Dario Alfè

Si è laureato nel 1992 ed è dal 2006 full professor al University College di Londra. Oltre a molti grants di ricerca per oltre 2 milioni di sterline, ha vinto vari premi quali il “European Young Investigator Award” nel 2005 e il “Royal Society Wolfson Research Merit Award” nel 2007. Dirige un gruppo di ricerca che studia il nucleo terrestre e altre strutture sottoposte ad alte pressioni e temperature. Dice che “considero molto importante per la mia carriera l’aver studiato a Trieste (tanto che mi  piacerebbe tornare) e lì ho avuto la fortuna di trovare molti maestri di prima classe”.

Piercarlo Bonifacio

Si è laureato nel 1988 ed è dal gennaio 2010 direttore del laboratorio di studio delle galassie  dell’osservatorio astronomico  di Parigi. E’ autore di oltre 290 lavori e ha più di 5000 citazioni.  Dei suoi ricordi come studente a Trieste dice che “il piccolo numero di studenti per docente ha sempre permesso di interagire facilmente con i docenti, peraltro sempre molto disponibili”.

 

 

    Tonino Di Piazza

    Ha preso il dottorato presso l’Università di Trieste nel 2004 ed è ora, ancora giovanissimo, Group Leader e membro permanente del Max-Planck Institute for Nuclear Physics, ad Heidelberg in Germania. Si occupa, tra le altre cose, di elettrodinamica quantistica. Dice che “i tre anni di dottorato presso il dipartimento di fisica teorica di Trieste sono stati un’esperienza fondamentale per la mia crescita professionale”.

    Dario Fadda

    Si è laureato nel 1992 e dal 2006 è permanente in un centro della Nasa presso il California Institute of Technology in qualità di astrofisico. Tra gli altri riconoscimenti ha ottenuto nel 2005 il “Nasa Public Service Group Achievement Award”. Dice “Qui costa circa 28000 dollari l’anno in tasse andare all’università per una formazione che non è pari a quella che io ho ricevuto in Italia”.

      Massimo Lamanna

      Si è laureato nel 1988. E’ permanente al CERN dal 1998 ed è attualmente responsabile informatico della gestione di tutti i dati di fisica degli esperimenti del CERN, circa 40 milioni di Gigabytes. Dice “gli anni al dipartimento di fisica di Trieste sono stati fondamentali per aprirmi l’opportunita’ di lavorare in un laboratorio di punta come il Cern”.

        Nicola Marzari

        Si è laureato nel 1992 e ha avuto posizioni permanenti all’MIT, all’ Oxford University ed è ora full professor al politecnico federale di Losanna. Dice: “Mi hanno dato moltissimo il dipartimento di fisica teorica dell’Università di Trieste ed il gruppo UniTS e SISSA (stratosferico e al top al mondo) di theory of condensed matter. In una intervista per il Corriere della Sera a Beppe Severgnini che mi chiedeva, quando ero all’MIT, dove mandare un figlio a studiare dissi che lo manderei a studiare fisica a Trieste che è una delle eccellenze Italiane.”

          Alessandro Olivo

          Si è  laureato in fisica a Trieste nel 1995 ed è dal 2005 all’University College di Londra dove ora ha una posizione permanente come senior lecturer. Ha recentemente vinto il prestigioso premio inglese “Challeging Engineering” che porta in dote un milione di sterline per finanziare le proprie ricerche. Dice “sono convinto che l’aver studiato fisica a Trieste ha contribuito non poco a fare la differenza. La preparazione di base molto vasta e completa che ho ricevuto mi ha permesso di spaziare oltre la specializzazione in cui il ricercatore lavora e di sviluppare soluzioni che traggono ispirazioni da altri campi”.

            Mattia Pascolini

            Si è laureato in fisica nel 2001 a Trieste e, dopo periodi di ricerca alla Telit e alla Motorola, è dal 2008 all’ Apple in California. Ha vari brevetti a suo nome ma dice che “il brevetto di cui sono più orgoglioso è quello delle controverse antenne dell’iPhone 4 in cui figuro come primo autore. L’iPhone4 ha venduto più di 20 milioni di pezzi fino ad oggi”.

              Francesca Primas

              Si è laureata nel 1992 ed è dal 2000 staff del laboratorio ESO (European Southern Observatory) a Monaco in Germania e dal 2008 la sola donna ad essere Full Astronomer dell’osservatorio. Dice che “la mia fortuna è stata aver avuto dall’Università di Trieste una solida preparazione di base in fisica e di lavorare sul progetto di tesi che mi interessava di più.“

                Michele Vendruscolo

                Si è laureato nel 1992 ed e’ ora professore alla Cambridge University in Inghilterra. Ha molte pubblicazioni e citazioni su riviste quali Nature e Science. Si interessa di come la fisica e la chimica possono affrontare problematiche legate alla biologia. E’ spesso invitato a tenere corsi e scuole presso l’ICTP .
                Le dieci persone indicate sopra non sono le sole ad avere posizioni permanenti di ricerca all’estero.

                Ci sono anche: Bravin (Grenoble), Coslovich (Montpellier), Casula (Parigi), D’Amico (York University), Di Ventra (S.Diego), Fornari (Michigan), Giovanelli (Aix en Provence), Gondolo (Utah), Marinoni (Marsiglia), Monfardini (CNRS Grenoble), Pani (Univ. Surrey), Pascoli (Durham University), Pompei (Eso), Recchi (Vienna), Vanzetta (Marsilia) per un totale di 25 persone contro 10 che hanno posizioni permanenti in Italia, non all’Università di Trieste, e che sono: Calura (Bologna), Comelli (Ferrara), Dell’Anna (Padova), Giordani (Udine), Grava (SISSA), Mignemi (Cagliari), Pietroni (Padova), Romano (Bologna), Ruoso (Padova), Umari (Padova).

                A queste vanno aggiunte altre che sono su posizioni di long-term (5-6 anni): Accardi (Jefferson Lab.), Bergamaschi (Zurigo), Bevilacqua (EU, Bruxelles), Biasutti (Columbia University, New York), Bregant (CNRS, Francia), Lavini (Amsterdam), Mora (University College, Londra), Nicolini (Francoforte), Piani (Waterloo University), Rebusco (MIT).

                Molti nostri laureati più giovani hanno posizioni di postdoc (contratti di 2-4 anni) presso istituzioni prestigiose all’estero: Aiello (Stanford), Bomben (Orsay), Braidot (Berkeley), Cescutti (Postdam), Chitaro (Parigi), De Rosa (Ohio State University), Fontanot (Heidelberg), Liguori (Ulm), Macorini (Niels Bohr Inst), Orlando (Stanford), Panizzi (Lione), Paulatto (Oxford) , Pipino (Zurigo), Rocco (Cern), Saro (Monaco), Seriani (ICTP), Silvestri (MIT), Spitoni (Portogallo), Viola (Edimburgo), Zanusso (Mainz).

                E infine vogliamo citare 16 neo-laureati (ma sono sicuramente molti di piu’) attualmente Ph.D. students all’estero: Benedetti (Monaco), Bjelogrlic (Utrecht), Cappella (Talence), Fabris (Heidelberg), Galli (Amburgo), Galvagni (Zurigo), Giavitto (Barcellona), Guerreschi (Innsbruck ), Morri (Vienna), Ortolan (Barcellona), Penco (Syracuse University), Ricci (Losanna), Taracchini (Maryland), Tuniz (Sidney), Vampa (Ottawa), Vellischig (Leiden).

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