Scuola, sit-in a Trieste. Una scelta di “precauzione e responsabilità”

09.01.2021 – 11.30 – Con la firma dell’ordinanza regionale del 4 gennaio 2021 gli studenti delle scuole superiori vedono posticipato ancora una volta il ritorno delle lezioni in presenza. Il documento infatti sposta a dopo il 31 gennaio 2021 il rientro in classe, riportando fino a quella data la didattica digitale integrata al cento per cento.
Una scelta definita dall’amministrazione regionale “di precauzione e di responsabilità“, motivata da un lato dall’andamento del contagio sul territorio regionale, e quindi volta a scongiurare un aumento delle positività al Covid-19, e dall’altro, dalla volontà di dare certezza del ritorno della didattica in presenza, dando al contempo modo alle scuole di organizzarsi per tempo.
Una decisione che ha suscitato reazioni diametralmente opposte fuori e dentro il mondo della scuola, da un lato definita una sconfitta e dall’altro una scelta di buon senso.
“E’ chiaro che c’è una parte che rivendica un ritorno in presenza” ha affermato a tal proposito ieri il presidente Massimiliano Fedriga. “Chiedo di avere pazienza, perché dobbiamo tutelare la salute dei docenti, degli studenti e delle famiglie. In un momento in cui la pandemia è ancora molto diffusa nel nostro paese e in Friuli Venezia Giulia, non possiamo permetterci passi falsi. E riaprire la scuola per chiuderla dopo poche settimane penso sarebbe un danno ancora più grave”.

Contro non tanto la decisione in sé, quanto piuttosto al trattamento riservato al mondo della scuola nel corso della pandemia, si è espresso il Comitato Priorità alla Scuola Trieste, realtà composta da genitori, docenti e operatori scolastici di diverse tipologie, che nella mattinata di oggi, alle ore 11.00, è sceso in Piazza Unità per protestare chiedendo la riapertura delle scuole. L’iniziativa si aggiunge al sit-in silenzioso avvenuto ieri pomeriggio, sempre a Trieste, ad opera del coordinamento dei comitati dei genitori degli studenti del secondo ciclo d’istruzione del Friuli Venezia Giulia.
In particolare, ad essere denunciata è una mancata priorità nei confronti del mondo dell’istruzione, tanto a livello locale quanto a livello nazionale, con il Comitato Priorità alla Scuola nazionale che già in primavera aveva lanciato l’allarme sulle difficoltà e l’impegno che sarebbero stati necessari per la riapertura “definitiva” degli istituti a settembre in Italia.

Era chiarissimo che “sarebbe stato necessario uno sforzo anche economico non indifferente per garantire dei trasporti sicuri, spazi abbastanza ampi da non affollare troppo gli ambienti e l’aumento di personale necessario a tutto questo”. Spiega Luisa Barba, membro del comitato locale di Priorità alla Scuola. “Le nostre richieste erano quelle e sono state reiterate più e più volte. Quello che noi pensiamo è” però “che non siano state messe nella dovuta priorità”. “Sono stati spesi soldi per diversi motivi, sicuramente nobilissimi” in quanto necessari a “sostenere l’economia regionale e non solo. Ma quello che avevamo chiesto noi non è stato fatto nella misura necessaria”.
Quello che chiediamo è che uno sforzo sia fatto“. Oltretutto, aggiunge, “noi la vedevamo come un’opportunità, non solo come un gravame sulle casse regionali: si potevano pensare a delle soluzioni che in qualche modo potessero restare anche dopo l’emergenza e che costituissero un passo avanti in generale, non solo una pezza dovuta all’emergenza sanitaria”.

Eppure sullo slittamento o meno del rientro in classe, secondo il recente Policy Brief dell’Inapp – Istituto nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche – “La scuola in transizione: la prospettiva del corpo docente in tempo di Covid-19“, il 70,4 % dei docenti intervistati si è detto d’accordo con la chiusura di scuole e università fino ad emergenza sanitaria rientrata. “Non bisogna fare a cambio della salute per poter lavorare”, osserva Luisa Barba a tal proposito. “Personalmente ritengo che un lavoratore abbia il diritto, nonché il dovere, di chiedere di essere messo in condizione di lavorare in sicurezza”. “Quello che noi diciamo è: perché non sono stati messi in queste condizioni?” “E’ un anno bruttissimo” conclude, “dal punto di vista non solo del profitto” in termini educativi, “ma anche dell’evoluzione dei ragazzi”.

“Mai, e giustamente, come quest’anno c’è stato un confronto” che ha visto il coinvolgimento delle scuole. Ha commentato l’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen in merito alle critiche mosse rispetto ad una mancata priorità nei confronti del mondo dell’istruzione. “Da giugno in poi”, continua, “perché comunque sia, sulla ripresa della scuola si è iniziato a discutere già alla fine del precedente anno scolastico” vi è stato un continuo confronto con tutti i soggetti: “dai rappresentanti dei genitori e degli studenti, al trasporto pubblico locale, ai presidi, all’Ufficio scolastico regionale”.
Inoltre, continua, “il piano sui trasporti lo abbiamo fatto, il piano sanitario era già scritto, tant’è che sono partiti gli screening nelle scuole. Non è una contrapposizione” afferma, ma “è una responsabilità che tutti quanti abbiamo. Io capisco perfettamente, ma assicuro che la scuola non è mai stata lasciata da parte“.
“Come amministrazione regionale siamo convinti che la scuola non sia solo nozione, e che è necessario che i ragazzi vi tornino” aggiunge. “Però in questo momento siamo responsabili della salute pubblica: dal Comitato Tecnico Scientifico all’Istituto Superiore di Sanità”, spiega, sono stati indicati i rischi legati alla diffusione del contagio nel contesto scolastico. Inoltre, in particolare “da dicembre fino a questi primi giorni di gennaio, ogni giorno, o per un motivo o per l’altro, si parlava o della riapertura due giorni prima delle vacanze, poi dal sette gennaio, poi ancora dall’undici gennaio”. “Credo che Regione FVG, scegliendo di fissare una data puntuale di rinvio dell’apertura, abbia innanzitutto bloccato questo balletto quotidiano che da mesi vediamo sulla scuola“. “Abbiamo cercato di essere responsabili e corretti evitando questi balletti di date e sapendo perfettamente che dobbiamo rispondere al tema principale della sanità pubblica”.

Quella di posticipare il ritorno della didattica in presenza, a seconda di come la si guardi, può essere valutata come una scelta giusta o sbagliata: inevitabile per limitare la diffusione del contagio o un ulteriore danno al percorso educativo di ragazze e ragazzi. Quel che è certo però, è che per i più giovani l’assenza dell’istruzione in presenza porterà a conseguenze – formative, psicologiche e sociali – con le quali ci si dovrà comunque confrontare nei prossimi anni. “Stiamo vivendo una situazione difficile e paurosa, che inevitabilmente e purtroppo avrà degli effetti sulla società nella quale viviamo e quindi su ognuno di noi”, continua Rosolen. “In questo momento, però, bisogna dare risposte al tema della sicurezza sanitaria che è prioritario e che riguarda anche gli stessi ragazzi. I pericoli sono molti” conclude “ma bisogna avere delle priorità rispetto alle cose che si possono e si devono affrontare per il bene della maggioranza di tutti”.

n.p

Nicole Petrucci
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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