Coronavirus, lo scenario 4: troppo brutto per essere vero? L’opinione medica

06.11.2020 – 08.12 – Alla fine è arrivato: lo scenario 4. Questo scenario, purtroppo, è quello estremo, con Rt maggiore di 2 stabile e in ulteriore crescita; l’indicatore di una diffusione del contagio fuori controllo. Troppo brutto per essere vero.
Purtroppo la situazione è diffusamente molto grave sul territorio nazionale con criticità evidenti in numerose regioni. Il rapporto tamponi/nuovi positivi è in continuo aumento, confermando l’alta circolazione del virus. In certe regioni non si riesce nemmeno a raccogliere i dati al meglio, proprio per l’alta circolazione del virus, che causa un grave sovraccarico dei servizi territoriali, e questo è un fattore importante, dal momento che potrebbe portare a sottostimare la velocità di trasmissione. I due grafici sottostanti mettono a confronto la curva epidemica di luglio con quella attuale e non necessitano di commenti.

Undici regioni italiane sono da considerare a rischio elevato di una trasmissione non controllata con RT maggiore di 1,50, e 8 sono classificate a rischio moderato con probabilità elevata, però, di progredire a rischio alto nelle prossime settimane.
Adesso abbiamo un tempo di raddoppio dei casi di 6-7 giorni; Se consideriamo 30.000 casi al giorno, vuol dire che la settimana prossima, con questa crescita, arriveremo a oltre 50.000 casi, e 100.000 in un paio di settimane.
Per ora l’infezione sembra concentrata nei giovani adulti e adolescenti che in questo momento stanno favorendo la diffusione della pandemia, ma l’età media dei casi è in risalita. Se il contagio dovesse interessare le fasce di età più avanzata si determinerà un incremento del numero di decessi e di ricoveri di casi più severi.
Più il virus circola tra la popolazione normale, più ha la possibilità di raggiungere le persone fragili. Problema grave, irrisolto, resta l’affollamento dei mezzi pubblici.
Preoccupano in particolare Piemonte e Lombardia, che oltrepassano la soglia dell’Rt 2 e sono rispettivamente a 2.16 e 2.09. Il Friuli Venezia Giulia, al momento, è in una situazione di rischio moderato, con Rt a 1,5.

Significativa è la discesa della percentuale dei casi scoperti con il tracciamento. Sono solo il 19.2 per cento del totale: significa che questa attività è ormai saltata. Si conferma il prevalente ruolo di amplificazione dell’infezione svolto dall’ambito familiare/domiciliare (82,6 per cento dei focolai attivi), a cui si accompagnano focolai in ambito lavorativo (3,8 per cento) e legati ad attività ricreative (2,5 per cento).

Ora c’è necessità di misure che favoriscano una riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui sistemi sanitari. L’unica misura singola ad avere un effetto statisticamente significativo, come emerso da un recentissimo studio pubblicato su Lancet, (“The temporal association of introducing and lifting non-pharmaceutical interventions with the time-varying reproduction number (R) of SARS-CoV-2: a modelling study across 131 countries You Li, PhD Prof Harry Campbell, MD Durga Kulkarni, BPT Alice Harpur, MBChB Madhurima Nundy, MBBS Xin Wang, PhD”) è il divieto degli eventi pubblici. Il resto sposta di poco l’indice Rt. Il divieto di eventi pubblici riduce infatti il tasso di contagio del 24 per cento, la chiusura delle scuole del 15 per cento, la chiusura degli uffici del 13 per cento, le limitazioni agli spostamenti del 7 per cento e l’invito a restare a casa del 3 per cento. Ecco la classifica dei pacchetti di misure più efficaci:

  1. C’è un simil-lockdown: scuole e uffici chiusi, divieto di eventi pubblici, divieto di riunioni con più di 10 persone, limitazioni agli spostamenti e richiesta di restare a casa. Così l’Rt si abbassa del 52 per cento.
  2. C’è la combinazione uffici chiusi, divieto di eventi pubblici e assembramenti con più di 10 persone e limitazione agli spostamenti interni: in 28 giorni l’Rt si riduce del 42 per cento.
  3. C’è il mix composto da chiusura degli uffici, divieto di eventi pubblici e divieto di riunioni di più di dieci persone: l’Rt in questo caso scende del 38 per cento.
  4. C’è la combinazione di interventi più permissiva: divieto di eventi pubblici e di riunioni con più di 10 persone. In questo scenario in 28 giorni il tasso di contagiosità si riduce del 29 per cento.

I risultati dei vari pacchetti non sono immediati. In media ci vogliono 8 giorni prima di osservare il 60 per cento dell’effetto prodotto su Rt. Torniamo allo scenario 4: quali sono le conseguenze? Le terapie intensive stanno superando in molte regioni la soglia di allerta del 30 per cento. Non essendoci terapie efficaci e mancando un vaccino anti-Coronavirus l’effetto gregge è irrealizzabile, per cui le misure di mitigazione o di restrizione dei contatti interpersonali, comprese le chiusure di attività non essenziali e la riduzione della mobilità, rimangono l’unico strumento, in questa fase di massima circolazione del virus, per alleggerire la pressione sui sistemi sanitari. Bisogna evitare inoltre di ricorrere in modo indiscriminato al pronto soccorso, per non intasarne l’operatività.

L’Italia, secondo i diversi livelli di rischio previsti dall’ultimo DPCM, viene divisa in tre fasce: gialla, arancione e rossa. Tra i 21 parametri che serviranno a stabilire l’inclusione in una fascia oltre a Rt ci sono il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle residenze per anziani e case di riposo, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità. Questi indicatori, però, sono sfasati in ritardo e riflettono una situazione che risale ad almeno una settimana prima. Pensare che a Natale la situazione, epidemiologicamente, migliori sembra un azzardo di ottimismo. A fine dicembre arriverà appena l’influenza, che si svilupperà a gennaio, febbraio e marzo per esaurirsi ad aprile, sovrapponendosi alla pandemia e aggravando la situazione. Abbiamo davanti un’orizzonte temporale critico, stando così le cose e a meno di mutazioni miracolose del virus al momento non preventivabili, di 5 mesi.

Fulvio Zorzut

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