Extradoganalità, Claudio Giacomelli (FdI): ”È una battaglia per il territorio, Forza Italia ha frainteso”

09.10.2020 – 08:12 – Il primo ottobre l’aula consiliare della Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato all’unanimità il documento sottoscritto da tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione circa la volontà di arrivare al raggiungimento della piena attuazione del particolare regime giuridico dei punti franchi del Porto di Trieste. Tutte, ad eccezione di Forza Italia i cui consiglieri hanno lasciato l’emiciclo. Il capogruppo forzista Giuseppe Nicoli, nei giorni scorsi, ha provato a fare chiarezza sul gesto dichiarando che il suo partito è favorevole all’iniziativa proposta da Fratelli d’Italia Trieste ma è discorde su alcuni passaggi che vedrebbero una gestione delle infrastrutture troppo romanocentrica e troppo poco locale; una visione statalista e centralista datata che un partito da sempre ispirato ai valori liberali come Forza Italia non riesce a far propria. Sulle ragioni dell’uscita dall’aula di Forza Italia ci confrontiamo con il segretario di Fratelli d’Italia Trieste, nonchè il primo firmatario della mozione, Claudio Giacomelli.

Consigliere Giacomelli, ci può spiegare com’è nata l’idea di proporre all’aula la mozione?

“La mozione è seguita a un’audizione nel corso della quale si era riscontrato l’interesse, unanime, di tutti i partiti per lo spendersi in favore del raggiungimento del regime giuridico extradoganale dei punti franchi del porto di Trieste. Per l’occasione, avevamo interpellato anche il presidente dell’Autorità Portuale, Zeno d’Agostino, con il presidente di Confetra – la confederazione regionale degli spedizionieri internazionali e dei terminalisti – Stefano Visintin e, per la prima volta, si erano riuniti attorno ad un tavolo di assemblea legislativa anche i rappresentanti locali delle dogane. Abbiamo tutti convenuto che con l’applicazione dell’extradoganalità nei punti franchi del nostro porto potremmo ottenere un vantaggio industriale manifatturiero ed economico non indifferente’. Nel corso dell’audizione è emerso che il Governo italiano, trent’anni fa, ha comunicato all’Europa i nomi dei principali punti franchi su suolo nazionale ma ha omesso, in materia di porti, quello di Trieste e la sua extradoganalità: l’Italia parlò con l’UE solo delle località di Livigno e di Campione d’Italia, e fu un grave errore’. È una questione che va avanti da decenni ma che non ha mai trovato nessuno ostinato a tal punto da farne una propria battaglia: ora è tempo di cambiare le cose. Si è discusso a lungo, e con serietà, di come si potesse cambiare l’attuale situazione, e la soluzione trovata non è la stesura di una nuova legge o di un nuovo emendamento bensì un atto di comunicazione”.

Perchè oggi è così importante?

”Il porto di Trieste in questo momento sta vivendo un periodo particolarmente florido, anche se molti si chiedono quanto la ricchezza prodotta dal porto si ridistribuisca poi effettivamente sulla città e sul Friuli Venezia Giulia. Io credo che non bisogni guardare ai guadagni del momenti bensì ragionare in ottica futura, soprattutto per quanto concerne l’allargamento delle infrastrutture ed il conseguente incremento dell’occupazione nei prossimi decenni. Riconoscere l’extradoganalità porterebbe innanzitutto dei vantaggi di natura fiscale, un aspetto non da poco, soprattutto in un periodo così difficile come quello attuale. Il riconoscimento del regime extradoganale ci permetterebbe di far tornare in città aziende che se ne sono andate da tempo alla ricerca di nuovi paesi in cui sviluppare il loro business in maniera più vantaggiosa”.

Dal Governo Conte, che cosa vi aspettate?

”Auspichiamo che il Governo faccia quanto prima questa comunicazione all’UE affinché verifichi i titoli giuridici in nostro possesso. Titoli che sono già stati verificati dal Ministro allo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, il quale ha dichiarato che alla fine del suo mandato vorrà essere giudicato proprio in base alla gestione di questo argomento. Da triestino, anche Patuanelli ha preso a cuore questa nostra battaglia di legislatura. Siamo convinti che unendo le forze potremo davvero cambiare il destino di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. Per questo motivo ci piacerebbe che il nostro territorio potesse intraprendere una battaglia unanime come quella dei veneti per la richiesta dell’autonomia; con l’eccezione che il Veneto sta chiedendo a Roma un riconoscimento in più; noi chiediamo un riconoscimento che a Trieste spetta di diritto”.

Come giudica l’uscita dall’aula degli esponenti di Forza Italia? Che idea si è fatto su questo eclatante quanto inaspettato gesto?

”Sulla scenata dei forzisti credo ci sia stato un colossale equivoco: hanno parlato di ‘romacentrismo’ nella gestione della situazione. Noi, con Fratelli d’Italia, non vogliamo assolutamente questo tipo di gestione centrale; abbiamo solo sottolineato che la comunicazione all’Unione Europea su quali siano le nostre aree soggette al regime di extradoganalità dovrà farla Roma e non la Regione Friuli Venezia Giulia. La potestà è nazionale non regionale. Se fosse il contrario ci ritroveremo tutte le regioni d’Italia a chiedere zone franche per i loro porti”.

Per Forza Italia, avete una risposta?

”Fratelli d’Italia Trieste non ha voluto rispondere alla loro provocazione: abbiamo capito fin da subito di essere stati equivocati. La mozione è stata votata e firmata dal nostro partito ma anche dalla Lega, da Progetto FVG, dal Movimento 5 Stelle e, sorprendentemente anche dai rappresentati dell’autonomismo friulano, tutti partiti tutt’altro che di concezione romanocentrica. Anche la giunta ha dato un parere favorevole’. Lo ribadisco ancora una volta: questa deve essere una battaglia del territorio, dobbiamo recuperare anche il supporto di Forza Italia. Il prossimo passo dovrà coinvolgere tutti i deputati e senatori del Friuli Venezia Giulia. Spiegheremo meglio il senso dell’iniziativa; un’iniziativa rigorosamente apartitica”.

In ottica internazionale che vantaggi potrebbe ottenere la nostra Regione con l’ampliamento delle infrastrutture dei terminal portuali e l’entrata in vigore dell’extraterritorialità?

”L’arco portuale rappresentato da Trieste, Istria e Fiume’ è quello che negli ultimi anni, in Europa, è cresciuto maggiormente. Quando il nuovo Molo VIII sarà operativo avremo a disposizione una banchina con fondali da 18 metri, in grado di poter accogliere in città navi mercantili da 22mila container’. In questo preciso momento storico, in cui ogni settore produttivo e industriale è colpito dagli effetti del Covid-19, fare previsioni troppo in grande non è prudente; tuttavia, le valutazioni pre-Coronavirus avevano stimato un aumento di merci in transito tra Suez e l’Alto Adriatico pari a 8 milioni di container in più nell’arco di un decennio. Dobbiamo essere ottimisti e pronti a cogliere questa opportunità di sviluppo: la sfida del Friuli Venezia Giulia, ad esempio, passa anche attraverso una maggiore attenzione e protezione delle linee aeree e ferroviarie. Un sistema economico integrato fa si che le grandi aziende vengano ad investire più volentieri sul nostro territorio”.

Se si fa valere la posizione giuridica dei punti franchi, non c’è il rischio di un ritorno dell’indipendentismo? Che il movimento del Territorio Libero di Trieste rivendichi ancora anche l’indipendenza cittadina e territoriale?

”Del movimento del T.L.T non mi curo, a me interessano le battaglie serie: quella per l’economia e quella che punta a dimostrare che nel centrodestra esistono progetti credibili per parlare di sviluppo del porto. Per molto tempo gli equivoci sul Trattato di Parigi e sull’Allegato Ottavo hanno tenuto la destra politica triestina lontana da queste vicende, quasi se avesse paura di essere a sua volta etichettata come autonomista. Se non si crede a Fratelli d’Italia o a Claudio Giacomelli vi invito a riascoltare la bellissima audizione di Zeno d’Agostino, nella quale spiega che l’extradoganalità è una cosa e la sovranità italiana su Trieste ed il suo porto è un’altra, e che quest’ultima non è assolutamente in dubbio. Mescolare extradoganalità con indipendentismo significherebbe buttare alle ortiche un’importante battaglia per il territorio, un’autentica rivoluzione copernicana oserei dire”.

Gli Stati Uniti hanno messo il veto sulla Cina a Trieste; crede che i traffici cinesi potrebbero essere dirottati su Capodistria?

”Noi rispetto al Porto di Capodistria abbiamo dei vantaggi in termini economici di gran lunga competitivi. In termini di denaro, Trieste è avvantaggiata su questo tema. Tutt’altro sarebbe ragionare in termini di infrastrutturazione, ma i discorsi sono molto diversi l’uno dall’altro”.

C’è una volontà politica da parte della nostra politica locale di lavorare con quella slovena affinché possa nascere una sorta di collaborazione piuttosto che una rivalità?

”Se parliamo di far nascere un interporto fra Trieste e Capodistria, di questo si discute ciclicamente da anni. In questo momento credo sia fondamentale sviluppare principalmente il nostro terminal; poi, in futuro, si vedrà. I governi italiano e sloveno collaborano su diversi fronti ma in ambito portale, al momento, c’è solo concorrenza”.

[g.t.]

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