19.05.2020 – 18.58 – Una doppia inopportunità, storico-sociale nonché economica e legata alla crisi attuale, sarà alla base dell’azione di opposizione di Fratelli d’Italia alla restituzione alla comunità slovena dell’edificio in via Fabio Filzi a Trieste attuale sede della Sezione di Studi di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (SSLMIT) dell’Università di Trieste, precedentemente Narodni Dom, alla comunità slovena. Lo ha dichiarato oggi in conferenza stampa il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Friuli Venezia Giulia, Claudio Giacomelli, assieme a Fabio Scoccimarro, Salvatore Porro ed Elisa Lodi. “Parliamo”, ha spiegato Giacomelli alla stampa, “di un supposto danno prebellico di 100 anni fa, peraltro già risarcito alla fine degli anni Cinquanta come previsto dal trattato di Londra. Il risarcimento dell’incendio dell’hotel Balkan, il Narodni Dom appunto, fu pagato con milioni e milioni di lire del Dopoguerra, che consentirono la ristrutturazione sempre a Trieste del teatro sloveno di via Petronio. Lo riporta il sito stesso del teatro. Siamo ora in una situazione di crisi economica dovuta all’emergenza Coronavirus: l’operazione di restituzione coinvolgerebbe un valore complessivo di 30 milioni di euro, e comporterebbe il trasloco dell’istituzione universitaria d’eccellenza, italiana ed europea, che ora utilizza la sede di via Filzi. Va a sommarsi anche il risanamento a carico dello stato italiano dell’immobile ‘Gregoretti Due’, ipotizzabile in 4 o 5 milioni di euro”. Giacomelli, per dare un termine di paragone, ha ricordato che con 4 milioni di euro sarebbe possibile intervenire sugli impianti antincendio di tutte le scuole triestine, adeguandoli alle normative e ai livelli di sicurezza attualmente richiesti. “Lo stato italiano”, ha proseguito, “va a pagare tutto questo per dare un immobile di elevato valore, 9 milioni e mezzo di euro, gratuitamente, a due associazioni private. Che peraltro non hanno chiesto l’intestazione della proprietà, ma soltanto il comodato, in modo che gli oneri di gestione e manutenzione straordinaria, molto rilevanti, rimangano in capo all’Italia. Se l’operazione andrà avanti, coinvolgeremo la Corte dei Conti”. Non sarebbe assolutamente pensabile quindi, secondo Fratelli d’Italia, portare a termine l’operazione di restituzione proprio nell’attuale fase di crisi solo per rispettare l’accordo sottoscritto anni addietro fra Italia e Slovenia dal ministro Angelino Alfano. Critico, Giacomelli, anche sul comportamento stesso della Slovenia nei confronti dell’Italia su altri fronti: “La Slovenia è uno stato che in questo momento dovrebbe essere chiamato in vertenza diplomatica, convocandone l’ambasciatore, per farsi spiegare il problema della rotta balcanica e per chiedere perché lasci passare un flusso continuo di migranti irregolari in barba al trattato di Dublino”.
“Il 13 luglio è prevista la visita”, ha spiegato poi Fabio Scoccimarro, “del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di quello sloveno, Borut Pahor, a Trieste per il centenario della ricorrenza del Narodni Dom. Auspico, l’ho detto in passato e lo ribadisco con forza, che venga anche chiesto scusa per le foibe e per quanto i paesi dell’ex Jugoslavia hanno fatto a Trieste. Come fece Willy Brandt a Varsavia: sarebbe molto utile per buttare acqua sul fuoco, e non benzina, come invece si sta facendo”. A 75 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, questa l’opinione di Scoccimarro, non ci sarebbe bisogno di iniziative divisive delle due comunità, quella italiana e quella slovena, i cui rapporti si rafforzano di anno in anno. “Quello che sta avvenendo”, ha dichiarato Scoccimarro, “nasce dall’ennesimo errore del Governo, allora a guida Renzi, che per avere i voti sloveni sulla questione dell’Agenzia del Farmaco europea, e ottenerne il trasferimento Italia, ha fatto una concessione in più. Facendo anche male i conti, perché l’Agenzia è andata in Olanda”. È arrivato secondo Scoccimarro il momento di superare quanto accaduto nel secolo scorso: “Le due dittature, quella nazista e quella comunista, sono state entrambe condannate dal Parlamento Europeo. La comunità slovena a Trieste è una presenza storica e nessuno vuole o potrà mai negarlo. Una certa sinistra ha una visione a senso unico di quella che è la storia: non si capisce, se non lo si spiega, come nacquero le violenze al Balkan e perché la gente andò a manifestare sotto un edificio che, lo ricordo, non è mai stato di proprietà della comunità slovena, come risulta dall’estratto tavolare che ho qui con me, in cui sono riportate le proprietà degli ultimi due secoli. Non c’è nessun rogito a favore delle associazioni slovene. In quegli anni si contrapponevano il panslavismo e il nazionalismo italiano; il grave fatto dell’assalto dei nazionalisti al Balkan, in un momento in cui il fascismo era nato da pochi mesi, si verificò in reazione ai fatti di Spalato del giorno prima. Che ci fossero le associazioni slovene, al Balkan, era giusto; purtroppo sia i nazionalisti italiani e i fascisti, che quelli sloveni e socialisti, a quell’epoca erano armati: nel contesto di cent’anni fa, fra due nazionalismi violenti ci fu lo scontro. Ed entrambi sbagliavano, un crimine non si pareggia con un altro crimine. Il fascismo aveva continuato a vessare gli sloveni come avevano fatto gli italiani nazionalisti nell’Ottocento; nel 1920 peraltro il governo italiano era socialista. Non ha importanza chi ha incendiato il Narodni Dom, è comunque un gesto violento, ingiustificabile e da condannare. Mantenere però una visione parziale della storia e andare a rievocare oggi, nel 2020, dei fatti divisivi della città di Trieste che risalgono al 1920 è quantomai inopportuno”.
“Immaginiamo, come Fratelli d’Italia”, ha concluso Giacomelli, “che il Ministero dell’interno e l’agenzia del Demanio di Roma del ‘Gregoretti Due’ di Trieste non sappiano assolutamente nulla. Vorrei sottolineare che non si tratta di una questione ideologica: ho volutamente iniziato sottolineandone l’impraticabilità economica nella situazione di pesante crisi attuale. Milioni e milioni di euro, per una cosa che abbiamo già risarcito, in questo momento non si possono spendere: sarebbe vergognoso. E ci opporremo: con il Governo stiamo lottando in questo momento per tappare i 600 o 700 milioni di buco dovuti all’emergenza sanitaria Covid, e un’operazione da 30 milioni per il Narodni Dom non l’accettiamo. E se questo ‘qualcuno’ pensa di sostituire, per l’evenienza, i voti di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale di Trieste con quelli del Partito Democratico, sappia che poi fino alle prossime elezioni dovrà fare affidamento sempre sui voti del PD e non più sui nostri. La maggioranza non è un autobus sul quale si sale e si scende a seconda della situazione. Chi ha iniziato a parlare di necessità di pacificazione fra italiani e sloveni è stato il Movimento Sociale negli anni Cinquanta. Fratelli d’Italia è favorevole a chiudere i conti con la storia: lo siamo così tanto, che pensavamo per il Narodni Dom fossero già chiusi, dal momento che lo Stato italiano l’ha già risarcito”.
[r.s.]


