11.04.2020 – 07.30 – Il primo Ospedale Militare di Trieste risale al 1789: collocato a fianco della caserma un tempo esistente in Piazza Oberdan, ospitava 120 posti letto. La rafforzata presenza militare negli anni della Restaurazione e ancor più durante il neoassolutismo del Ministro Alexander Bach impose a Trieste la costruzione di un nuovo Ospedale, capace di far fronte ai 5600 soldati della guarnigione, così come ai 20000 stanziati nella sola Istria.
C’era dunque la necessità di un nuovo Ospedale Militare che fosse idoneo ad alloggiare fino a 600 malati. Dopo una breve ricerca, iniziata nel 1853, si decise di costruire il nuovo Ospedale sulla via Commerciale nuova (oggi via Fabio Severo), in una zona all’epoca aperta campagna.
I terreni appartenevano al mercante di origini israelite Isacco Guetta, già noto a Trieste per aver finanziato, nella via degli Artisti, la costruzione del Teatro Filodrammatico.
Il contratto, siglato nel 1856, prevedeva la vendita di “una porzione della di lui realità contrassegnata dal numero tavolare 143 di Scorcola che ha una superficie di tese quadrate 3.980, cinque piedi ed undici pollici per un valore concordemente fissato di fiorini 22 per ogni tesa quadrata corrispondente ad un totale di fiorini 87.581 e carantani 41 e 2/4”.
Vienna ricevette un anno dopo, il novembre del 1857, la notizia dell’acquisto del terreno; l’imperatore Francesco Giuseppe si adoperò a questo proposito affinché la Marina austriaca contribuisse con le sue finanze alla costruzione dell’Ospedale (28 gennaio 1858) ma incontrò un rifiuto. Si decise di posporre la costruzione con il decreto imperiale del 10 aprile 1858, ma nel frattempo la situazione peggiorava drasticamente con la seconda guerra di indipendenza italiana dell’anno successivo, il 1859, destinata – tra le tante cose – a devastare le finanze dell’Austria. Seguirono tre anni di attesa prima che la costruzione iniziasse nella primavera del 1863.
La pianta dell’Ospedale, a causa delle condizioni del terreno, risultò composta da un corpo centrale con due lunghe ali laterali.
Secondo le ricerche di Romana de Carli Szabados, era già stato costruito nel 1864 il corpo centrale, a forma di H (Hauptgebaude), le parti retrostanti delle ali, l’edificio sul retro (Commandantenhaus), le lavanderie (Waschhaus) e le fondamenta della camera mortuaria (Leichenhaus).
L’imprenditore Vincenzo Turrini aveva vinto l’appalto per la costruzione, ma dopo un anno si ritrovò in bancarotta, perché per avere condizioni concorrenziali aveva promesso di scontare del 18% i prezzi di gara.
Si preferì proseguire allora pagando direttamente gli operai e i capi mastri, sotto la guida governativa del Genio militare.
Mancavano gli ultimi ritocchi: un sistema di riscaldamento, affidato alla viennese Siegel, che utilizzava aria calda convogliata attraverso pozzi in muratura combinato con le “normali” stufe; e l’approvvigionamento d’acqua, con una serie di pozzi e una conduttura connessa al nuovo acquedotto.
L’ospedale venne completato nei primi mesi del 1866; il 5 maggio 1866 veniva ufficialmente inaugurato. Un involontario tempismo nella costruzione, perché un mese dopo l’Austria avrebbe fronteggiato la Prussia nella rovinosa battaglia di Sadowa e nel corso dell’estate avrebbe vinto in battaglia, ma perso nella diplomazia contro l’Italia.
Il Kriegsarchiv di Vienna contiene il progetto esecutivo dell’Ospedale triestino, dal quale apprendiamo che una delle “menti” dietro il progetto era il comandante del genio maggiore, Romano Roszner. La pianta architettonica viene convenzionalmente attribuita all’ingegnere Luigi Buzzi a cui si deve anche la Centrale Idrodinamica del Porto Vecchio.
L’edificio – funzionale, ma esteticamente piacevole come da tradizione – non abbandona velleità decorative fortissime, evidenti in un cocktail di stili difficilmente descrivibile a parole.
L’Ospedale Militare è ovviamente un edificio in stile neogotico, tale da ricordare un castello. Il pensiero corre alle linee affilate della chiesa evangelica di Largo Panfili di Karl Johann Christian Zimmermann, ma non è l’unico modello. L’ospedale ricorda anche il Rundbogestil del castello di Miramare di Carl Junker, così come il neogreco del palazzo delle Assicurazioni Generali degli architetti Luigi Zanotti ed Eugenio Geiringer. Lo stile aguzzo, ma aggraziato ricorda vagamente lo stile neomoresco di Carlo Machiachini per la chiesa serbo-ortodossa di via S. Spiridione.
L’elemento più interessante è senza dubbio la Casa del Comandante nella parte centrale, con la cappella, gli uffici e le abitazioni. Le finestre con l’arco ogivale o l’arco armato rientrano nella categoria dello “Spitzbogen“; ma non mancano le finte merlature.
Dopo un onorato servizio come Ospedale – tra cui spicca aver accolto nel 1918 i laceri sopravvissuti del famoso 97 Reggimento di fanteria Freiherr von Waldstätten – la struttura cadde lentamente in disuso. L’abbandono definitivo avvenne – come tante strutture storiche di Trieste – a fine anni ottanta del Novecento (1988).
La solidità della struttura permise tuttavia che sopravvivesse agli anni di disuso, fino a quando tra il 2010 e il novembre del 2014 l’Ospedale venne radicalmente ristrutturato, trasformandolo nell’attuale casa degli studenti universitari.
L’ospedale, non assolvendo più alla sua funzione sanitaria, è stato aggiornato attraverso un intervento volto a fornire una struttura ecologica e al passo con le ultime tecnologie.
Contemporaneamente l’intervento è stato anche conservativo, volto a evidenziare l’innata “storicità” dell’edificio.
Il pavimento di piastre di arenaria – i famosi “masegni” – è stato conservato nelle stanze principali, mentre nell’atrio sono ritornati alla luce i grandi pilastroni in pietra carsica.
Il tetto era marcito nel frattempo, ma le travi provenienti “dagli alberi secolari delle foreste austriache” sono state recuperate.
Piccola curiosità: l’orologio è stato restaurato, ma non è più funzionante.




