16.03.2020 – 21.43 – Il Consiglio dei Ministri ha oggi approvato il “maxi-decreto” intitolato “Cura Italia” che avrà il compito di sostenere l’economia al collasso a seguito dell’epidemia di Coronavirus attualmente in corso. Il provvedimento, nel suo complesso, prevede una serie di deroghe ai pagamenti delle tasse e una serie di misure volte a sostenere piccole e grandi imprese.
“Cura Italia” dovrebbe iniettare nel sistema 25 miliardi di denaro fresco che sua volta dovrebbe permettere di movimentarne 350 miliardi. Un primo passo per l’economia italiana a cui dovrà seguire, per il mese di aprile, un analogo “maxi-decreto”.
Il ministro dell’Economica Roberto Gualtieri ha avvertito che il decreto ha utilizzato “tutto l’indebitamento netto” autorizzato dal parlamento, ovvero i 25 miliardi. A questi vanno poi aggiunti 3 miliardi e mezzo per la sanità e 10 per l’occupazione.
Sebbene il decreto sia piuttosto complesso, è possibile estrapolarne alcuni punti d’interesse, con riferimento ai lavoratori, alle imprese e al ruolo delle Regioni.
Nell’ambito del fisco, sono sospesi i versamenti delle ritenute d’acconto dei contributi previdenziali e assistenziali, così come per i premi per l’assicurazione obbligatoria.
Viene inoltre sospeso ogni adempimento fiscale con scadenza tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020. I versamenti sospesi verranno effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.
Per le botteghe e i negozi, straziati dalla crisi economica, viene riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1.
Il decreto prevede un aiuto anche per la sanificazione degli ambienti, i cui costi, occorre ricordarlo, non sono affatto “leggeri”. Per i “soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione” viene riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 50 per cento delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro fino ad un massimo di 20.000 euro.
Come il mondo del lavoro, così anche la giustizia rallenta: verranno infatti prorogate fino al 15 aprile 2020 le misure già adottate di rinvio delle udienze civili, penali e amministrative, con le relative sospensioni dei termini già adottate precedentemente fino al 22 marzo 2020.
Non manca uno sguardo al mondo penitenziario, sebbene a questo riguardo il maxi-decreto sia piuttosto vago: si vuole infatti assicurare il “pieno ripristino della funzionalità degli istituti penitenziari” sebbene si riconosca come la causa dei “gravi disordini” fossero “le notizie sulla diffusione epidemiologica a livello nazionale del Covid-19”.
Il capitolo – per sua natura assai delicato – degli ammortizzatori sociali conferma la disponibilità per la cassa integrazione; accanto a ciò sono previsti crediti d’imposta per botteghe e negozi. Viene infatti riconosciuto, come da testo del maxi decreto, “un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1”.
Il governo ha cercato di venire incontro anche ai liberi professionisti titolari di partita Iva, così come ai “cococo” e ai lavoratori agricoli e dello spettacolo.
Difficilmente sono misure che potranno soccorrere chi ha partita Iva e ha avuto l’attività economica “distrutta” dalla crisi in corso; la speranza è che sia un primo passo e non l’unico. Si prevede rispettivamente “per i liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data del 23 febbraio 2020”, per i “lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data e, iscritti alla Gestione separata non titolari di pensione” e per i “non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, agli operai agricoli a tempo determinato e ai lavoratori dello spettacolo” un’indennità una tantum pari a 500 euro.
È stata data particolare rilevanza, nell’ambito della famiglia, alla possibilità per i dipendenti privati di assistere i figli se hanno dodici anni o meno; in pratica fino alla preadolescenza. Si tratta di un congedo speciale, pari a quindici giorni ripartibili come meglio desidera il lavoratore, per i quali è prevista un’indennità pari alla metà della retribuzione.
Non si tratta di quindici giorni per ciascun genitore, ma di metà mese in comune; pertanto il padre può scegliere ad esempio di profittarne per dieci giorni; la madre per cinque; completando così il massimo di congedo possibile.
In alternativa al congedo, è possibile scegliere un bonus di 600 euro con i quali pagare una baby sitter.
La soluzione scelta presenta più di un problema, considerando come la quarantena già ora sia ben oltre le due settimane; e come tanti genitori siano entrambi lavoratori e magari con figli di tredici, quattordici anni e pertanto esclusi dal “maxi-decreto”.
Il capitolo “Imprese” vede l’Italia adottare misure straordinarie per far fronte alla crisi epidemica in corso: sono infatti previste requisizioni da parte della Protezione Civile ogni volta che ve ne sarà necessità di “presidi sanitari e medico chirurgici“.
L’Italia si è considerata dal secondo dopoguerra un paese manifatturiero; pertanto non sorprende in quest’ambito la scelta d’introdurre una deroga alle norme vigenti affinché ogni azienda possa produrre mascherine chirurgiche.
Infine va rilevato, sempre nell’ambito delle imprese, come lo stato fornirà una garanzia per prestiti fino a 5 milioni di euro volta a investimenti e ristrutturazioni di situazioni debitorie, nel rispetto delle garanzie e dei limiti previsti dal provvedimento stesso. Un fondo di garanzia centrale disponibile fino a 9 mesi dal provvedimento.


