Kröwnn: il mare di Venezia protagonista del nuovo album

16.12.2019 – 10.35 – Uscirà a breve per la Jetglow Recordings il nuovo album dei veneziani Kröwnn: il mare di Venezia protagonista del nuovo album dal titolo “Bluedeep“.
Per indirizzare un minimo i lettori stiamo parlando di una band fautrice di un heavy metal del sottogenere stoner tendente al doom, non fanno quindi parte della branca psichedelica, che pure vanta in Italia degli eccellenti gruppi, ma si ispirano piuttosto ai lavori dei capostipiti Black Sabbath.
Il titolo e lo stesso artwork di copertina ci dicono già molto su questo disco: si tratta di un concept album che ha per tema il mare e più precisamente il mare di Venezia, come ci viene ricordato subito dalla sirena campionata nel primo pezzo e che viene realmente utilizzata per annunciare l’acqua alta nella città lagunare.
Attenzione però, non si tratta del mare estivo, sovraffollato di turisti, ma di un mare “freddo” portatore di disperazione ed orrori indicibili di lovecraftiana memoria, invisibile agli occhi dei più, una sorta di dimensione parallela.
Un progetto sicuramente ambizioso e molto coraggioso nel quale i nostri non temono nulla e, in un’epoca dove la soglia di attenzione dell’ascoltatore medio si è pericolosamente abbassata sotto i tre minuti, ci propongono brani che facilmente raggiungono i dieci minuti di durata.

Diciamo subito che questa scelta non penalizza assolutamente il lavoro: la composizione è molto buona ed i chitarristi Michele e Nicola imbastiscono una vera e propria fabbrica di riff sempre con gusto e varietà facendo volare i minuti quasi senza accorgersene.
La voce del cantante e chitarrista Michele è perfettamente complementare alla parte strumentale, mai eccedendo in presenza e comparendo solo dove necessario, per i più appassionati lo stile utilizzato mi ricorda piacevolmente la cantata di Danzig nel suo primo album, soprattutto in “Tidal Wave“.
Non sono le uniche influenze presenti, ce ne sono molteplici e tutte amalgamate con sapienza, penso ad esempio all’inizio di “Krakenn” molto “tooliano” anche se poi il pezzo evolve in tutt’altra direzione.
A mio avviso si tratta di un buonissimo album ma non adatto a tutte le orecchie: se cercate il ritornello facile o la struttura del brano standard guardate altrove, qui le canzoni sono dei veri e propri viaggi dove non sai la direzione che la canzone prenderà ed è proprio quello il bello. Unico appunto a questo proposito la canzone “Draquaariis“, a mio avviso la meno riuscita dell’album non perché sia brutta ma perché molto lunga e nel contempo poco ricca di colpi di scena.
Ho parlato dei chitarristi ma anche la sezione ritmica fa il suo come si suol dire: Silvia al basso produce un muro del suono non indifferente ed Elena alla batteria è sempre precisa e puntuale anche se a mio avviso una produzione più sontuosa la avrebbe valorizzata maggiormente.
L’album mi è piaciuto molto e mi sento di consigliarlo senza remore agli appassionati del genere, segnalo inoltre per i più hipster la possibilità di acquistare il lavoro in formato audiocassetta in tiratura limitata e numerata con all’interno anche una postcard del bellissimo artwork di copertina.

Raul Crescentino 

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