Canone Rai, che sia l’ultimo anno? La proposta del Movimento 5 Stelle

21.11.2019 – 08.15 – “Paghiamo allora questo abbonamento, per mantenerli in salute e in sentimento”. Più trent’anni, ormai, da quando Renato Fiacchini, in arte Zero, se ne andò scontento da un programma, scrivendo una canzoncina solo in apparenza celebrativa nei confronti dell’allora Viale Mazzini di Milano, e in realtà pesante satira. E siamo ancora qui a parlare di canone del servizio televisivo pubblico. Che cosa accadrà nel 2020, ci sarà ancora il Canone Rai?

Non è un mistero il fatto che Stefano Patuanelli, concittadino ministro per lo Sviluppo Economico, ce l’abbia su col canone Rai da tempo, e abbia proposto, sposando le battaglie dei suoi compagni nel Movimento 5 Stelle, Paxia e Paragone, di abolirlo, attraverso una proposta di legge (in realtà due, una alla Camera e una al Senato) presentata questa estate; neppure Beppe Grillo è noto per il suo amore sviscerato nei confronti dell’emittente pubblica. Per dire la verità, se ciò accadesse e se il canone, che è in realtà una tassa sul possesso dell’apparecchio, dovesse veramente scomparire, sarebbe con la felicità degli italiani. È improbabile però ancora una volta che la tassa, dopo essere già stata rimodulata da Matteo Renzi, venga abolita completamente; dalle dichiarazioni più recenti di Patuanelli stesso, l’ipotesi più probabile è quella di una ulteriore riduzione per la fasce di reddito più basse. Il problema più grosso, infatti, è proprio quello di mantenere “in salute e sentimento” – proprio come cantava Zero – i canali della radiotelevisione italiana. Per Patuanelli non risulta però giustificato mantenere i 90 euro di canone stabiliti dal governo di Matteo Renzi nel momento in cui la Rai riduce i suoi costi aziendali ed ha avviato ristrutturazioni e razionalizzazioni; il ministro ha sottolineato alla Commissione di Vigilanza che l’evasione è sì risolta, ma si è creata una situazione nella quale chi ha il reddito più basso viene gravato di una ulteriore voce sulla bolletta energetica, trovandosi in difficoltà.

Al di là delle facili battute, è pienamente comprensibile che la televisione di Stato sia un asset strategico da tutelare; si discute però da tempo sul perché a tutelarlo non bastino già altre imposte – non poche, nel nostro paese – esistenti, e sul come vengano utilizzati gli introiti pubblicitari dell’azienda pubblica che, per quanto in calo a causa della trasformazione in corso nel mercato pubblicitario, assommano pur sempre a 625 milioni di euro contro i 635 dell’anno precedente; non due lire, insomma. Una difficoltà della proposta del Movimento 5 Stelle potrebbe essere proprio il fatto che per recuperare il mancato introito del canone si punterebbe sulla pubblicità, eliminando il tetto di raccolta imposto alla RAI; resta però da capire come, visto che la vendita pubblicitaria stenta più che per calo di domanda, per necessità di rivedere, verso il basso, tariffe che avevano raggiunto tetti altissimi, insostenibili per le imprese, e di tenere conto dell‘elevatissima competizione sviluppatasi sul Web. Se i privati pagano, per la pubblicità, Google e Facebook (che poi versano allo Stato italiano tasse ridottissime), non pagano la Rai. E neppure Mediaset.

L’idea di abolire il balzello più odiato dagli italiani è condivisa da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Prima di arrivare a una decisione, occorre però che l’iter parlamentare si compia. Per ora, l’opinione della larghissima maggioranza di chi guarda la Tv resta quella che il ‘canone’ sia una tassa obsoleta e ingiusta. E per chi non ha l’apparecchio televisivo, vale la pena di non dimenticare l’esenzione, le modalità sono sempre quelle del 2018, con in più la facilità di poterlo fare via Internet autenticandosi con lo SPID. “Viva la RAI”.

[r.s.]

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