15.11.19-12.00-L’arresto cardiaco che ha colpito ieri una diciottenne ad Aurisina è un caso di cronaca che si inserisce in un filone già corposo di sportivi colti da malore durante l’attività. I casi più eclatanti e rimasti nella memoria sono, tra gli altri, il decesso struggente del ciclista Michael Goolaerts durante la Parigi-Roubaix, quello di Piermario Morosini, successivo di pochi mesi a quello del pallavolista Vigor Bovolenta, e tornando indietro al ‘77 con la morte sul rettangolo di gioco di Renato Curi. Tutti sono morti per problemi cardiaci, tra i più frequenti nelle storie di cronaca nera legate al mondo dello sport, sia dentro che fuori dal campo, come nel caso di Davide Astori. La ragazza che si allenava nella palestra comunale di Aurisina è stata soccorsa adeguatamente e con prontezza, ora è ricoverata a Cattinara.
Il suo caso riapre una serie di dubbi che ciclicamente si pongono quando si verificano casi di questo genere. È possibile evitare questi tragici imprevisti? Si può rendere più accurata la visita medica che rilascia il certificato di idoneità agonistica? Sulle pagine di Repubblica il Cardiologo (UO Cardiologia/UTIC Aurelia Hospital Roma) Cristian Parisi ha spiegato le procedure che rendono sicura e controllata la gran parte degli sportivi: ”Lo screening inizia dall’Ecg che, pur con tutti i suoi limiti, continua ad essere il primo passo che permette in alcuni casi di fare diagnosi, e in altri di rivelare un sospetto diagnostico di patologia. L’integrazione con un ecocardiogramma color Doppler consente di rilevare alterazioni strutturali come la maggior parte delle cardiomiopatie, patologie del primo tratto dell’aorta e le patologie valvolari. Infine, un test funzionale (test da sforzo) ci permette di studiare il comportamento elettrico del nostro cuore quando sottoposto a stress fisico”.
Tuttavia una zona d’ombra rimane, come emerge dalle parole di Cristina Basso, direttore del Centro di Patologia vascolare e fautrice dell’autopsia a Morosini. In un’intervista al Corriere del Veneto ha spiegato che la malformazione congenita rivelatasi fatale per il calciatore nel 2012 era una variante della cardiomiopatia aritmogena mai rintracciata prima. Non solo, perché a ciò si aggiunge l’impossibilità, per una visita come quella per l’idoneità, di risalire a possibili patologie o malformazioni: “La visita medico-sportiva di routine – ha spiegato Basso – non rileva patologie così complesse. Bisognerebbe fare la Tac a tutti, ma non è possibile”.
Questo sul lato medico, ma dal luglio 2017 è entrato in vigore il decreto che prevede la dotazione di un defibrillatore in ogni impianto sportivo, compresi quelli dilettantistici. Un grande passo in avanti se si considera che casi come quelli sopra citati (verificatisi anche tra i dilettanti) sono di origine cardiaca. “Si tratta dell’unica chance – ha proseguito Parisi -, nei casi disperati, di salvare l’atleta colpito da malore con perdita di coscienza. Questi “device” oggi sono semplicissimi da utilizzare (sono previste audio-istruzioni), quindi anche un personale non medico può imparare a manovrarli con un corso di addestramento riconosciuto”.
Questo accorgimento, importante e necessario, non può tuttavia considerarsi risolutivo e salvifico per tutte le variabili dei malori che possono colpire un atleta durante l’attività sportiva: “L’Italia – ha concluso Parisi – nella prevenzione della morte improvvisa degli atleti è uno dei Paesi più all’avanguardia al mondo, ma maggiori risorse (pubbliche o private) consentirebbero un ulteriore salto di qualità”.
[d.g.]








