15.11.2019 – 11.15 – E’ stato approvato nella giornata di ieri, giovedì 14 novembre, dal Consiglio regionale – con ventisei voti favorevoli di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Progetto FVG – il disegno di legge n.71 “Esercizio coordinato di funzioni e servizi tra gli enti locali del Friuli Venezia Giulia e istituzioni degli enti regionali di decentramento amministrativo“. Quattordici i voti contrari del Partito Democratico, Cittadini, Patto per l’Autonomia, Open-Sinistra FVG e M5S; si è astenuto dal voto Igor Gabrovec di Slovenska Skupnost .
“Una stagione nuova per le autonomie del Friuli Venezia Giulia”. Così l’assessore regionale alle Autonomie Locali Pierpaolo Roberti ha definito il ddl 71, sottolineando come esso rappresenti “una riforma che fa il bene del territorio e dei sindaci”, dando loro maggiore e concreta autonomia “dispiegando le funzioni che sono di competenza comunale ma che non si riducono alle semplici erogazioni di servizi e consistono anche nelle funzioni di sviluppo del territorio, secondo ciò che è previsto dal testo unico degli Enti locali”.
Sulla riforma numerose critiche sono state sollevate da parte dell’opposizione, a partire dal Partito Democratico, con il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Russo, primo relatore di minoranza, il quale ha evidenziato come tale riforma non dia una reale risposta alle richieste dei sindaci: “Non ci sono risposte sul personale, non ci sono sulle risorse di cui ci sarebbe bisogno. Non c’è risposta rispetto alla capacità di organizzare i piccoli Comuni, soprattutto quelli più sofferenti, in realtà che possano progettare insieme e che possano in maniera collettiva presentarsi alla Regione chiedendo le risorse necessarie”.
Russo ha inoltre sottolineato come sarebbe opportuno che le “funzioni di pianificazione sovracomunale e di area vasta spettino ai Comuni in forma associata o comunque attraverso strumenti aggregativi” accusando quindi il centrodestra di non volere “che siano i Comuni ad avere questo ruolo”, pensando invece “al futuro ritorno delle Province per svolgere queste funzioni”. Questo, secondo l’esponente dem, significherebbe “porre un forte freno allo sviluppo coordinato del territorio e annullare ogni possibilità di creare una visione comune”.
“L’unico dato certo di questa riforma è che le Unioni territoriali intercomunali (Uti) spariranno.” Ha dichiarato Mauro Capozzella (M5S), relatore di minoranza. “I Comuni potranno scegliere di continuare l’esperienza associativa, ma sotto un altro nome: le Comunità”. Il Consigliere ha quindi sottolineato come tale strumento trovi in questa riforma la sua massima declinazione, “fino a diventare libera e incontrollata autodeterminazione”.
“L’errore di fondo in cui la Giunta incappa” ha inoltre aggiunto “è la convinzione che valorizzare il ruolo delle realtà locali e delle peculiarità del territorio voglia dire lasciare ai singoli la totale libertà di determinarsi” una libertà tale, come sottolineato dal Consigliere “da poter decidere se aderire o meno a forme di aggregazione che oggi risultano imprescindibili in un’azione amministrativa efficace ed efficiente.”
“Con questo provvedimento diamo il via a un’altra riforma del sistema di governance regionale dove le protagoniste sono le Comunità, le Comunità di montagna e la Comunità collinare.” Ha dichiarato il relatore di minoranza Giampaolo Bidoli (Patto per l’Autonomia), muovendo una critica in particolare alla mancanza, con l’introduzione della sovrastruttura locale rappresentata dalla Comunità, di “incentivi economici o di altro tipo per queste nuove forme di gestione del territorio, lasciando i Comuni, ancora una volta, abbandonati a loro stessi.” Secondo Bidoli in tal modo “La Regione abdica al ruolo di indirizzo e programmazione generale che naturalmente le compete, dando uno spazio di libertà totale i cui esiti, senza una visione-guida di ampio respiro, rischiano di frustrare le possibilità di lavoro associato e coordinato tra i vari enti locali.”
Il Consigliere ha poi messo in evidenza, auspicandone l’ascolto, di quelle che sono state le questioni legate al funzionamento delle Comunità individuate dal Consiglio delle autonomie locali: il principio di adeguatezza, la necessità di un sostegno economico per i costi di avvio, la valorizzazione della promozione e sviluppo del territorio attraverso un’attività di programmazione pluriennale guidata dalla Regione, la previsione di definire la forma di governo attraverso gli Statuti e non esclusivamente ex lege.
“I Comuni, per il centrodestra, non devono occuparsi di temi di area vasta, ma limitarsi allo stretto svolgimento delle funzioni comunali e il loro eventuale associarsi non può avere altro orizzonte che l’esercizio condiviso delle funzioni che già gli competono”. Ha dichiarato il relatore di minoranza Tiziano Centis (Cittadini), aggiungendo come tale riforma abbia, secondo lui, l’obiettivo di “riportare i Comuni nell’alveo delle loro competenze in senso stretto per riguadagnare lo spazio a un nuovo livello di governo, quello sì deputato, secondo la visione di questa maggioranza, a farsi carico dei temi di area vasta.”
Centis ha poi evidenziato quelli che sono secondo Cittadini i due pilastri su cui dovrebbe fondarsi l’assetto istituzionale: Regione e Comuni “ai quali deve essere assegnato un ruolo da protagonisti non solo quali erogatori di servizi, ma come principali agenti dello sviluppo delle aree mandamentali in cui è suddiviso il Friuli Venezia Giulia.”
Critico anche il relatore di minoranza Furio Honsell (Open Fvg), il quale ha evidenziato come il disegno di legge non “disegna un futuro dignitoso per i territori e per gli enti locali stessi che ne sono i soggetti esponenziali.” Sottolineando come tale riforma ponga le basi “per meccanismi che sono l’antitesi della multilevel governance che invece in tutta Europa sta irrobustendo il ruolo di Comuni e delle loro aggregazioni”. Il consigliere ha inoltre criticato la mancanza di dialogo secondo lui avvenuta nel corso della discussione in Aula: “Questa maggioranza dimostra per l’ennesima volta la sua arroganza istituzionale. Non solo non vengono prese in considerazione le opinioni delle opposizioni, ma non sono stati colti neppure alcuni degli spunti presentati dai sindaci del nostro territorio nelle audizioni.”
Soddisfatto invece il Gruppo regionale di Forza Italia, in particolare per i due ordini del giorno depositati ed entrambi accolti dalla Giunta che si impegna in tal modo a valutare di attribuire al più presto due ulteriori funzioni agli enti di decentramento regionale: quella sulla viabilità, gestita in toto dalla Regione attraverso FVG Strade dopo la chiusura delle Province, e quella sulla motorizzazione civile relativamente all’autorizzazione e vigilanza sulle attività delle autoscuole e sui centri di istruzione automobilistica. “La prima necessità” ha affermato il Presidente Giuseppe Nicoli “è ridare autonomia ai Comuni, trasformando obblighi in opportunità di rendere i servizi erogati ai cittadini sempre più efficienti ed efficaci. Gli enti di decentramento regionale si occuperanno per ora solo dell’edilizia scolastica, ma siamo certi, in virtù dei nostri ordini del giorno, che i passi successivi saranno la gestione delle strade che ancora tutti chiamano ‘provinciali’ e la motorizzazione civile”.


