3.4.19|19.04-L’obbligo di avere in dotazione un defibrillatore in ogni impianto sportivo, compresi quelli dilettantistici, è entrato in vigore con il decreto del 26 giugno 2017, che riprende quello risalente al governo Monti, associato in sedi informali al cognome di Renato Balduzzi, allora Ministro della Salute. All’epoca della sua stesura, il decreto colse la necessità di tutelare gli sportivi agonisti dopo la morte per una cardiomiopatia aritmogena del calciatore Piermario Morosini, crollato a terra durante Pescara-Livorno il 14 aprile 2012.
L’intervento del governo rese obbligatoria, oltre alla presenza del defibrillatore, anche la formazione all’uso di almeno un referente per qualsiasi società, professionistica o dilettantistica. All’attuazione del decreto si opposero subito però difficoltà organizzative, come l’impossibilità di terminare i corsi propedeutici nelle zone terremotate (un mese dopo il decesso di Morosini l’Emilia-Romagna fu sconvolta da un sisma, tre anni prima era toccato all’Abruzzo), costringendo il ministero della Salute a prorogare di volta in volta i termini dell’entrata in vigore, fino appunto a giugno 2017.
Dal primo luglio di quell’anno “ogni impianto sportivo-si legge nel portale del ministero della Salute– deve essere dotato di un defibrillatore semiautomatico o a tecnologia più avanzata; nel corso delle gare deve essere presente una persona formata all’utilizzo del dispositivo salvavita.”. Una dotazione, quella del defibrillatore, che è stata una conquista ma non è bastata due settimane fa per salvare la vita a Roger Maria Pizzi, centrocampista 22enne dell’Argelatese, squadra di Seconda categoria della provincia di Bologna. Nonostante l’intervento con il DAE (altro nome del defibrillatore semiautomatico) il giovane è morto in ospedale per arresto cardiaco.
Eventualità terribili, che si possono però limitare. In questo senso va anche l’iniziativa lungimirante, al di fuori dell’ambito sportivo, di costruire nel centro di Trieste tre colonnine dotate di defibrillatore. I corsi per imparare a usare il DAE sono tenuti dai servizi 118 delle aziende sanitarie e dai centri accreditati, che a Trieste sono:
4U a.p.s. centro di formazione BLSD, SOCIETÀ NAZIONALE SALVAMENTO c/o cooperativa “La Bora”, SOCIETÀ ITALIANA DI MEDICINA EMERGENZA URGENZA PEDIATRICA SIMEUP SEZIONE FRIULI VENEZIA GIULIA (solo corsi pediatrici), AIRSAC EUROPA, A.D. GLOBAL SOLUTION SRLL, FEDER FORMA e a Muggia FO.S.VER..


