Quota 100, il settore pubblico vince sul privato. Il 3 per cento delle domande in Friuli Venezia Giulia

14.08.2019 – 18.35 – Sono circa 131 mila le domande di adesione a Quota 100: circa il 3,2% sono state effettuate nel Friuli Venezia Giulia. Inoltre secondo i recenti dati raccolti con riferimento ai “nuovi pensionati” con quota 100, le regioni dell’Italia settentrionale si posizionano nella parte alta della classifica quanto agli importi erogati agli ex dipendenti pubblici e privati. La ragione è da identificarsi a monte e va valutata con riguardo alle retribuzioni percepite dai lavoratori, rispetto alle quali è parametrato il successivo trattamento pensionistico.

Difatti, secondo quanto emerso dal rapporto Inps, esse figurano al vertice della classifica in tema di importi elargiti a dipendenti nel settore pubblico e privato a titolo di retribuzione. Infatti, al Nord della penisola vengono in media corrisposti rispettivamente 131 e 110 euro a giornata, a fronte di altre Regioni dove queste somme sono nettamente inferiori (si pensi che in Calabria sono mediamente pari a 116 e 90 euro giornalieri). La differenza non è di poco conto se si analizzano le retribuzioni mensili dei dipendenti e non può che riflettersi su quanto percepito dagli stessi a titolo di pensione. Più nello specifico, fino al 30 giugno 2019 analizzando le domande presentate all’Inps per l’accesso al trattamento pensionistico denominato “quota 100”, su tutto il territorio nazionale si evince che la maggioranza delle stesse provengono da soggetti ex lavoratori privati, piuttosto che pubblici.

Tuttavia, a fronte di tale dato, se invece si pone l’attenzione alle somme erogate ai beneficiari della prestazione previdenziale, le cui domande siano state accolte, il risultato si ribalta: difatti, l’ago della bilancia in questo caso pende a favore degli ex lavoratori operanti nel settore pubblico su gran parte del territorio nazionale, confermando tra l’altro il trend dell’anno precedente, che quindi beneficiano di somme particolarmente elevate rispetto alla media. Nonostante questo, però, potrebbe accadere che i dipendenti pubblici si trovino dinanzi alla necessità di sostenere una spesa particolarmente onerosa, pur non possedendone il capitale necessario, ad esempio nel caso di ristrutturazione dell’immobile oppure per il consolidamento di un debito preesistente.

Ricordiamo che coloro che rientrano in questa categoria di soggetti possono agevolmente accedere a forme di finanziamento come la cessione del quinto (per approfondimenti sulle modalità di accesso: http://www.calcoloprestito.org/guida/cessione-quinto-dipendenti-pubblici) .

La specificità di questo prestito si rinviene dalla peculiare modalità di restituzione degli importi prestati dall’istituto di credito prescelto dal soggetto: difatti, la rata mensile, pattuita al momento della stipula, non verrà pagata direttamente dal debitore, come di solito accade per i prestiti personali, ma verrà versata direttamente dall’ente nelle casse ad esempio dalla banca o finanziaria, tramite apposita trattenuta sullo stipendio. Per quanto riguarda i limiti di questa forma di finanziamento, l’ammontare della rata mensile a carico del dipendente pubblico non può superare il quinto dello stipendio e la durata massima non può superare le 120 mensilità, ovvero 10 anni.

[c.s.]

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