15.06.2019 – 07.30 – Il conte Karl Johann Christian Graf von Zinzendorf (1739-1813) è un personaggio storico ricordato con grande affetto da Trieste per il suo ruolo rivitalizzante e moderno nell’amministrazione della città nell’ultimo quarto del Settecento, in special modo quale Governatore (1770-1780).
La stele a Opicina – restaurata nel 2018 grazie allo speciale interessamento dei cittadini – ne ricorda l’impresa più celebre, ovvero quella costruzione della strada Trieste-Vienna destinata a restare, fino all’avvento della ferrovia Sudbahn (1857), la più efficiente via di comunicazione con l’entroterra austriaco. Non a caso verrà infatti chiamata “Zinzendorfia”. Pochi però conoscono i diari di Karl von Zinzendorf, il quale, come tanti suoi illuministi contemporanei, amava annotare giornalmente riflessioni ed eventi, ritratti e impressioni di viaggio. I diari del Governatore sono testimonianze preziose, perché mescolati agli appunti di ogni giorno, come il tempo o le incombenze da sbrigare, ritroviamo riflessioni su Trieste e la sua economia, così come sulla politica e gli intrighi alla corte degli Asburgo.
Il conte Karl von Zinzendorf nacque come secondo figlio di un’antichissima famiglia della nobiltà austriaca, capace di far risalire la propria genealogia fino all’anno mille. Legami parentali pertanto prestigiosi, se si considera come Zinzendorf fosse nipote del conte Nicolò Lodovico de Zinzendorf, fondatore e vescovo dell’Ordine dei Fratelli Moravi.
Dopo un periodo di studi presso l’Università di Jena (1761), il conte scelse un incarico a Vienna quale C. R. Consigliere di Commercio presso il Consesso Commerciale dell’Austria Inferiore. Una scelta peculiare, ma adatta a uno spirito irrequieto e affamato di novità quale Zinzendorf. Il lavoro infatti lo impegnava in continui viaggi per tutta Europa: un’occasione perfetta per conoscere i diversi “lumi” del tempo. Si parte con la Svizzera, dove incontrò Voltaire e Gottlieb Emanuel von Haller; proseguendo con la Scozia, dove ebbe modo di chiacchierare con Robert Hume e William Robertson; approdando infine a Berlino, dove conobbe Federico I di Prussia. Senza dimenticare un’escursione nei porti gelati del profondo nord, a Upsala, dove ebbe modo di incontrare il naturalista Linneo. I legami di Zinzendorf non trascurarono però mai i titoli nobiliari, perché il conte compì tutto l’iter per diventare cavaliere dell’Ordine Teutonico, dapprima presso l’isola di Malta e in seguito a Mergentheim (Germania).
Quando Giuseppe II decise di abolire l’Intendenza Commerciale di Trieste, istituto risalente a Carlo VI (1732) e da tempo sorpassato, il ruolo di Governatore passò a Karl von Zinzendorf. Un’occasione per il conte di mettere in pratica, passando dal ruolo di viaggiatore a un impegnativo incarico pubblico, tutti gli insegnamenti, le esperienze e i principi liberali appresi durante quasi quindici anni di viaggi ininterrotti. Se il conte e la sua “Zinzendorfia” vengono ancora ricordati, il merito spetta a questa fase preparatoria, all’aver conosciuto un mondo scoppiettante di novità e idee, animatamente discusse nei caffè dei philosophes.
Non a caso il conte Zinzendorf viene tutt’ora ricordato come un convinto liberista, che combatté tutta la propria vita contro i privilegi delle corporazioni e contro le (ingiuste) tassazioni. Sotto la sua guida vennero abolite le barriere doganali tra gli stati austriaci e venne difesa la libertà di produzione in conflitto con i monopoli asfissianti delle corporazioni di mestiere. Una lotta contro gli intralci burocratici d’ancient regime che suona tragicamente attuale.
“Rettitudine, disinteresse e imparzialità mi assicurarono presto l’affetto dei cittadini e dei commercianti – ricorda Zinzendorf nella sua autobiografia – In realtà il patriziato non era proprio contento dell’introduzione di una libera concorrenza per il commercio di tutti i viveri, ma il fatto che il Sovrano non era mal disposto verso di me, volse a mio favore l’attenzione e la considerazione di tutti”.

I diari di Zinzendorf consistono in un resoconto giornaliero, redatto con diligenza dai primi anni di vita fino alla sua morte: settanta volumi, con trecento pagine ciascuno, conservati negli archivi di Vienna. Zinzendorf scriveva in francese, all’epoca vera e propria lingua franca; ma lo stile mescola in maniera disinvolta espressioni inglesi, italiane e tedesche, quale testimonianza del cosmopolitismo dello scrivente. In questo caso ho preferito scegliere le testimonianze provenienti dai primi due anni a Trieste, tra il 1776-1777.
Il carattere umile di Zinzendorf emerge già dall’arrivo a Trieste, il lontano 13 giugno 1776. Il conte preferisce infatti accelerare la corsa della sua carrozza, onde arrivare in città con l’oscurità della notte ed evitare ogni cerimoniale di benvenuto: “Entrato a Trieste alle otto e mezza della sera con molta pioggia. Alla Barriera domandarono il mio nome e la risposta fu: “Il Governatore”. Passai con piacere le vie larghe e bene pavimentate e venni a discendere alla mia casa di Governatore”. Il primo giorno già Trieste fa sentire la sua voce, perché Zinzendorf immediatamente annota il tempo inclemente, dapprima “Gran vento e pioggia, se non m’inganno vento di garbino o di sud-sud-est, mare mosso” e in seguito “tempo fresco, forte pioggia e scirocco al mattino”.
I diari rivestono speciale interesse per i triestini alla luce delle tante descrizioni paesaggistiche, narrate con dovizia di dettagli e con accuratezza propria di un naturalista. Uno dei primi viaggi a Trieste di Zinzendorf, nel 1766, vede infatti un Carso desolato e “lunare”: una sterminata pietraia, che suscita nel nobile austriaco una sensazione di schiacciante malinconia.
“Io non vidi che alte montagne tutte aride e nude di una pietra bluastra, di modo che aveva l’aria di una terra maledetta…” Quando però Trieste compare all’orizzonte, allora il giudizio muta, diventa positivo: “La veduta della città è bella dai due Lazzaretti; dal nuovo essa appare più bella, dal vecchio più grande; si vede il Castello e, sparse ad anfiteatro, una quantità di ville o mandrie, o case di campagna distese sulla montagna”.
Zinzendorf preferiva conoscere il luogo che governava e nel tempo libero si dedicò fin da subito allo studio della storia (e geografia) locale. Iniziò con l’“Historia sacra e profana della città di Trieste” del venerabile padre Ireneo della Croce, passando poi al saggio storico di Carlo Morelli de Schonfeld, “Saggio storico della contea di Gorizia”.
Zinzendorf non si vergognava poi a chiedere notizie ai triestini più venerandi, raccogliendo così notizie di prima mano sui suoi predecessori. Queste annotazioni sono importanti, perché rivelano come Trieste venisse ricordata dai suoi stessi abitanti nel corso del Settecento. Zinzendorf ad esempio menziona un certo Antonio Annibale de Bottoni, all’epoca (1776) settantottenne.
“Il vecchio Bottoni” era consulente e membro del Tribunale Mercantile di Prima Istanza, segretario della città e vicedomo. Il conte infatti osserva che “egli è un repertorio di tutto ciò che si è fatto a Trieste da 50 anni in qua. Mi parlò delle grandi fiere del tempo di Carlo VI, dall’anno 1730 fino al 1733. Si pagava il viaggio ai mercanti di Milano e della Slesia, perché frequentassero queste fiere”. E ancora: “Il vecchio Bottoni fece colazione con me e mi raccontò a lungo della visita a Trieste di Carlo VI nel 1728, quando due ambasciatori straordinari della Repubblica di Venezia vennero a complimentarlo; essi erano serviti da dieci giovani triestini”.
Zinzendorf era un accanito lettore e come tanti suoi contemporanei abbracciava con entusiasmo la novità dei giornali. Apprendiamo infatti dai diari come Zinzendorf avesse ordinato di pubblicare un foglio a stampa settimanale, intitolato “Portate dei bastimenti approdati nel Porto di Trieste”. Questo forse può venire considerato il primo periodico triestino. Era già esistito qualcosa del genere in precedenza, ma erano niente più che copie manoscritte scomode e pesanti, compilate da un triestino della comunità ebraica, che annotava le navi in arrivo e in partenza, con i relativi carichi. Sotto la guida del Cancelliere del Magistrato di Sanità Andrea Giuseppe Bonomo questo foglio volante ebbe larga diffusione fino al 1786, quando il ruolo passò all’Osservatore Triestino.

I sentieri, le strade, gli itinerari… I diari di Zinzendorf tratteggiano con l’accuratezza di una mappa tridimensionale Trieste e il suo circondario: i viaggi nei dintorni, che siano a Gorizia o semplicemente a Opicina, vedono delinearsi i migliori percorsi e le viste più belle.
Merita riportare dunque una di queste testimonianze, dove con l’immaginazione diventa possibile sovrapporre gli antichi abitati alle case attuali, scoprendo così come poco in realtà sia cambiato, tanto nell’assetto urbanistico, quanto nell’uso della stradaria.
Il conte parte alle prime luci dell’alba, il 25 giugno 1776: “Levato alle quattro del mattino, prima delle cinque venne da me Pittoni, indi Struppi. Trovammo dei cavalli fuori città, al Ponte Rosso. Con me ne avevo uno di Geremia Francol. Quietamente salimmo dietro il Lazzaretto Sporco, abbandonammo la strada di Tergestello per prendere quella di Terstenigo. A man mano che si saliva, la città si ingrandiva e Trieste presentava il più bel quadro possibile: sequenze di colline ben coltivate a boschi e querce. Al canto degli usignoli arrivammo alla casa di Bonomo a Terstenigo. Di là si ha l’impressione di piombare sulla città: essa sembra tutta un piano. Muggia col suo golfo, Pirano e Grado si presentano alla stessa altezza. Ci sono delle praterie e dei boschetti”.
La tappa successiva? Opicina, ovviamente! “Fu necessario arrampicarsi su una delle aspre montagne del Carso per esaminare la strada pietrosa che conduce ad Opicina, strada la cui manutenzione è a carico della città. Raggiungemmo un altro percorso che da Scorcola conduce ad Opicina. Tra le vigne, la cui fioritura diffondeva un odore admirable, trovammo ad Opicina, villaggio in mezzo al Carso, dei campi mirabilmente coltivati. Guadagnammo la grande strada di Gorizia. Si vedeva il Tabor, un vecchio castello in rovina su una collina e più lontano il monte Nanos, del quale parla Pomponio Mela”.
Zinzendorf, però rimane un Governatore e un uomo d’affari; non a caso la descrizione del viaggio viene conclusa da una considerazione ironica sui costi di mantenimento delle strade dell’impero, specie tra Trieste e Vienna. Insomma, un cenno polemico a quanto diverrà la futura Zinzendorfia: “Abbandonammo di nuovo la grande strada per guadagnare attraverso un vecchio sentiero il villaggio di Longera. E’ qui che l’Intendenza avrebbe voluto costruire la grande strada nazionale di commercio. Secondo Struppi, essa non costerebbe che 14 mila fiorini, ma pare ch’egli faccia i conti senza l’oste”.


