19 maggio 2026 – ore 07:30 – Giorgia Meloni verso lo strappo con Bruxelles: se la deroga al Patto di stabilità prevista per il riarmo non viene estesa anche alle spese per la crisi energetica, è a rischio l’attivazione da parte dell’Italia del programma europeo di investimenti nella difesa Safe. Il presidente del Consiglio lo ha messo per iscritto in una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la quale ha tuttavia risposto di no all’istanza italiana. Giorgia Meloni infatti ha chiesto di estendere la National Escape Clause (Clausola di salvaguardia nazionale, cioè la deroga al Patto di stabilità concessa da Bruxelles per le spese nella difesa) anche alle spese necessarie per affrontare la crisi energetica. “Se consideriamo giustamente la difesa una priorità strategica tale da giustificare l’attivazione della National Escape Clause“, si legge nella lettera: “Allora dobbiamo avere il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea“.
In altre parole: se si possono sforare i parametri fiscali Ue per acquistare munizioni e armi, allora lo si faccia anche per sostenere il caro vita. La lettera spiega che, in assenza di una simile deroga, Roma rimetterebbe in discussione l’adesione al programma di difesa europeo Safe da 150 miliardi di euro. “Sarebbe molto difficile per il governo italiano spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste”, ha scritto Giorgia Meloni: “Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini il fatto che l’Ue consente flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa ma non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale. Il testo integrale della lettera è stato pubblicato da Euronews a questo link.
E ancora, si legge nella lettera di Giorgia Meloni: “La sicurezza dell’Europa non si misura soltanto con la capacità militare bensì anche con la possibilità per le imprese di continuare a produrre, per le famiglie di sostenere i costi energetici, per gli Stati di garantire stabilità economica e sociale. Un’adeguata capacità produttiva nell’ambito della difesa si poggia necessariamente su una economia solida e in salute“. Bruxelles ha tuttavia bocciato la proposta italiana. Il portavoce della Commissione europea Olof Gill ha dichiarato: “La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l’attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni. Riteniamo che la gamma di strumenti presentata debba restare entro un quadro di vincoli fiscalmente responsabili. Osserviamo l’evoluzione della situazione”.
Articolo di Lilli Goriup


