24 maggio 2026 – ore 08:30 – C’è chi teme che partire per un anno all’estero durante le superiori possa rallentare percorso scolastico. Tuttavia, i dati sembrano raccontare una realtà diversa: gli studenti che vivono un’esperienza exchange tornano generalmente con maggiore sicurezza, nuove competenze e, in molti casi, risultati scolastici persino migliori. È quanto emerge dal sondaggio “Un anno all’estero… e dopo?”, realizzato da Astudy International Education su 840 studenti che hanno partecipato a programmi Exchange tra il 2016 e il 2025. I dati smentiscono uno dei timori più diffusi tra famiglie e scuole: oltre l’80% degli exchange students non registra alcun peggioramento del rendimento al rientro in Italia.
Nello specifico, il 51,7% degli studenti mantiene invariata la propria media scolastica, mentre il 30,2% la migliora: solo il 18% evidenzia un calo, prevalentemente legato alla fase iniziale di riadattamento. Anche gli esiti dell’esame di Maturità confermano il trend positivo: circa il 73% degli exchange students ottiene un voto superiore a 80/100 e oltre il 22% raggiunge il massimo dei voti o la lode. E naturalmente, chi torna dall’anno all’estero riscontra un forte miglioramento delle proprie competenze linguistiche: non a caso, quasi il 90% degli studenti valuta tra 8 e 10 su 10 le proprie competenze nella lingua utilizzata durante l’exchange.
Al di là del rendimento scolastico, l’esperienza all’estero può avere un impatto significativo anche sul piano personale e professionale: oltre l’80% degli studenti intervistati ritiene infatti che le competenze trasversali sviluppate durante il soggiorno siano state determinanti per il proprio futuro lavorativo. Per molti, l’esperienza exchange durante le scuole superiori ha inoltre contribuito a plasmare le scelte successive al diploma: secondo il report di Astudy International Education, le facoltà universitarie più frequentate dagli ex exchange students sono quelle politico-economiche (27,6%), seguite da linguistico-umanistiche (17,4%), medico-farmaceutiche (13,8%) e ingegneristiche (12,2%), a dimostrazione di un orientamento variegato e non limitato ai soli ambiti linguistici. E mentre il 69% degli studenti sceglie di iscriversi all’università in Italia, oltre il 30% guarda all’estero, partendo subito o pianificando esperienze future come Erasmus o master.
Ma quali sono le mete preferite dagli studenti italiani? A guidare la classifica sono i Paesi anglofoni, con gli Stati Uniti in testa al 46,3%, seguiti da Regno Unito, Canada e Irlanda. Cresce però anche l’interesse verso destinazioni come Australia, Spagna, Germania, Francia e Paesi nordici (Svezia, Danimarca, Norvegia), oltre a mete fino a pochi anni fa considerate insolite, come Nuova Zelanda e Costa Rica. La durata dell’esperienza ne conferma la natura immersiva: il 62% degli studenti trascorre all’estero un intero anno scolastico, mentre un più contenuto 34,2% opta per un solo semestre. Il ritorno nelle scuole italiane rappresenta spesso una delle fasi più impegnative dal punto di vista scolastico, emotivo e identitario: tuttavia, il reinserimento viene giudicato positivo o in linea con le aspettative da circa l’80% degli intervistati.
Ma il valore dell’esperienza all’estero non si misura semplicemente attraverso i voti scolastici o i progressi linguistici. Secondo il report, i benefici più rilevanti riguardano soprattutto le competenze trasversali acquisite: autonomia, sicurezza personale, capacità di comunicare, adattarsi e gestire le proprie responsabilità. Ciascun exchange student vede nel percorso note positive differenti: c’è chi vi riconosce un valore orientativo, chi ne sottolinea i vantaggi dal punto di vista del rendimento scolastico, e chi invece ne evidenzia le ricadute concrete nel mondo del lavoro. L’anno all’estero, più che una parentesi nel percorso scolastico, si conferma così come un passaggio trasformativo: un’esperienza che nasce come viaggio temporaneo, destinata a tradursi in una crescita personale a lungo termine.
Articolo di Benedetta Marchetti


