11 aprile 2026 – ore 11:30 – Si celebra oggi la Giornata mondiale del Parkinson (World Parkinson’s Day), istituita nel 1997 per aumentare la consapevolezza su una patologia che, a livello globale, colpisce circa 10 milioni di persone. La malattia di Parkinson è infatti la seconda malattia neurodegenerativa più comune dopo l’Alzheimer: nello specifico, si tratta di una patologia cronica e progressiva, caratterizzata dalla perdita dei neuroni che producono dopamina. Essa si traduce in sintomi motori come tremore, rigidità muscolare, rallentamento dei movimenti e instabilità posturale, e in sintomi non motori come depressione, disturbi cognitivi e disturbi del sonno. Il Parkinson colpisce prevalentemente gli uomini, con una frequenza doppia rispetto alle donne: in Italia, si stimano 300.000 pazienti con esordio intorno ai 60 anni, mentre si prevedono circa 6.000 nuovi casi all’anno nei prossimi 15 anni. La prevalenza della patologia aumenta con l’età, arrivando a interessare l’1-2% della popolazione sopra i 60 anni e il 3-5% degli over 85. Eppure, circa il 5% dei pazienti può sviluppare la malattia prima dei 50 anni. Il dato preoccupante è che si stima che i casi mondiali raddoppieranno, raggiungendo i 13-15 milioni, principalmente a causa dell’invecchiamento della popolazione.
Sebbene la causa della malattia non sia ancora nota, sono stati identificati numerosi fattori di rischio genetici, nonché diversi geni correlati a rare forme familiari di Malattia di Parkinson. Anche alcune abitudini e influenze ambientali come il fumo, il consumo di caffeina e l’esposizione ai pesticidi, a metalli pesanti, a traumi cranici ripetuti possono avere un impatto sul rischio di sviluppo della patologia. La scienza ipotizza inoltre che l’insorgenza del Parkinson preceda di un decennio i sintomi tipici di disfunzione motoria ad essa associati: questo divario può portare in diversi casi a una diagnosi tardiva e, di conseguenza, a un deleterio ritardo nell’inizio della terapia. L’impatto profondo e pervasivo del Parkinson colpisce ogni aspetto della quotidianità del paziente, dalla mobilità al sonno, dalla vita sociale allo svolgimento delle attività più comuni. Tra queste, vi è anche la scrittura: Barbara Taglioni, grafologa professionista e socia ordinaria di Cesiog, ha fornito una dettagliata analisi del fenomeno, illustrando l’impatto della malattia di Parkinson sul gesto grafico e indicando il ruolo dell’educatore come un valido alleato nella gestione dei sintomi.
In poche parole, cosa succede al soggetto parkinsoniano?
“La malattia altera sostanzialmente gli automatismi, e quindi anche il gesto grafico acquisito” spiega Taglioni. “I sintomi motori sono quelli che influiscono sul movimento e quindi anche sulla grafia. Quelli più comuni in questo caso sono tremore, rigidità muscolare e lentezza nei movimenti, seguiti da un’instabilità posturale che caratterizza le fasi più avanzate della malattia.”
Come si traducono questi sintomi in termini grafici?
“Riassumendo i sintomi grafici, ci troviamo di fronte a scritture caratterizzate da continue oscillazioni tra regolarità e irregolarità, aritmie, discinesie (movimenti involontari che impattano la scrittura), rigidità, pressione troppo lieve o troppo forte, margine superiore e margine destro più ampi, rigo ascendente.” spiega la grafologa. “Più nel dettaglio, il disturbo del movimento produce oscillazioni aritmiche e aumento spasmodico della pressione: la rigidità è invece associata alla contrazione delle dimensioni, all’ampliamento del margine destro e a una pressione più leggera. Il tremore ha come conseguenza un certo grado di illeggibilità, una pressione maggiore e caratteri più grandi”, continua Taglioni. “La bradicinesia, ovvero il rallentamento dei movimenti volontari, influisce invece sulla velocità di scrittura. La festinazione, un disturbo dell’andatura, provoca una progressiva accelerazione e riduzione dell’ampiezza dei passi, ed è caratterizzata da una postura del tronco inclinata in avanti: inoltre, il disturbo riduce la dimensione della grafia, disintegrandone la forma, con lettere atrofizzate e illeggibili (micrografia). Infine, il freezing provoca continue interruzioni sul supporto cartaceo. In poche parole, la mancanza di un ritmo interno si trasforma in una scrittura scoordinata.”
Qual è, in questo contesto, il ruolo dell’educatore del gesto grafico?
“Ricordiamo che l’educatore del gesto grafico è un professionista specializzato nell’insegnamento, nel potenziamento e nel recupero delle abilità di scrittura manuale (grafomotricità), rivolto a bambini, ragazzi e adulti.” puntualizza Taglioni. “Questa figura interviene su postura, impugnatura e fluidità del tratto, prevenendo o correggendo disgrafie e fatiche motorie attraverso percorsi individualizzati, laboratori scolastici o rieducazione funzionale. Con la doverosa precisazione che i grafologi non sono medici, la Prof.ssa Adriana Ziliotto, Psicologa e grafologa argentina che collabora da anni con l’Hospital de Clinicas, Università di Buenos Aires, dal 2005 ha collaudato un metodo nell’educazione del gesto grafico dei malati di Parkinson. Un approccio che aiuta a ristabilire alcuni aspetti dell’identità del paziente, collegati direttamente al miglioramento della scrittura: questo progresso genera un effetto positivo a cascata sulla realizzazione di molte attività quotidiane che richiedono abilità motorie fini” spiega l’esperta. “Il metodo si fonda sul rafforzamento dell’atto volontario del paziente, per tentare di supplire e contrastare il malfunzionamento degli automatismi dettato dalla patologia. Si punta principalmente a regolare il calibro e la dimensione, nonché la distensione orizzontale del tracciato: si cerca inoltre di aumentare la verticalizzazione dei singoli grafemi, agevolare la realizzazione dei gesti curvilinei anziché angolosi, e rafforzare la tenuta del rigo di base.”
Come viene applicato concretamente questo metodo?
“La prima fase si esplica valutando la condizione del soggetto dal punto di vista grafo-motorio, stilando una breve relazione e riportando indicazioni mirate al caso specifico. Osservando la postura del soggetto e la sua prensione, si chiede l’esecuzione di alcune prove, come ad esempio tracciare una decina di linee orizzontali e verticali, una serie di numeri, o un disegno: si può inoltre chiedere di copiare una frase su foglio completamente bianco, o di scrivere una breve frase sotto dettatura. Nell’osservazione e nella preparazione del lavoro successivo, bisognerà tenere conto della situazione del soggetto con cui si intende operare. I rigidi, per esempio, avranno bisogno di fogli di dimensioni ridotte. Coloro che sono colpiti da tremore necessiteranno invece di una superficie morbida su cui appoggiare il foglio. Anche gli strumenti e i materiali sono da preparare: serviranno elastici, palline di carta, fogli di carta colorati di formati inusuali e adeguatamente predisposti, pennarelli colorati di piccole e soprattutto di grandi dimensioni, eventuali supporti per la prensione, carta carbone, supporti morbidi tipo tappetino di gomma sotto il foglio di carta per evitare che scivoli.”
Come si svolge una “seduta tipo”?
“La seduta tipo dura circa un’ora e dovrebbe essere così impostata: si parte con alcuni esercizi di estensione delle dita, per poi passare ai tracciati scivolati, o in generale a tracciati volti a sciogliere il gesto grafico. In questi casi, ci si può servire di un accompagnamento musicale. La seduta continua con la scrittura su supporti e spazi condizionati con strumenti non tradizionali, per poi concludersi con la firma del soggetto. Le sedute dovrebbero ripetersi 4 volte alla settimana per circa due mesi: naturalmente, il soggetto è invitato a proseguire gli esercizi a casa anche dopo il termine delle attività.”
Quali sono le criticità del metodo appena descritto?
“Innanzitutto, è molto difficile riuscire a organizzare attività di gruppo che coinvolgano soggetti dalle caratteristiche e dalle esigenze omogenee: inoltre, non tutti i partecipanti si presentano agli appuntamenti con costanza, per le quattro ore settimanali previste. E purtroppo, se non stimolati, tendono a non proseguire gli esercizi a casa. Un’altra criticità riguarda invece la mancanza di un confronto con altri professionisti o con altre realtà che svolgono attivamente questo tipo di rieducazione.”
Secondo la sua esperienza, fino a che punto intervenire sulla scrittura può aiutare i malati di Parkinson?
“Il malato parkinsoniano che si impegna negli esercizi di scrittura anche a casa ha di regola buoni risultati. Chi si esercita regolarmente non scrive più in fretta, ma scrive in maniera più leggibile”, sottolinea Taglioni. “Porto avanti la mia attività da ormai otto anni, con la speranza di far conoscere quanto si riesca a fare per coloro che vengono colpiti dalla malattia, soprattutto negli stadi iniziali della stessa: l’obiettivo è continuare a mantenere le proprie capacità di comunicazione, combattere la tendenza all’isolamento, oltre che ottimizzare l’espressione grafica compromessa dai sintomi della malattia” spiega l’esperta. “La mia esperienza è iniziata nel 2018, dopo aver incontrato la Dott.ssa Ziliotto e il suo metodo. Ho trovato spazio all’interno dell’Associazione di volontariato denominata ‘La Rete Magica – Amici per l’Alzheimer, il Parkinson e malattie cerebrali degenerative’ presente sul territorio di Forlì dal 2008. A dar vita all’Associazione sono stati proprio i familiari degli ammalati, che per alcuni anni si sono periodicamente incontrati come gruppo di auto-aiuto, utile strumento per affrontare le difficoltà di gestione che le patologie cognitive e neurologiche comportano. L’attività dell’Associazione è quindi rivolta a incrementare il supporto al disagio che la costante e impegnativa convivenza con la malattia comporta, tramite l’ascolto, lo scambio e la condivisione di esperienze, ma anche di informazioni sui servizi esistenti nel territorio. Sono inoltre programmati incontri di formazione con esperti, serate di sensibilizzazione e momenti culturali e ricreativi che aiutano a uscire dal senso di solitudine e isolamento che questa patologia porta con sé. Il progetto è denominato ‘GRAFOLOGANDO – per continuare a scrivere insieme’ ed è fondato sul rafforzamento dell’atto volontario nel soggetto malato, per tentare di supplire e contrastare gli automatismi malfunzionanti dettati dalla patologia, utilizzando supporti cartacei e strumenti scrittori non tradizionali scelti per tornare a un gesto grafico ragionato.”
Qual è oggi il livello di riconoscimento della professione di grafologo ed educatore del gesto grafico?
“La professione dell’educatrice/ore del Gesto Grafico è a mio avviso ancora scarsamente conosciuta in tutte le sue applicazioni e declinazioni. La letteratura sull’argomento è scarsa, e l’ambiente medico in particolare non conosce assolutamente le potenzialità del nostro lavoro. In questo modo, l’iniziativa del singolo rischia di perdersi e di esaurirsi per mancanza di sostegno e un adeguato riconoscimento”, puntualizza Taglioni. “Ancora oggi, nonostante i grandi passi avanti degli ultimi anni, la professione del Grafologo e le sue varie specializzazioni vengono considerate ‘di serie B’: qualcosa che incuriosisce, certo, ma che non sempre ottiene un riconoscimento concreto dal punto di vista professionale ed economico. Basti pensare che la maggior parte delle ASL conosce a malapena la nostra esistenza. Il Disegno di legge per l’istituzione dell’Ordine e dell’Albo professionale dei grafologi, recentemente presentato in Senato e sostenuto dalla Senatrice Tilde Minasi, distingue gli ambiti di applicazione dell’attività – professionale, giudiziaria e rieducativa – proprio per chiarire competenze e responsabilità. Esso fissa requisiti e condizioni per l’iscrizione e rafforza i presìdi di affidabilità, come il rispetto del codice deontologico e del segreto professionale, nonché un sistema di sanzioni disciplinari a tutela dell’utenza. È quindi certamente un grande passo verso un riconoscimento adeguato. A mio avviso, le Associazioni di categoria non hanno in passato attenzionato l’aspetto normativo, imprenditoriale e divulgativo: oggi, in tempi decisamente più complessi e burocratici, il compito da affrontare è ancora molto in salita. Ci auguriamo che l’impegno costante e la professionalità possano finalmente dare la giusta dignità alla nostra categoria.”
Articolo di Benedetta Marchetti


