29 aprile 2026 – ore 15:30 – Il 29 aprile 1906 ad Acqualagna, nelle Marche, nacque Enrico Mattei: ricordato soprattutto per aver creato e guidato l’Ente nazionale idrocarburi (Eni), contribuendo in questo modo al miracolo economico italiano, come dirigente pubblico ispirò anche la costruzione dell’Oleodotto Transalpino che oggi connette Trieste alla Germania. In precedenza Enrico Mattei fu inoltre imprenditore, partigiano bianco e deputato della Democrazia cristiana. Poi, da presidente dell’Eni, si batté per la sovranità energetica e trasformò l’Italia in un attore indipendente sulla scena geopolitica. Figlio di un militare dell’Arma dei Carabinieri, Enrico Mattei nacque in una famiglia non agiata, da cui ereditò la cultura della dedizione al lavoro. Negli anni della sua giovinezza si diplomò ragioniere, entrò in un’azienda come umile operaio, si distinse fino ad assumere ruoli dirigenziali e in seguito divenne in prima persona imprenditore, fondando all’età di trent’anni una piccola azienda chimica di discreto successo.
Dopo l’8 settembre 1943, Enrico Mattei si unì alla Resistenza italiana, distinguendosi ancora una volta, in quel caso per il suo valore militare, per il quale fu decorato. Nel 1945 entrò nel consiglio nazionale della Democrazia Cristiana e fu nominato commissario liquidatore dell’Agip: l’Azienda Generale Italiana Petroli, la compagnia petrolifera pubblica italiana che era stata fondata nel 1926 dal governo Mussolini. Nell’immediato Dopoguerra il governo De Gasperi diede a Enrico Mattei mandato per appunto liquidare l’Agip, in quanto considerato anti-economico; egli tuttavia vi si oppose, intravedendovi il nucleo potenziale del futuro Ente nazionale idrocarburi, che lo stesso Enrico Mattei contribuì a istituire nel 1953, persuadendo il Parlamento a legiferare in tal senso. Allora Enrico Mattei si dimise dalla sua carica parlamentare per dedicarsi a tempo pieno alla presidenza dell’Eni, che non si limitò a salvare dal fallimento. Trasformò l’Ente in un’azienda di peso internazionale, improntandola a una forte visione geopolitica, che perseguiva da un lato la sovranità energetica dell’Italia e dall’altro relazioni paritarie con i Paesi produttori di petrolio, perlopiù in Africa e in Medio Oriente.
Enrico Mattei ideò in particolare il cosiddetto accordo 75/25 che, nei contratti stipulati con i Paesi produttori di petrolio, lasciava loro il 75% dei profitti: molto più che il consueto 50% proposto dalle multinazionali occidentali, perlopiù statunitensi, da lui definite le Sette Sorelle. Attraverso la sua politica energetica portà avanti una vera e propria politica estera economica, come viene definita sulla piattaforma di public history Giano. Sfidò in questo modo i grandi oligopoli energetici e trasformò l’Italia in un attore indipendente sugli scenari internazionali. Enrico Mattei concluse contratti con varie nazioni tra cui l’Egitto, l’Iran (allora Persia), persino l’Unione Sovietica. Cercò inoltre un’alleanza con l’Algeria ai tempi della guerra d’indipendenza con la Francia. In quel periodo Enrico Mattei era ormai abituato lettere e telefonate con minacce, attribuite perlopiù all’Oas, un’organizzazione paramilitare clandestina francese. Nel 1962, anno dell’indipendenza algerina e della morte di Enrico Mattei, egli era in una trattativa con il governo di Tunisi per la stipula di un accordo vantaggioso sia per la nuova Algeria sia per l’Italia, che prevedeva la costruzione di un’infrastruttura per trasportare energia dall’Africa all’Europa attraverso il Mediterraneo.
Enrico Mattei fu fonte d’ispirazione anche per il nostro territorio. Da presidente dell’Eni, nella seconda metà degli anni Cinquanta appoggiò l’intuizione del governo bavarese, quella cioè costruire una raffineria in Baviera collegata all’Italia, che in seguito portò alla creazione dell’Oleodotto Transalpino, la cui rete tuttora connette il Porto di Trieste con la Germania e l’Austria. Nel 1961, a seguito di un accordo italo-tedesco promosso dallo stesso Enrico Mattei e realizzato dall’Eni, partì il cantiere dell’oleodotto dell’Europa Centrale (Cel) da Genova a Ingolstadt. Nel 1962 entrò in servizio il Sepl (South European Pipeline) da Marsiglia a Karlsruhe, seguito nel 1963 dall’oleodotto Rdo (Rhein-Donau Oelleitung) da Karlsruhe a Ingolstadt e Neustadt. Tuttavia, a causa del costante aumento del fabbisogno di approvvigionamento di petrolio greggio, la rete di oleodotti esistente raggiunse presto la sua capacità massima. È in questo contesto che nel 1963 si riunì per la prima volta il Consorzio Tal per la costruzione dell’Oleodotto Transalpino, ultimata nel 1967. Ma Enrico Mattei non fece in tempo a veder nascere l’Oleodotto Transalpino.
Enrico Mattei perse la vita il 27 ottobre 1962, quando l’aereo che da un viaggio di lavoro in Sicilia lo stava portando a Milano si schiantò nelle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia. Assieme a lui scomparvero anche il pilota, Irnerio Bertuzzi, e il giornalista statunitense William McHale, venuto in Italia appositamente per intervistare il presidente dell’Eni. Immediatamente furono avviate indagini parlamentari, giudiziarie e giornalistiche, anche a seguito di una denuncia contro ignoti per attentato, rapidamente sporta dal fratello di Enrico, Italo Mattei. Le indagini sospettarono di volta in volta che ci fosse un sicario delle multinazionali del petrolio dietro l’accaduto oppure i servizi segreti stranieri o la mafia siciliana o l’Oas o altri ambienti ancora che Enrico Mattei si sarebbe potuto inimicare attraverso il suo attivismo politico-economico. Ma tali indagini non giunsero ad alcuna conclusione. Solo negli anni Novanta fu aperto un nuovo procedimento, che portò il magistrato Vincenzo Calia a concludere che Enrico Mattei fu “inequivocabilmente” ucciso, a seguito della detonazione di una modesta quantità di esplosivo nascosta a bordo dell’aereo, su cui il presidente dell’Eni stava volando. Gli autori non sono mai stati individuati. L’indagine si concluse in seguito con l’archiviazione e la rivalutazione del grado di realtà del delitto, da certo a verosimile.
Articolo di Lilli Goriup


