22.03.2026 – 7.30 – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso «totale e completo sostegno» al primo ministro magiaro Viktor Orban in vista delle elezioni in Ungheria in programma ad aprile 2026. Trump lo ha fatto con un videomessaggio in occasione dell’apertura della Cpac (Conservative political action conference; Conferenza dell’azione politica conservatrice) in corso nella città di Budapest. L’endorsement di Trump a Orban non è il primo. Ma questa volta arriva proprio mentre Orban è allo scontro con l’Unione europea, dal momento che l’Ungheria sta bloccando l’erogazione di un nuovo prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina. Secondo il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto al podcast Ötpontban, citato da Politico, inoltre, il vicepresidente americano JD Vance sta pianificando un viaggio a Budapest ad aprile per supportare la campagna elettorale di Orban.
«Voglio mandare i miei migliori auguri al primo ministro Viktor Orban, che ha il mio sostegno nelle imminenti elezioni in Ungheria», ha detto Trump: «Ha il mio totale e completo sostegno. È un leader forte che ha mostrato all’intero mondo che cosa è possibile quando difendi i tuoi confini, la tua cultura, l’eredità del tuo passato, la tua sovranità e i tuoi valori. Ha fatto un lavoro fantastico soprattutto sui confini, non ha i problemi di criminalità che hanno le altre nazioni. Nonostante gli attacchi lui continua a vincere. La volontà di vincere ci accomuna e vogliamo vincere in modo equo, corretto ma decisivo. Ringrazio inoltre tutti i partecipanti alla conferenza per l’impegno verso il buon senso, i principi conservatori, la comune civilizzazione che americani, ungheresi ed europei condividono. Le nostre due nazioni stanno mostrando la strada verso un Occidente rivitalizzato che proteggerà i nostri cittadini e sosterrà i nostri bambini. Continueremo a lavorare assieme sull’energia e voi continuerete a lavorare sull’immigrazione perché l’Europa ha un problema».
A novembre 2025 Orban aveva visitato la Casa Bianca. In quell’occasione aveva inaugurato «l’età dell’oro» delle relazioni magiaro-statunitensi, descrivendo una forte cooperazione in campo aziendale e accademico, e ottenuto un’esenzione dalle sanzioni statunitensi sul petrolio russo che transita in Ungheria attraverso l’oleodotto Druzhba, attualmente inattivo e causa della disputa tra lo stesso Orban e da un lato l’Ucraina, dall’altro l’Unione europea. Orban accusa l’Ucraina di mantenere intenzionalmente l’oleodotto in uno stato di inattività per «ricattare» politicamente l’Ungheria e perciò esercita il diritto di veto sui 90 miliardi di euro a Kiev: posizione che il leader magiaro ha sintetizzato con «niente petrolio a Budapest, niente soldi a Kiev». Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky invece la volontà di collaborare è massima ma l’oleodotto è fermo a causa di rallentamenti tecnici nei lavori di riparazione necessari a seguito di un importante bombardamento russo. A fronte del diritto di veto esercitato dall’Ungheria, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha commentato che il prestito arriverà a Kiev «in un modo o nell’altro».
[l.g.]


