Medio Oriente in fiamme: la guerra per rovesciare l’Iran e ridisegnare gli equilibri globali

03.03.2026 – 12.30 – Premessa – L’attacco americano-israeliano contro l’Iran continua incessantemente: l’intero Medio Oriente è ormai coinvolto. Russia e Cina, al momento, si limitano a comunicati di condanna estremamente “lievi”. Tuttavia, molte incognite rimangono all’orizzonte. Situazione – Il 2 marzo u.s. l’Institute for the Study of War (ISW), unitamente a Critical Threats (CT), ha pubblicato un dettagliato rapporto nel quale si evidenziano l’estensione del conflitto, la crisi dello Stretto di Hormuz e il possibile coinvolgimento, nelle dinamiche in atto, delle milizie Hezbollah libanesi, di quelle irachene e yemenite. In particolare, si afferma che la situazione appare caratterizzata dai seguenti sette punti chiave:

  1. La forza congiunta USA-Israele ha continuato a degradare le difese aeree iraniane per mantenere la superiorità aerea sull’Iran occidentale e su Teheran. Il 2 marzo, il Capo di Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, generale Dan Caine, ha annunciato che “era stata stabilita la superiorità aerea locale [sull’Iran]”. Gli attacchi della forza congiunta contro i sistemi di difesa aerea iraniani consentono inoltre a Israele e agli Stati Uniti di utilizzare velivoli di generazione inferiore in Iran con minori rischi.
  2. Il 2 marzo la forza combinata ha lanciato diversi attacchi aerei contro i siti della sicurezza interna iraniana incaricati di mantenere l’ordine, reprimere le proteste e diffondere la propaganda del regime.
  3. Il 2 marzo la forza combinata ha colpito l’impianto nucleare di Natanz, nella provincia di Esfahan, segnando il primo attacco a un sito nucleare iraniano dall’inizio della campagna USA-Israele, il 28 febbraio. Un analista israeliano, citando immagini satellitari del 2 marzo, ha riferito che gli attacchi hanno preso di mira Natanz e danneggiato gravemente almeno tre edifici.
  4. Le IDF hanno continuato a condurre attacchi aerei contro siti e istituzioni militari di Hezbollah in Libano il 2 marzo, per indebolire la capacità del movimento di condurre attacchi di rappresaglia contro Israele. Le IDF hanno riferito di aver colpito oltre 70 depositi di armi, siti di lancio e lanciatori di Hezbollah nel Libano meridionale.
  5. Gli Stati Uniti e Israele hanno condotto diversi attacchi contro le milizie irachene sostenute dall’Iran in Iraq il 1° e il 2 marzo, per indebolirne la capacità di condurre azioni di ritorsione contro le forze statunitensi e israeliane. Le milizie sembrano minacciare di estendere i loro attacchi ai Paesi della regione che ospitano truppe statunitensi, come la Giordania.
  6. Qualora si unissero alla campagna di rappresaglia regionale dell’Iran, gli Houthi potrebbero prendere di mira posizioni militari degli Emirati, di Israele o degli Stati Uniti nel Corno d’Africa.
  7. L’Iran sta tentando di interrompere il traffico marittimo internazionale attraverso lo Stretto di Hormuz, nell’ambito di un più ampio tentativo di imporre un costo agli Stati del Golfo. È probabile che Teheran cerchi di spingere gli Stati del Golfo a fare pressione su Stati Uniti e Israele affinché pongano fine alla loro campagna di attacchi combinati. Le azioni iraniane contro le infrastrutture energetiche del Golfo hanno inoltre danneggiato alcune industrie regionali del petrolio e del gas.

Rapporti completi ai link in descrizione:
https://understandingwar.org/research/middle-east/iran-update-evening-special-report-march-2-2026/
https://www.criticalthreats.org/analysis/iran-update-evening-special-report-march-2-2026

Il messaggio di Cina e Russia

Per comprendere meglio la posizione, decisamente “tenue”, di Mosca e Pechino, appare utile soffermarsi sul testo concordato dai due ministri degli Esteri, Sergej Lavrov e Wang Yi. Secondo alcuni analisti, tali dichiarazioni sono certamente misurate, ma non deboli: rappresenterebbero piuttosto un’immagine di stabilità, solidità e coesione reciproca.

Sia sul sito russo sia su quello cinese si legge testualmente:

Il 1° marzo il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha avuto una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese Wang Yi. I ministri hanno condannato gli attacchi militari su larga scala lanciati dagli Stati Uniti e da Israele contro il territorio iraniano, un’operazione condotta nonostante la dichiarata apertura al dialogo di Teheran. Hanno sottolineato che tali atti di aggressione rappresentano una grave violazione del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, destabilizzando l’intera regione. Particolare enfasi è stata posta sul fatto che è inaccettabile perseguire politiche volte a rovesciare le autorità legittimamente elette degli Stati sovrani. Sergej Lavrov e Wang Yi hanno chiesto l’immediata cessazione delle ostilità e hanno evidenziato l’urgente necessità di una soluzione politica e diplomatica a tutte le questioni relative al dossier iraniano, compresa la tutela dei legittimi interessi di sicurezza di tutti gli Stati del Golfo.

I ministri hanno ribadito l’unità delle posizioni di Mosca e Pechino durante la riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocata il giorno precedente su iniziativa di Russia e Cina. Hanno inoltre espresso la disponibilità a proseguire la collaborazione per contribuire alla stabilizzazione della situazione, coordinando gli sforzi all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dell’AIEA, della SCO e del Gruppo di Amici in Difesa della Carta delle Nazioni Unite.

Le parti hanno concordato di mantenere stretti contatti su tutte le questioni internazionali urgenti.

Dichiarazioni ai link in descrizione:
https://mid.ru/en/foreign_policy/international_safety/2083372/
https://www.fmprc.gov.cn/eng/syst/202603/t20260301_11866752.html

Dichiarazione del Primo Ministro israeliano Netanyahu – 1° marzo 2026

Dal sito del Ministero degli Affari Esteri israeliano propongo il testo integrale del breve discorso pronunciato dal Premier, che chiarisce inequivocabilmente l’obiettivo strategico israeliano in questa campagna: l’annientamento del regime iraniano. “Ho appena concluso un incontro con il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore delle IDF e il Direttore del Mossad. Ho dato istruzioni per il proseguimento della campagna. Ieri abbiamo eliminato il tiranno Khamenei. Insieme a lui, abbiamo eliminato decine di alti funzionari del regime oppressivo. Le nostre forze stanno ora colpendo il cuore di Teheran con crescente intensità e questo attacco non farà che intensificarsi ulteriormente nei prossimi giorni. Eppure, questi sono giorni dolorosi. Ieri, qui a Tel Aviv, e ora a Beit Shemesh, abbiamo perso persone care. Il mio cuore è con le famiglie e, a nome di tutti voi, cittadini di Israele, invio i miei auguri di pronta guarigione ai feriti.

Siamo impegnati in una campagna in cui stiamo portando in battaglia tutta la forza delle Forze di Difesa Israeliane, come mai prima d’ora, per garantire la nostra esistenza e il nostro futuro. Ma a questa campagna stiamo affiancando anche l’assistenza degli Stati Uniti, del mio amico, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e dell’esercito americano. Questa coalizione di forze ci consente di fare ciò che desidero fare da 40 anni: annientare il regime terroristico. Questo è ciò che ho promesso e questo è ciò che faremo.”

Dichiarazione al link in descrizione:
https://www.gov.il/en/pages/statement-by-pm-netanyahu-1-mar-2026

Principali evidenze e incognite

L’autorevole Economist, in un lungo e recente rapporto, aiuta a comprendere meglio questa complessa situazione, ponendo all’attenzione alcune evidenze e criticità meritevoli di attenta valutazione.

Lo scopo dichiarato del conflitto

Sia Trump sia Netanyahu hanno espresso esplicitamente il loro auspicio di un cambio di regime, sostenuto da una rivolta interna, nelle rispettive dichiarazioni coordinate. Rivolgendosi “al grande e orgoglioso popolo iraniano”, il presidente americano ha promesso che “l’ora della vostra libertà è vicina” e che, una volta conclusa questa fase, “prendete il controllo del vostro governo. Sarà vostro compito prenderlo. Questa sarà, probabilmente, la vostra unica possibilità per generazioni”. Netanyahu ha proclamato che “la nostra azione congiunta creerà le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano prenda in mano il proprio destino”, invitando gli iraniani “a liberarsi dal giogo della tirannia e a creare un Iran libero e in cerca di pace”.

L’imponente strumento militare americano

Quando, alla fine di dicembre, sono iniziate proteste diffuse in Iran e Trump ha promesso ai manifestanti che “gli aiuti sono in arrivo”, Israele e Stati Uniti hanno avviato una pianificazione congiunta. Netanyahu ha esortato il presidente a non procedere prima che fossero dispiegate nella regione sufficienti forze americane per sferrare un colpo significativo all’Iran. Il rafforzamento statunitense nell’area è stato il più imponente dalla guerra in Iraq del 2003: sono giunti due gruppi di portaerei e oltre 200 aerei da guerra, supportati da decine di velivoli cisterna e da aerei da sorveglianza. Nel frattempo, sia gli Stati Uniti sia l’Iran hanno cercato di guadagnare tempo attraverso tre round di colloqui infruttuosi su un nuovo accordo nucleare. L’ultimo si è concluso il 26 febbraio, con offerte iraniane di chiudere diversi siti nucleari e con l’ipotesi di ulteriori iniziative diplomatiche. Aerei e navi americani si stavano tuttavia già disperdendo dalle loro basi, preparandosi a colpire.

La risposta iraniana

La risposta iniziale dell’Iran è stata una raffica di lanci di missili diretti contro una gamma più ampia di obiettivi, tra cui Israele e le basi americane in Bahrein, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Finora Teheran sembra aver preso di mira principalmente le installazioni statunitensi nei Paesi del Golfo; tuttavia, qualora il conflitto dovesse intensificarsi, esiste un’ampia gamma di città e infrastrutture energetiche contro cui potrebbe scatenare il caos, con implicazioni rilevanti per l’approvvigionamento energetico globale. L’Iran potrebbe inoltre sollecitare i propri alleati nella regione – Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen e le milizie sciite in Iraq – a unirsi alla guerra, utilizzando i missili forniti negli anni. Secondo diverse fonti, gli Houthi avrebbero già promesso di intervenire a sostegno di Teheran.

La durata del conflitto

La portata della rappresaglia iraniana influenzerà in modo significativo l’andamento della campagna americano-israeliana. Nonostante l’enorme accumulo di armamenti, i due Paesi potranno sostenere una guerra a pieno ritmo solo per alcune settimane prima che le scorte di munizioni inizino a ridursi sensibilmente. È tuttavia estremamente improbabile che un cambio di regime possa essere raggiunto in pochi giorni e unicamente attraverso la forza aerea. Trump ha ripetutamente promesso di non ripetere gli errori della guerra in Iraq, quando gli Stati Uniti inviarono truppe di terra per anni a occupare un altro Paese. Dovrà decidere in tempi brevi se la prima ondata di attacchi abbia prodotto risultati sufficienti per poter dichiarare una vittoria. La fase iniziale della guerra è stata pianificata meticolosamente. Tuttavia, nessun piano di battaglia sopravvive intatto al primo confronto con la realtà. Sebbene Stati Uniti e Israele abbiano dispiegato una poderosa macchina militare, il regime islamico iraniano si prepara da tempo a questo scenario. È improbabile che ceda senza combattere.

Rapporto completo al link in descrizione:
https://www.economist.com/middle-east-and-africa/2026/02/28/america-and-israel-bomb-iran-aiming-to-topple-its-regime

Alcune brevi riflessioni

Alla luce di quanto esposto, diversi analisti internazionali sostengono che si stia assistendo alla definizione statunitense di un “nuovo Medio Oriente”, verosimilmente con l’obiettivo di impedire, nel prossimo futuro, la formazione e lo sviluppo di reti regionali autonome, competitive e capaci di esprimere una deterrenza strategica. In questa chiave viene interpretato l’annientamento di Iraq e Siria e, ora, il tentativo di eliminare definitivamente la minaccia iraniana. Senza dubbio, la volontà statunitense di neutralizzare ogni capacità militare di Teheran, puntando al rovesciamento del regime, mirerebbe ad azzerarne la proiezione strategica nell’intera macro-regione mediorientale. Altri analisti evidenziano come questo conflitto possa rappresentare, per Washington, anche un tentativo di riaffermare la propria supremazia nei confronti di Pechino e Mosca, non attraverso uno scontro diretto, bensì mediante una strategia volta a isolarle dai rispettivi alleati tradizionali.

Usare la leva energetica come strumento geopolitico globale

Secondo i dati dell’Agenzia statunitense per l’Informazione sull’Energia, l’Iran si colloca al terzo posto mondiale per riserve petrolifere, con circa il 13% delle riserve globali, e contribuisce per circa il 4,5% all’offerta mondiale di petrolio. Inoltre, circa il 90% delle esportazioni iraniane è diretto verso la Cina. Teheran detiene inoltre la seconda maggiore riserva mondiale di gas naturale, stimata in circa 34.000 miliardi di metri cubi, seconda soltanto a quella russa. Infine, numerosi esperti di geopolitica non nascondono il rischio di un allargamento del conflitto e di una sua possibile, prolungata estensione, con effetti al momento difficilmente prevedibili. Ricordiamo, come affermava Niccolò Machiavelli: “Le guerre cominciano quando si decide, ma non finiscono quando si vuole”.

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

[s.d.]

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