Messico tra cultura Azteca e Maia, tequila e narcotraffico

24.02.2026 – 16.00 – Premessa – Il 22 febbraio u.s. grande clamore, anche in Italia, ha suscitato l’ennesima ondata di violenza in Messico: oltre venti vittime e numerosi feriti. I principali media internazionali hanno informato che le rivolte avevano coinvolto diversi stati messicani dopo l’eliminazione, da parte dell’esercito, di uno dei boss del narcotraffico internazionale, Rubén Nemesio Oseguera, ex agente di polizia, meglio noto come “El Mencho”, leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). In realtà, sembra che l’operazione sia stata sostenuta dall’intelligence americana e condotta congiuntamente da esercito e marina messicani. Senza alcun dubbio “El Mencho”, sul quale, tra l’altro, pendeva una taglia statunitense di 15 milioni di dollari, rappresentava uno dei maggiori obiettivi per le autorità messicane dopo la cattura di Joaquín “El Chapo” Guzmán nel 2016 e di Ismael Zambada “El Mayo” García nel 2024. Tale evento, che ha suscitato tanto clamore nella vecchia Europa, in realtà non dovrebbe stupire. Il Messico non è più, da moltissimi anni, unicamente la terra della musica, dell’allegria, delle antiche culture maya e azteca e della tequila. Il Messico è da tempo un Paese in guerra, dove violenze inaudite, corruzione e narcotraffico internazionale stanno cercando di piegare una nazione meravigliosa, colma di cultura, musica e paesaggi mozzafiato. Una guerra invisibile che provoca da anni una mattanza senza fine. Due dati ufficiali aiutano a comprendere la portata del fenomeno: il Messico ha chiuso il 2024 con un totale di 30.057 omicidi, circa l’1,2% in più rispetto ai 29.713 del 2023, con una media di 82 al giorno. Dal 2006, le violenze legate alle attività dei cartelli della droga hanno causato più di 450 mila morti, mentre oltre centomila persone scomparse risultano ancora senza notizie.

L’operazione e le reazioni violente

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sulla piattaforma X ha confermato che gli Stati Uniti avevano fornito al governo messicano supporto in materia di intelligence, contribuendo all’operazione in cui Nemesio “El Mencho” Oseguera è stato eliminato. “El Mencho” sarebbe rimasto gravemente ferito durante l’operazione militare condotta nella località di Tapalpa, nello stato di Jalisco, decedendo successivamente durante il trasferimento in aereo verso Città del Messico. Nell’operazione sarebbero rimasti uccisi sette narcotrafficanti, mentre tre militari sarebbero rimasti feriti. Inoltre, sarebbero stati arrestati altri membri del cartello e sequestrate numerose armi e lanciarazzi. L’operazione, secondo autorevoli analisti messicani, rivestirebbe diverse dimensioni, tra cui la più rilevante sarebbe quella simbolica. Nel cuore della capitale, infatti, il CJNG aveva orchestrato nel 2020 un attacco contro Omar García Harfuch, all’epoca segretario alla Sicurezza di Città del Messico. Oggi Harfuch ricopre tale incarico a livello federale ed è alla guida della strategia di sicurezza della presidente Claudia Sheinbaum contro i cartelli. I media messicani evidenziano inoltre che l’operazione si inserisce in un momento di intensa cooperazione tra Messico e Stati Uniti in materia di sicurezza. Le preoccupazioni dell’amministrazione Trump sull’epidemia di fentanyl si sono allineate al cambiamento di approccio del governo Sheinbaum nella lotta ai cartelli, ora incentrata su intelligence e attacchi di precisione. Gli affiliati del cartello, tutti armati, in risposta all’operazione, hanno scatenato con immediatezza un’ondata di violenze in almeno venti stati del Paese. Blocchi stradali, veicoli incendiati, saccheggi e violenze diffuse hanno caratterizzato l’intera giornata del 22 febbraio. Secondo i media messicani, a causa delle violenze incontrollate, in otto dei 32 stati le autorità hanno deciso di sospendere le lezioni in presenza; i tribunali hanno interrotto le attività, mentre la presidente Claudia Sheinbaum ha lanciato un appello alla calma. Le autorità messicane, soltanto nella tarda serata del 22 febbraio, hanno riferito di aver rimosso il 90% dei 229 blocchi stradali.

Il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG)

Il National Counterterrorism Center, la Drug Enforcement Administration (DEA) e Insight Crime aiutano a comprendere meglio organizzazione e struttura di questo sodalizio criminale transnazionale. Il Cartello Jalisco Nueva Generación rappresenta senza dubbio uno dei gruppi criminali più potenti e violenti del Messico ed è responsabile di una parte significativa del traffico internazionale di fentanyl, metanfetamine e altre droghe illecite nelle Americhe, in Australia e in Europa. Formatosi intorno al 2011 dai resti del Cartello Milenio, affiliato al Cartello di Sinaloa, il CJNG ha esteso nel tempo le proprie operazioni ben oltre i confini del Messico, stabilendo una presenza in oltre 40 Paesi. Secondo l’Agenzia antidroga statunitense, il cartello opererebbe stabilmente in quasi tutti i 50 stati degli Stati Uniti. Il CJNG conterebbe attualmente tra i 15 e i 20 mila affiliati. L’organizzazione sarebbe strutturata in forma verticistica, suddivisa per regioni e caratterizzata da una marcata gerarchizzazione, oltre a una rete di alleanze criminali con gruppi minori presenti in diversi stati messicani.

Le basi operative principali sarebbero localizzate negli stati di Jalisco, Nayarit e Colima.

Le attività criminali, secondo diverse agenzie internazionali, avrebbero generato miliardi di dollari, riuscendo a condizionare ampie aree del settore pubblico e privato messicano, con particolare riferimento agli apparati politici, di polizia e giudiziari. In tale contesto il cartello controllerebbe di fatto alcuni porti, tra cui quello di Manzanillo, a Colima, da cui importerebbe significativi e continui quantitativi di precursori chimici necessari alla produzione di fentanyl e metanfetamina. Il CJNG sarebbe inoltre coinvolto nel traffico di minerali preziosi, in estorsioni, omicidi, sequestri di persona e nel traffico di esseri umani, favorendo da anni l’emigrazione illegale verso gli Stati Uniti e altri Paesi del continente americano. Il cartello ricorre sistematicamente a violenze estreme e a intimidazioni, anche mediatiche, per costringere le popolazioni locali a collaborare e per sconfiggere i cartelli rivali e le forze di sicurezza. Si ricordano, tra gli episodi più gravi, l’uccisione di 15 agenti di polizia nel 2015, diversi tentativi di assassinare esponenti politici di rilievo e, verosimilmente, l’assassinio dell’ex governatore dello stato di Jalisco, Aristóteles Sandoval.

Chi era El Mencho?

Negli anni ’80 Oseguera era emigrato illegalmente in California, vivendo a San Francisco e Sacramento, dove aveva acquisito familiarità con la logistica della distribuzione transnazionale di stupefacenti. Il suo periodo negli Stati Uniti era stato contraddistinto da vicende giudiziarie: nel 1986 era stato arrestato per possesso di arma da fuoco rubata e nel 1992 per associazione a delinquere finalizzata al traffico di eroina. Dopo aver scontato tre anni in una prigione federale statunitense, all’età di 30 anni, era stato deportato in Messico. Al suo ritorno era entrato nelle file della polizia locale, prestando servizio come agente municipale a Cabo Corrientes e Tomatlán, nello stato di Jalisco. Dopo pochi anni aveva deciso di lasciare la polizia, unendosi al Cartello del Milenio e dando successivamente vita al nuovo sodalizio criminale.

Riflessioni

La stampa messicana e i commentatori americani si pongono una domanda: cosa succederà ora?

La decapitazione del leader non distrugge né dissolve un sodalizio criminale di simili proporzioni. Tuttavia, appare probabile l’insorgere di guerre interne, possibili divisioni e nuove ondate di omicidi e violenze, concentrate principalmente negli stati di Jalisco, Nayarit e Colima. Diversi analisti si interrogano su chi possa succedere alla guida del cartello, considerato che le opzioni all’interno della cerchia ristretta di Rubén Nemesio Oseguera sono limitate, poiché le autorità hanno già neutralizzato figure chiave dell’organizzazione. Il figlio del boss, Rubén “El Menchito” Oseguera, sta scontando l’ergastolo negli Stati Uniti dal 2020, condannato per traffico internazionale di stupefacenti e possesso illegale di armi. Uno dei fratelli, Antonio “Tony Montana” Oseguera, responsabile del riciclaggio di denaro del CJNG, è stato estradato a Washington nel febbraio dello scorso anno. Successivamente il Messico ha estradato negli Stati Uniti un’altra figura chiave del sistema criminale, Abigael González Valencia, detto “El Cuini”, cognato e braccio destro di El Mencho.

Un altro fratello, Abraham “Don Rodo” Oseguera, è stato catturato nel febbraio 2025.

In tale cornice, la stampa messicana dedica particolare attenzione alla moglie di El Mencho, Rosalinda González Valencia, detta “La Jefa”, ritenuta responsabile della struttura amministrativa del cartello. Alcuni mesi orsono era stata arrestata dalle forze di polizia messicane, ma immediatamente rilasciata da un giudice. L’episodio aveva suscitato forte clamore e l’amministrazione Sheinbaum aveva criticato con decisione la scelta, denunciando la presenza di una pervasiva corruzione all’interno della magistratura. Alcuni analisti ritengono che la leadership possa essere assunta dal clan González Valencia, a capo del cartello Los Cuinis. Questa famiglia, originaria del Michoacán come El Mencho, è composta da 18 tra fratelli e sorelle. “La Jefa” presenta precedenti penali anteriori al matrimonio con Oseguera, elemento che la renderebbe una possibile erede. Un ulteriore elemento di interesse riguarda la possibile emersione di collusioni realizzate in passato da El Mencho con vertici della polizia, della magistratura e della politica messicana, con potenziali ricadute sulla stabilità istituzionale di alcuni stati del Paese. Parallelamente emerge il timore di una ricomposizione forzata degli equilibri interni, con il tentativo del sodalizio di evitare un’escalation di violenze per scongiurare la militarizzazione del territorio e l’avvio di un più ampio smantellamento del cartello.

Conclusione

Si parla del Messico, un Paese immenso con una popolazione che ha superato i 130 milioni di abitanti. Come ha ricordato Federico Nastasi, ricercatore del Centro studi di politica internazionale e docente alla Universidad Autónoma Metropolitana Unidad Xochimilco di Città del Messico, il Paese vive da tempo una sorta di “conflitto a bassa intensità”. Secondo i dati ufficiali, dal 1952 a oggi risultano scomparse 134.000 persone, di cui oltre 14.000 durante il primo anno di governo di Claudia Sheinbaum. L’agenzia di stampa AFP attribuisce alla violenza criminale circa 30.000 omicidi all’anno. Una situazione complessa e drammatica, destinata a ricevere ulteriore attenzione mediatica anche in vista dei Mondiali di calcio del 2026, che il Messico si prepara ad accogliere. In questo contesto, merita infine di essere ricordata la figura di Alberto Amaro Jordán, giornalista messicano di Atexcatzingo, nello stato di Tlaxcala, a est di Città del Messico. Dal 2018, anno in cui ha fondato il sito “La Prensa de Tlaxcala”, ha iniziato a ricevere minacce per le sue inchieste su politica, criminalità e corruzione in un territorio segnato anche dal traffico di esseri umani e dalla schiavitù sessuale. Attualmente vive sotto protezione in Spagna e continua a scrivere e a incontrare studenti, invitando tutti a conoscere per comprendere.

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

[s.d.]

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