Epstein Files, il vaso di Pandora del potere: milioni di documenti, silenzi globali e l’ombra sull’élite mondiale

21.02.2026 – 14.30 – Premessa – Gli Epstein files, in estrema sintesi, sono una vasta, direi vastissima, collezione di documenti, immagini e video inerenti alle attività criminali di Jeffrey Epstein e alla sua rete di contatti con figure pubbliche, politici e celebrità. Nelle brevi e fredde biografie leggiamo che Jeffrey Edward Epstein, cittadino americano nato a New York nel 1953, viene descritto come un giovane insegnante di matematica, successivamente trader bancario, poi imprenditore di grande successo e, infine, criminale statunitense, condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni. Condannato una prima volta nel 2009 con un accordo a lui favorevolissimo, era stato nuovamente arrestato nel 2019 per traffico di esseri umani a scopo sessuale. Secondo le dichiarazioni ufficiali, Epstein sarebbe successivamente morto suicida nella sua cella il 10 agosto 2019, al Metropolitan Correctional Center di New York. I fenomeni della pedopornografia e degli abusi sessuali, che sembrano nascondersi, tra molto altro, dietro questi files, ci inorridiscono, anche se nella realtà non riusciamo a capire molto. Non siamo cioè in grado di comprendere una situazione complessa, che sembra racchiudere apparentemente i tipici contorni di uno scandalo gigantesco, con il probabile coinvolgimento di massime cariche politiche mondiali, star del cinema, imprenditori di fama e… molte vittime, nella quasi totalità giovani donne. Abbiamo tuttavia la sensazione, il timore, che da una parte ci venga fornito l’accesso ai files e, dall’altra, ci venga interdetta volutamente la possibilità di comprendere il quadro generale e lo sviluppo delle indagini federali.

Cosa sembra nascondersi?

Un passo indietro – Dai siti americani apprendiamo che nel novembre del 2025 il Congresso statunitense ha approvato l’Epstein Files Transparency Act, consentendo in tal modo di poter accedere, “in un formato consultabile e scaricabile, a tutti i file relativi al procedimento penale nei confronti del defunto molestatore sessuale di minori Jeffrey Epstein”. Inoltre, la successiva firma di Trump al predetto Act obbliga il governo a divulgare tutto il materiale non classificato in suo possesso relativo ai casi di traffico sessuale di Epstein e della sua compagna, Ghislaine Maxwell. Maxwell, ricordiamolo, sta attualmente scontando una pena di 20 anni di carcere per il suo ruolo nei traffici di esseri umani a scopo sessuale.

In annesso i principali link americani di riferimento, tra cui quello dove poter accedere ai files:

https://www.merkley.senate.gov/wp-content/uploads/Epstein-Files-Transparency-Act.pdf
https://massie.house.gov/uploadedfiles/efta.pdf
https://www.congress.gov/119/plaws/publ38/PLAW-119publ38.pdf
https://www.justice.gov/epstein

Il Sunday Guardian ci ha informato recentemente che ora è possibile consultare oltre 3 milioni di pagine di documenti provenienti dalle indagini dell’FBI su Jeffrey Epstein. Inoltre, sembra che sia consentito altresì visionare oltre 2.000 file video e 180.000 immagini, molte delle quali sequestrate dai dispositivi di Epstein. Ovviamente molte immagini e file sono stati censurati a tutela delle vittime, ma l’insieme di questo immenso materiale sembra offrire un’ampia finestra sulla presunta vasta rete di traffico sessuale di Epstein. Tuttavia, secondo la maggioranza degli analisti americani, aprendo i siti di riferimento ci si imbatte in un ginepraio impossibile da decifrare: manca un ordine cronologico, non si comprende il contesto investigativo né, spesso, temporale.

I numerosissimi omissis rendono inoltre estremamente difficile ogni lettura analitica completa. Tutto questo non sembra certamente casuale e consente unicamente di determinare in un lettore interessato totale confusione, contribuendo a una silente alienazione.

https://sundayguardianlive.com/world/epstein-files-pdf-link-doj-releases-over-3-million-pages-videos-images-how-to-download-step-by-step-guide-167346/

Un terremoto che sembra poter travolgere una parte dell’élite politica, finanziaria e imprenditoriale mondiale

La pubblicazione dei files sta già provocando la caduta di presunti intoccabili e, secondo diversi media internazionali, anche europei, saremmo solo all’inizio. Ovviamente un tale scandalo ha visto negli USA l’esplosione immediata di accuse politiche incrociate e velati riferimenti anche al possibile ruolo svolto da intelligence straniere. In realtà, al momento, sono solo supposizioni, unicamente opinioni, tutte legittime, ma non suffragate da evidenze. Si sono dimessi alti funzionari e politici in Slovacchia, Svezia, Regno Unito e Norvegia. Turchia, Lituania e Lettonia avrebbero avviato indagini per verificare se propri cittadini siano stati coinvolti, anche indirettamente, nei crimini commessi da Epstein.

In tale contesto, alcuni podcast sembrano descriverci una vera e propria rete trasversale, per molti versi decisamente inaspettata. Si afferma infatti che dal Royal Ascot alla townhouse nell’Upper East Side, dai campus di Harvard e del MIT alle stanze di Buckingham Palace, il caso Epstein sembri disegnare un ecosistema in cui finanza, politica, accademia e monarchia si sfiorano e si proteggono. Un sistema trasversale, dove democratici e repubblicani, intellettuali, filantropi, imprenditori e reali inglesi condividono voli e silenzi. Così, quando Jeffrey Epstein cade, si incrina un equilibrio di relazioni costruito tra Manhattan, Londra, Palm Beach e Silicon Valley, fino a Mar-a-Lago.

Riflessione – Mentre cercavo di comprendere meglio la situazione, mi sono imbattuto in Julie K. Brown, giornalista investigativa del Miami Herald e tra le meglio informate sulla vicenda Epstein. Ciò che colpisce un osservatore attento non è solamente l’orrenda e criminale vicenda in sé, ma piuttosto ciò che sembra raccontarci questa ennesima storia di potere, di violenza, di ricatti, di assoluta indifferenza, di protervia e di folle senso di onnipotenza che sembra caratterizzare una parte della cosiddetta élite mondiale. Possiamo ancora parlarne, pur sapendo perfettamente e amaramente che non ci saranno sviluppi clamorosi, grazie a questa giornalista, Julie Brown, che ha sempre combattuto per mantenere in vita il ricordo e la sofferenza delle vittime, attraverso la pubblicazione, nel 2021, del suo libro Perversion of Justice: The Jeffrey Epstein Story. Nulla di nuovo, intendiamoci: il potere spesso ragiona in termini di onnipotenza, a tutte le latitudini, ma non eravamo a conoscenza di reti internazionali volte alla pedopornografia e alla violenza sulle donne, una sorta di limite superabile unicamente attraverso la ricchezza e il potere. Ovviamente tutti questi potenti sono stati con immediatezza oggetto di ricatti, e probabilmente non lo sapremo mai.

Conclusione – Davanti a un simile scempio, mi sembra di rivedere film sull’aberrazione del potere, del potere senza limiti, dell’onnipotenza del potere. Come giustamente affermano alcuni analisti, sembra di rivivere alcuni film di Pasolini, dove vengono messe in scena violenza fisica, sessuale e psicologica in rapida connessione e in continua alternanza. Sembra infatti di intravedere questo Jeffrey Epstein, tracotante, tra presidenti, reali, affermati politici, conosciuti banchieri, fini intellettuali, attori e registi di fama, imprenditori, offrire loro frutti proibiti e una rete di assistenza capace di superare qualsivoglia barriera etica e legale, con la certezza di totale immunità.

Grandi banchetti, ottimi vini e grida orrende di violenza e terrore.

E la gente comune, la cosiddetta maggioranza silenziosa?

Sembra relegata unicamente al consumismo, al soddisfacimento di bisogni imposti e al perseguimento dell’illusione della libertà. Ma da tutto questo, cosa ci deve rimanere, oltre alla speranza che le vittime abbiano un nome e una giustizia? Non certo la sola rassegnazione e, come ha recentemente scritto Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia politica presso la Pontificia Università Gregoriana, nel suo ultimo libro Dialoghi sull’etica pubblica, esiste la consapevolezza che l’etica resti sempre necessaria, indispensabile e preziosa per diventare sé stessi, ovunque e comunque. E ciò vale non solo per la singola persona, ma anche per ogni famiglia, gruppo, organizzazione, comunità e istituzione.

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

[s.d.]

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