01.02.2026 – 11.30 – Che uno screen time eccessivo possa avere ripercussioni negative sulla salute mentale dei giovani utenti è un dato ormai ampiamente riconosciuto. Ma i risultati di un recente studio italiano evidenziano una tendenza inaspettata e piuttosto inquietante: secondo i dati, un uso intenso dei social media può condurre, nel tempo, a perdere progressivamente il contatto con il proprio corpo. La ricerca, pubblicata sul Journal of Behavioral Addictions e condotta su un gruppo di 216 studenti universitari tra i 18 e i 33 anni, ha monitorato per quattro mesi le loro abitudini digitali e il loro rapporto con le percezioni corporee. Dalle osservazioni è emerso che oltre la metà dei partecipanti trascorreva almeno due ore al giorno sui social, un lasso di tempo sufficiente a influenzare il modo in cui ci si percepisce fisicamente. La dissociazione corporea, ovvero la sensazione di vivere il proprio corpo come qualcosa di estraneo o poco familiare, è un fenomeno che si estende oltre la sfera psicologica: esso implica anche una ridotta attenzione ai segnali fisiologici interni, dalle emozioni alla sensazione di fame o stanchezza, dal dolore alla tensione. Gli studiosi non erano ancora riusciti a chiarire la correlazione causa-effetto presente tra i due fenomeni: è la dissociazione a spingere i giovani verso un consumo compulsivo dei social, o l’esposizione continua ai contenuti digitali a generare il distacco tra mente e corpo?
La novità della già citata ricerca italiana sta proprio nell’aver chiarito la direzione di tale rapporto. Come illustrato da Simon Ghinassi, professore all’Università di Pisa e co-autore dello studio, “non è il sentire il proprio corpo estraneo a portare a perdere il controllo sull’uso dei social. Succede il contrario”. È l’uso problematico delle piattaforme, soprattutto i social “appearence-based”, a generare progressivamente questo senso di distacco. Il meccanismo individuato è sorprendentemente intuitivo: trascorrere diverse ore editando le proprie foto, applicando filtri e costruendo una versione idealizzata di sé, porta a guardarsi con gli occhi di un osservatore esterno. Ci si abitua a pensarsi in terza persona, a identificarsi con un’immagine ritoccata più che con il proprio corpo reale. Secondo gli studiosi, questa continua oscillazione tra sé e la propria rappresentazione digitale può favorire esperienze di dissociazione, scavando una crepa tra il proprio essere e la propria immagine. Instagram, utilizzato dal 68,5% del campione, è risultato la piattaforma più coinvolta in questo processo, seguita da TikTok (22,2%).
Oltre al distacco dal corpo, la ricerca ha evidenziato un altro effetto collaterale dell’uso problematico dei social, ovvero la tendenza a rifugiarsi nelle fantasie e nei sogni a occhi aperti: il fenomeno è meglio conosciuto come “assorbimento immaginativo”. Chi utilizza i social in modo compulsivo sembrerebbe dunque più incline a perdersi nei propri pensieri, prestando meno attenzione a ciò che accade nella realtà circostante. I questionari somministrati ai partecipanti sono serviti a misurare l’assiduità di utilizzo dei social media da parte dei soggetti coinvolti, oltre alla frequenza con cui si ritrovavano a sognare ad occhi aperti o sentirsi estranei al proprio corpo. Dai risultati è emerso che un uso eccessivo dei social, rilevato all’inizio dello studio, era correlato a una maggior incidenza sia della dissociazione corporea, sia dell’assorbimento immaginativo, a quattro mesi di distanza dal questionario. Pur riconoscendo che anche altri fattori potrebbero contribuire sia all’uso problematico dei social, sia al verificarsi di fenomeni quali la dissociazione corporea e l’assorbimento immaginativo, gli autori sottolineano l’importanza di un uso più consapevole dei social media. Curare la propria immagine online può sembrare un gesto innocuo, ma nel lungo periodo rischia di influenzare profondamente il modo in cui si abita il proprio corpo, ostacolando la normale percezione di sé nel mondo reale.
[b.m.]


