20.02.2026 – 08.17 – Liberato dopo dodici ore (prassi comune per questi casi di assenza di pericolosità immediata). Arrestato casa sua, nel giorno del suo compleanno, 66: partiamo da questo. Andrea, duca di York e fin poco tempo fa principe, ha una storia che lo colloca in ambienti con accesso a informazioni sensibili e relazioni importanti: non sessuali, ma fra nazioni. Dopo gli studi al Gordonstoun (in inglese, storia, economia e scienze politiche), e senza frequentare l’università, Andrew Mountbatten Windsor, nel 1979, entra nella Royal Navy. Si forma al Britannia Royal Naval College di Dartmouth, dove i futuri ufficiali dell’esercito di Sua Maestà seguono corsi di studi strategici e relazioni internazionali oltre alla preparazione operativa. Completa il corso d’addestramento dei Royal Marines: i Berretti Verdi, non un corpo militare qualsiasi. Serve per ventidue anni in marina: pilota di elicottero Sea King (e di altri), prende parte alla guerra delle Falkland nel 1982 a bordo della HMS Invincible. Su insistenza della madre, la Regina Elisabetta II d’Inghilterra, non una regina qualsiasi, non viene sbarcato o assegnato a compiti da scrivania, ma svolge missioni di volo, molte, come “decoy” antimissile (quegli elicotteri che si fanno quasi “sparare addosso” per ingannare le difese nemiche e proteggere i caccia) e operazioni di soccorso piuttosto delicate, tanto da ricevere elogi come ottimo pilota. Promosso comandante nel 1999, Andrew conclude poi la carriera attiva nel 2001 presso il Ministero della Difesa britannico, come ufficiale della Direzione diplomatica dello Stato maggiore navale (Diplomatic Directorate of the Naval Staff). Un incarico che lo mette in contatto con questioni di politica navale internazionale e relazioni con alleati. Nel Regno Unito, gli ufficiali di alto rango accedono a istituzioni particolari, e Andrew Mountbatten Windsor frequenta quindi anche il Royal College of Defence Studies, che fornisce formazione in sicurezza internazionale e studi strategici. Il profilo di Andrea lo colloca dunque in contesti dove la dimensione strategica e diplomatica è parte della formazione e del ruolo, anche operativo, da svolgere.
Lo storico Andrew Lownie, nel libro “Entitled: The Rise and Fall of the House of York”, sostiene che Jeffrey Epstein abbia usato Andrea come “idiota utile“, fornendo accesso a leader politici e opportunità commerciali in cambio di denaro, donne e privilegi. Andrea non è mai stato incriminato penalmente per reati sessuali: certo sostanza c’è, e non da poco, ma la causa civile con Virginia Giuffre, poi suicidatasi, è stata chiusa con transazione e senza ammissione di colpa. Eppure, in un battibaleno (facile dire: “era ora” senza fermarsi un attimo a pensarci su) ha perso titoli militari, patronati reali e persino il titolo di principe: per trovare un caso di un membro della famiglia reale inglese portato via dalle guardie bisogna tornare al 1600. Da qui la rilevanza delle ipotesi sul suo coinvolgimento, volontario o involontario, in dinamiche di Intelligence ben più profonde dei reati sessuali, senza che ciò possa voler costituire una qualche attenuante per quanto riguarda gli stessi. I movimenti internazionali legati al caso Epstein, però, sembrano un vortice che insegue i potenti; la disproporzione tra accuse, oggi quelle contro Andrew ma ci sono quelle contro Donald Trump e c’è persino Bill Gates che cancella la sua partecipazione a un congresso estremamente importante – accuse, dicevamo, non ancora provate in tribunale, e sanzioni così pesanti può suggerire altri fattori: preoccupazioni di intelligence, pressione politica o volontà di Re Carlo di proteggere l’istituzione monarchica, già di per sè tanto arrugginita e scricchiolante da far pensare che sì, Carlo d’Inghilterra possa essere l’ultimo, o quasi. Ma andiamo ancora un po’ avanti: c’è chi suggerisce (nulla di ufficiale; la mancanza di ufficialità, di certezze in mezzo a un mare, quello del caso Epstein, di documenti è una cosa che colpisce) che l'”idiota utile” cosiddetto da Lownie abbia passato informazioni a Epstein che a sua volta le ha poi fatte avere a Mossad, autorità saudite e servizi libici: documenti mostrano inoltre che Andrea, in veste di inviato commerciale britannico, avrebbe facilitato un incontro tra Epstein e Gheddafi nel 2010. Ma Epstein, alla fine, era proprio così ricco da potersi permettere tutto ciò che poteva fare? Sembra di no, numeri alla mano, e pensare che la fonte, certamente ricca, di denaro derivante dalla prostituzione minorile potesse coprire tutti i viaggi in aereo privato e i comportamenti, quelli di Epstein, tali da far impallidire i re della finanza internazionale, in contatto con magnati dell’informatica, reali di più paesi, capi di stato di tutti i continenti o quasi, suona strano.
Parallelamente, i legami di Andrea con Yang Tengbo alias Chris Yang, affarista cinese accusato di essere una spia del governo di Xi Jinping, espulso dal Regno Unito e considerato una minaccia alla sicurezza, peggiorano il quadro della situazione, che può essere letta su più più livelli. Israele e Mossad: Lownie e altre fonti hanno scritto che Epstein avrebbe rivenduto informazioni provenienti da Andrew Mountbatten Windsor al Mossad, come si diceva; l’ex socio di Epstein, Steven Hoffenberg, avrebbe definito Mountbatten Windsor, che era in buona compagnia (indiretta, e però) dell’ex moglie Sarah Ferguson, molto impegnata nelle “Charity” e in attività di rappresentanza nei giri d’incontri internazionali, come il “trofeo Super Bowl” di Epstein. Dati alla mano, l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak ha incontrato Epstein almeno trentasei volte; l’ipotesi di un ruolo di Epstein come intermediario per l’Intelligence israeliana, con Andrea come fonte perlomeno inconsapevole, non è confermata da nessun documento ufficiale naturalmente, però trentasei volte sono tante. E l’Arabia Saudita, cosa c’entra? Con i Saud, c’erano rapporti ufficiali e privati di lunga data, in particolare da inviato commerciale; Lownie cita la possibile cessione di materiale compromettente alle autorità saudite ed è, in un contesto più generale non solo legato ai sauditi, il motivo per cui è scattato l’arresto: nell’azione di oggi della polizia inglese, il sesso ancora una volta sembra c’entri poco. Libia? Le email del 2010 trapelate attestano il tentativo di facilitare un incontro Epstein–Gheddafi; il contesto riguardava la gestione di capitali del Colonnello che, pur dittatore, non ha fatto una bella fine. Russia? Chi indaga su Mountbatten Windsor teme che materiale proveniente dai file Epstein (in mano a John Mark Dougan, un ex Marine ed ex vicesceriffo americano diventato hacker pro-Russia, dove si è trasferito nel 2017) possa essere finito in mano a Putin; le ipotesi vedono Andrea come fonte e possibile originatore della compromissione d’informazioni, non un agente pagato da Mosca. E per finire, Cina: i documenti della Special Immigration Appeals Commission confermano appunto i legami con Yang Tengbo: Andrew Mountbatten Windsor avrebbe cercato finanziamenti e mantenuto un canale diretto con il governo cinese, forse addirittura con il premier cinese stesso. Niente di tutto questo per ora è dimostrabile: ma nemmeno irragionevole. Il caso dell’ex principe Andrea diventa così, con il colpo teatrale dell’arresto, un nuovo emblema dell’oggi, dell’intersezione tra scandalo mediatico, istituzioni e ipotesi di questioni d’Intelligence che, tolto il rumore di fondo del sesso (“Niente sesso, siamo inglesi”) e di fronte alla sua carriera militare e al seguito, sembrano piuttosto solide, e sulla definizione di “idiota utile” va speso un momento in più, soppesandola, se si parla di un pilota, comandante d’unità navale, Berretto Verde e oltre vent’anni di servizio. Attendiamo. Forse qualcosa si saprà. Il condizionale, in questi casi, è d’obbligo, così com’è d’obbligo, nell’intrigo Epstein, l’avanti il prossimo.
[f.f.]


