04.01.2026 – 16.35 – Premessa – I media internazionali, in queste ore convulse, stanno aprendo i notiziari con la crisi venezuelana: infiniti dettagli, diversissime reazioni. Si passa, con leggerezza, dalla gioia per la caduta di un dittatore alla profonda indignazione per l’ennesimo atto di forza di un impero, quello statunitense, che continua a ignorare le più elementari regole del diritto internazionale. Un’Europa debole si sente raccontare; Bruxelles si nasconde davanti alla brutale forza dell’Impero americano e, ancora, la favola dell’invasore e dell’invaso non vale per gli imperialisti americani, si urla.
Cerchiamo di comprendere.
Le linee strategiche americane – Il documento edito dal Dipartimento della Guerra statunitense racchiude molte risposte ai quesiti che opinionisti e analisti stanno affannosamente cercando, nel tentativo di capire la strategia statunitense. Tuttavia, prima di proporvi integralmente il testo, possiamo, senza timore di smentita, evidenziare alcuni elementi cardine che, meglio di altri, ci aiutano a comprendere.
L’evoluzione della dottrina Monroe adottata dall’Amministrazione Trump. – Ricordiamo che gli storici, con il termine dottrina Monroe, indicano alcuni principi di politica estera, enunciati dal presidente americano James Monroe nel 1823, in base ai quali si affermava che gli USA non avrebbero tollerato per l’avvenire alcun tentativo delle potenze europee di fondare colonie nel continente americano; che eventuali ingerenze dei governi europei negli affari interni delle nazioni americane sarebbero state considerate dagli USA come una minaccia alla loro sicurezza e alla pace; che, a sua volta, Washington si sarebbe astenuta dall’intervenire nelle questioni politiche e nei conflitti europei.
Di fatto, erano state poste le premesse per affermare l’egemonia statunitense sull’intero continente. – In tale cornice, il 16 dicembre u.s. Michele Valensise, noto diplomatico, in un sapiente articolo su Affari Internazionali, ci ricordava che la nuova strategia di sicurezza nazionale USA stabilisce chiaramente che “gli Stati Uniti riaffermeranno e imporranno la dottrina Monroe per restaurare la supremazia americana nell’emisfero occidentale”. In altre parole, Washington non consentirà ai suoi competitori non emisferici di disporre lì di forze o altre capacità minacciose, “né di possedere o controllare assetti strategici vitali per gli USA”. Stiamo parlando, continua Valensise, del cosiddetto corollario Trump della dottrina, con il ripristino del potere americano secondo gli interessi degli Stati Uniti. Russia e Cina sono avvertite, afferma sempre l’esperto diplomatico: nessuna loro interferenza sarà consentita nel giardino di casa. In cambio, Mosca e Pechino saranno rassicurate da quanto leggono nel documento di strategia circa i limiti di quegli interessi (“we cannot afford to be equally attentive to every region and every problem in the world”). Se è il prodromo di una nuova Yalta, la strategia può dispiegarsi fino al Donbass e dintorni, traducendosi in un disimpegno americano più che preannunciato, con buona pace di ucraini ed europei.
La lotta al narcotraffico – Questa eclatante azione militare e di intelligence americana ha evidenziato altresì la palese legittimazione della lotta al narcotraffico, tematica assolutamente prioritaria per Washington e, aspetto da non sottovalutare, perché molto rilevante sul fronte interno statunitense, essendo tra i pilastri dell’elettorato MAGA (Make America Great Again) che sostiene Trump. Merita ricordare che le overdose mortali da oppioidi sintetici tra i giovani americani di età compresa tra i 15 e i 24 anni negli Stati Uniti sono aumentate del 168% tra il 2018 e il 2022. A rivelarlo è stato uno studio scientifico pubblicato nel 2025 dalla rivista Pediatrics e condotto dalla NYU Grossman School of Medicine. Inoltre, il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) riporta che solo nel 2023 ci sono stati oltre 74.000 decessi per overdose da oppioidi sintetici, soprattutto fentanyl, negli Stati Uniti. In tale contesto dobbiamo inserire le dure reazioni colombiane all’azione militare americana. Secondo molti analisti latinoamericani, Bogotá potrebbe rappresentare il possibile futuro obiettivo statunitense nella regione.
La gestione della transizione venezuelana – Gli USA stanno manifestando l’intendimento di gestire direttamente il “dopo Maduro”, assumendosi la responsabilità di “guidare” il Venezuela. Un terreno decisamente nuovo anche sul piano del diritto internazionale. “Governeremo il Paese” finché non si verificherà una “transizione sicura, adeguata e giudiziosa”. “Vogliamo pace, libertà e giustizia per il grande popolo venezuelano”, ha affermato Trump, ma tale decisione, se sarà confermata, appare estremamente complicata e assolutamente nuova sotto il profilo politico-diplomatico. La stampa americana, in queste ore, pur non avendo nella stragrande maggioranza sostanzialmente espresso giudizi negativi sull’azione militare, si sta ponendo numerosi quesiti al riguardo, sottolineando tuttavia che l’Amministrazione Trump appare in merito assolutamente flessibile, non escludendo alcuna ipotesi su chi dovrà gestire il “dopo Maduro”.
Documento: US Department of War – Trump annuncia la cattura di Maduro da parte dell’esercito americano – “Ieri sera e stamattina presto, su mia istruzione, le forze armate degli Stati Uniti hanno condotto un’operazione militare straordinaria nella capitale del Venezuela. … Si è trattato di un’operazione contro una fortezza militare pesantemente fortificata nel cuore di Caracas per assicurare alla giustizia il dittatore fuorilegge Nicolás Maduro”, ha dichiarato Trump durante una conferenza stampa a mezzogiorno dalla sua residenza di Mar-a-Lago, a Palm Beach, in Florida. Il presidente ha aggiunto che sia Maduro sia la moglie Cilia Flores de Maduro, anch’essa catturata, dovranno ora affrontare un procedimento penale legato a un’incriminazione del 2020 da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per molteplici capi d’accusa federali, tra cui narcoterrorismo e traffico di droga.
In precedenza, Trump aveva pubblicato sui social media una foto che mostrava Nicolás Maduro bendato e ammanettato, in custodia a bordo della nave d’assalto anfibia della Marina statunitense USS Iwo Jima. Denominata Operazione Absolute Resolve, la missione congiunta di forze armate e forze dell’ordine per catturare Maduro è stata il risultato di mesi di pianificazione e prove che hanno coinvolto forze congiunte statunitensi, tra cui forze per le operazioni speciali provenienti da diverse forze armate. L’esercito ha inoltre collaborato attivamente con diverse agenzie di intelligence statunitensi, secondo il generale dell’Aeronautica Dan Caine, presidente dello Stato Maggiore Congiunto.
“Il nostro lavoro interagenzia è iniziato mesi fa e si è basato su decenni di esperienza nell’integrazione di complesse operazioni aeree, terrestri, spaziali e marittime. … Abbiamo osservato, abbiamo atteso, ci siamo preparati, siamo rimasti pazienti e professionali. … Questa è stata un’operazione audace che solo gli Stati Uniti potevano realizzare”, ha affermato Caine durante la conferenza stampa. Ha aggiunto che la missione per estrarre i Maduro, in cui non ci sono state vittime tra gli Stati Uniti, è stata così precisa da coinvolgere più di 150 aerei militari provenienti da tutto l’emisfero occidentale, lanciati in stretto coordinamento per fornire copertura alla forza di estrazione con base a terra a Caracas. “Le parole difficilmente riescono a descrivere il coraggio, la potenza e la precisione di questa operazione storica, un massiccio raid congiunto di forze dell’ordine e militari eseguito in modo impeccabile dai più grandi americani che il nostro Paese ha da offrire”, ha dichiarato ai media il Segretario alla Guerra Pete Hegseth, presente anche lui a Mar-a-Lago.
“Quello a cui ho assistito ieri sera è stato puro coraggio e grinta, coraggio e gloria del guerriero americano. … Si tratta della sicurezza, della protezione, della libertà e della prosperità del popolo americano. Questa è l’America prima di tutto; questa è la pace attraverso la forza; e il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti è orgoglioso di contribuire a realizzarla”, ha detto Hegseth a proposito della missione. Ora che Maduro è fuori dal potere, Trump ha affermato che gli Stati Uniti supervisioneranno il Venezuela finché non sarà individuata una transizione sicura verso un legittimo sostituto dell’uomo forte deposto. “Abbiamo un gruppo di persone che governerà [il Venezuela] finché non sarà possibile rimetterlo in carreggiata, fare un sacco di soldi per [i venezuelani]… dare alla gente un ottimo stile di vita e anche [rimborsare] le persone del nostro Paese che sono state costrette ad abbandonare il Venezuela”, ha detto Trump. Il presidente ha aggiunto che, sebbene avesse capito che la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez aveva “appena prestato giuramento” [alla presidenza] dopo la cacciata di Maduro, Rodríguez sembrava disposta a collaborare con gli Stati Uniti per ottenere ciò che è meglio per i venezuelani. “[Il Segretario di Stato] Marco [Rubio] ci sta lavorando direttamente. Ha appena parlato con [Rodríguez], e lei è sostanzialmente disposta a fare ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande”, ha detto Trump.
La cattura di Maduro rappresenta il culmine delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela che risalgono al 1998, con l’elezione del presidente Hugo Chávez, un socialista venezuelano che abbracciò una retorica antiamericana e strinse stretti legami con Cuba, Iran e Russia. Dopo la morte di Chávez nel 2013, Nicolás Maduro prese il potere e, con il passare degli anni, divenne sempre più ostile politicamente agli Stati Uniti. Le tensioni tra i due Paesi sono aumentate significativamente a partire da settembre 2025, quando l’Amministrazione Trump ha iniziato a condurre attacchi mirati su imbarcazioni ritenute responsabili di attività di narcoterrorismo, tentando di introdurre illegalmente droghe negli Stati Uniti. Nel novembre 2025, il Dipartimento di Stato ha dichiarato la rete criminale venezuelana Cartel de los Soles, radicata nello Stato e presumibilmente guidata da Maduro, un’organizzazione terroristica. Poco prima di tale designazione, Hegseth aveva affermato che tale azione avrebbe fornito al Dipartimento della Guerra “più strumenti” per fornire opzioni a Trump su come affrontare la minaccia del narcoterrorismo nella regione. “Abbiamo molte opzioni; ci assicureremo di avere le autorità per farlo e proteggeremo il popolo americano”, affermò Hegseth all’epoca.
Conferenza stampa del Department of War nel link in descrizione
https://www.war.gov/News/News-Stories/Article/Article/4370431/trump-announces-us-
Conclusione – Senza timore di smentita, possiamo affermare che l’azione militare e politica condotta da Washington costituisce senza dubbio un’azione senza precedenti e fuori da ogni regola del diritto internazionale. Tuttavia, non “stracciamoci le vesti”: questo è il comportamento degli Imperi, di tutti gli Imperi, nessuno escluso. Ovviamente, tra le ragioni principali di una scelta strategica americana di tale portata, secondo molti analisti americani, emerge quella evidente della volontà statunitense di esercitare il futuro “controllo” del petrolio venezuelano e di riappropriarsi dei propri impianti e delle proprie infrastrutture, perse, ricordiamolo, con la nazionalizzazione forzata venezuelana operata nel 1976. Sotto il profilo internazionale, come detto più volte, questa vicenda deve essere inserita in una sorta di rivoluzione geopolitica globale che stiamo vivendo, nella quale le relazioni tra gli Stati stanno cambiando completamente. La scelta dell’Amministrazione Trump di riproporre in veste moderna la “dottrina Monroe”, pertanto, dovrebbe farci riflettere, perché sembra tradursi in un reale disimpegno americano, con future ricadute non sottostimabili in termini di sicurezza e di sviluppo futuro per la nostra Europa.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
[s.d.]


