07.01.2026 – 9.00 – Ieri, 6 gennaio 2026, nella solennità dell’Epifania del Signore, la Chiesa cattolica ha ufficialmente chiuso la Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano, segnando la conclusione dell’Anno Santo Giubilare 2025, il cosiddetto Giubileo della Speranza. Con un gesto tanto semplice quanto simbolico – inginocchiandosi in preghiera dinanzi alla grande porta di bronzo e poi richiudendola – Papa Leone XIV ha sancito la fine di un anno di grazia, di pellegrinaggi e di riflessione spirituale per milioni di fedeli provenienti da tutto il mondo.
Il Giubileo, nella tradizione cattolica, è un periodo di speciale chiamata alla conversione, al perdono e alla misericordia. Istituito nel 1300 da Papa Bonifacio VIII e celebrato ordinariamente ogni 25 anni, benché nel tempo siano stati indetti anche Giubilei straordinari. Il rito dell’apertura e della chiusura delle Porte Sante nelle quattro basiliche papali di Roma (San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura) costituisce il fulcro liturgico di queste celebrazioni. Attraversare la Porta Santa è un segno di ingresso in un tempo di grazia, un’esortazione a lasciare alle spalle le vecchie ombre e a riscoprire la fede viva.
Il Giubileo 2025 aveva preso avvio nella Vigilia di Natale del 2024, quando Papa Francesco aveva aperto la Porta Santa di San Pietro, inaugurando ufficialmente un anno che il Vaticano aveva definito come “tempo di speranza e di rinnovamento”. La sua intenzione, espressa nella bolla papale Spes non confundit, era di offrire ai fedeli di tutto il mondo un’occasione di profonda riflessione spirituale e di incontro con la misericordia divina.
Il Giubileo del 2025 ha avuto un carattere storico per l’intensità della partecipazione dei fedeli – secondo i dati ufficiali del Vaticano più di 33 milioni di pellegrini hanno visitato Roma e preso parte alle celebrazioni, superando le aspettative e trasformando la città in un crocevia di culture e di testimonianze di fede. Ma anche per la singolare successione di due pontefici nello stesso anno giubilare. Dopo la morte di Papa Francesco nell’aprile 2025, il suo successore, Papa Leone XIV, ha portato a compimento l’Anno Santo, un evento che nella storia recente si era verificato solo raramente.
La cerimonia di ieri è stata accompagnata da un forte richiamo pastorale del Pontefice: la chiusura della Porta Santa non significa la fine della misericordia di Dio, ma piuttosto l’invito a continuare nel cammino cristiano con cuore aperto, andando incontro ai poveri, agli emarginati, e a chiunque cerchi speranza e consolazione. Nel suo discorso, Papa Leone ha ribadito come il tempo giubilare debba tradursi in impegni concreti di carità, dialogo e accoglienza nel quotidiano della comunità cristiana.
Storicamente, la celebrazione dei Giubilei ha segnato momenti di trasformazione religiosa e sociale. Dal primo Giubileo del 1300, voluto come un tempo di penitenza e di rinnovamento dopo periodi di conflitti e divisioni in Europa, fino ai grandi anni giubilari del 1900 e del 2000 che hanno attratto flussi inimmaginabili di pellegrini e promosso opere di restauro e di dialogo ecumenico. Anche nel 2025, oltre all’aspetto religioso, si è parlato di impatti significativi per la città di Roma, con interventi infrastrutturali e milioni di visitatori che hanno vissuto la città oltre che come meta turistica anche come luogo di incontro spirituale e culturale.
Con la chiusura della Porta Santa, un capitolo fondamentale della storia contemporanea della Chiesa si chiude. Resta ora ai fedeli il compito di trasformare il tempo di grazia vissuto in impegno quotidiano. La memoria di questo Giubileo, segnato da speranza, partecipazione e dal passaggio di testimone tra due pontificati, rimarrà nelle parole di molti un richiamo persistente a non lasciare chiusa la porta del cuore, e a mantenerla sempre aperta all’altro e alle circostanze che lo necessitano.
[e.c.]


